Il casolare abbandonato dove si era rifugiato l'uomo che ha confessato l'omicidio di Luca EspositoIl casolare abbandonato dove si era rifugiato l'uomo che ha confessato l'omicidio di Luca Esposito

Alla vigilia dell’interrogatorio di garanzia emergono nuovi particolari sulle dichiarazioni rese dal 26enne tunisino

Alla vigilia dell’interrogatorio di garanzia emergono nuovi particolari destinati ad alimentare il dibattito sull’omicidio di Luca Esposito, il giornalista salernitano di 53 anni ucciso nelle campagne di località Cioffi, a Eboli, e poi dato alle fiamme quando, secondo gli esiti dell’autopsia, era ancora in vita.

L’elemento nuovo riguarda le dichiarazioni rese dal 26enne tunisino Ridha Rahmouni durante l’interrogatorio successivo al fermo. Secondo quanto trapela da fonti legali, il giovane avrebbe spiegato il proprio gesto richiamando motivazioni di carattere religioso, sostenendo di essersi attenuto ai principi dell’Islam, che vietano rapporti al di fuori del matrimonio.

La versione del 26enne non coincide con quella degli investigatori

Si tratta però esclusivamente della versione fornita dall’indagato.

La Procura di Salerno, infatti, continua a mantenere il massimo riserbo sul movente e, almeno allo stato attuale delle indagini, non attribuisce al delitto una matrice religiosa.

Gli investigatori continuano a parlare di una vicenda maturata nell’ambito di rapporti strettamente personali e privati, evitando qualsiasi conclusione anticipata fino al completamento degli accertamenti.

Un rapporto nato settimane prima del delitto

Le indagini hanno ormai accertato che Esposito e Rahmouni si conoscevano già da tempo.

I tabulati telefonici documentano contatti iniziati il 28 giugno, diventati sempre più frequenti fino alla sera del 18 luglio, poche ore prima dell’omicidio.

Le celle telefoniche hanno inoltre confermato la presenza di entrambi nello stesso luogo nelle ore del delitto, elemento che dimostra come l’incontro fosse stato programmato e non casuale.

Anche alcuni colleghi del giornalista hanno riferito che, poche ore prima della morte, Esposito appariva sereno e non lasciava trasparire alcun timore.

Le prove raccolte contro il presunto assassino

L’inchiesta coordinata dalla Procura di Salerno si fonda su un quadro indiziario ritenuto particolarmente consistente.

Tra gli elementi raccolti figurano un’impronta digitale rinvenuta sul portabagagli dell’auto della vittima, le immagini delle telecamere della zona, il traffico telefonico tra i due e gli oggetti appartenenti a Luigi Luca Esposito trovati nel casolare dove il giovane si nascondeva: un telefono cellulare, una carta prepagata e un anello.

Secondo gli investigatori, il 26enne avrebbe anche vagato in bicicletta con una torcia nelle campagne di località Cioffi prima dell’incontro con il giornalista.

Lunedì l’interrogatorio davanti al giudice

Lunedì mattina, nel carcere di Salerno, si terrà l’udienza di convalida del fermo.

Sarà quella l’occasione nella quale il giudice potrà ascoltare formalmente la posizione dell’indagato e valutare il quadro investigativo costruito dai carabinieri del Nucleo Investigativo.

Resta invece ancora senza una risposta definitiva la domanda centrale dell’inchiesta: che cosa abbia realmente scatenato la brutale aggressione culminata con l’uccisione di Luca Esposito, picchiato violentemente e poi incendiato quando era ancora agonizzante.

Proprio questo aspetto continua a rappresentare uno dei punti più delicati dell’indagine, sulla quale la Procura mantiene il massimo riserbo, distinguendo nettamente tra le dichiarazioni rese dal reo confesso e gli elementi investigativi finora accertati.

Di Redazione

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

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