Sara GilsonSara Gilson

Sara Gilson, 43 anni, aveva pubblicato un video diventato virale in cui definiva il marito un pedofilo: la polizia indaga su un presunto omicidio-suicidio

Un video pubblicato su TikTok, accuse gravissime rivolte al marito e, poche settimane dopo, una tragedia che ha sconvolto l’Oklahoma. È questa la drammatica vicenda che vede al centro Sara Gilson, influencer di 43 anni, trovata morta nella sua abitazione insieme al marito Jeremiah “Shawn” Duffey, 48 anni.

Secondo la ricostruzione fornita dalla polizia, i due sono stati rinvenuti senza vita il 23 luglio nella loro casa di Owasso, entrambi con ferite d’arma da fuoco alla testa. Gli investigatori seguono la pista dell’omicidio-suicidio, ritenendo che l’uomo abbia ucciso la moglie prima di togliersi la vita.

Il video su TikTok pubblicato poche settimane prima

A rendere il caso ancora più delicato è quanto accaduto nelle settimane precedenti.

Sara Gilson aveva infatti pubblicato su TikTok un video ispirato a uno dei trend più popolari del momento, quello in cui gli utenti fingono di essere intervistati per un futuro documentario Netflix.

Nel filmato la donna scriveva:

«Mi sto preparando per quando Netflix farà un documentario sul mio futuro ex marito, che ho appena scoperto essere un pedofilo».

Ad accompagnare il video anche una frase che lasciava intendere come non si trattasse, a suo dire, di una semplice provocazione:

«Vorrei tanto scherzare».

Il contenuto aveva attirato l’attenzione di migliaia di utenti e rilanciato una vicenda giudiziaria già in corso.

L’ordine restrittivo e le accuse

Il 10 giugno, Sara Gilson aveva presentato una richiesta di ordine restrittivo d’urgenza nei confronti del marito.

Nei documenti depositati in tribunale sosteneva che Duffey possedesse una pistola, avesse minacciato di togliersi la vita e rappresentasse un pericolo. Il giudice aveva disposto l’allontanamento dell’uomo dall’abitazione familiare e il divieto di avvicinarsi alla moglie.

Successivamente il provvedimento era stato prorogato fino al 24 agosto.

Secondo quanto riportano i media statunitensi, alcune accuse inizialmente mosse dalla donna erano poi state archiviate dopo la sua mancata comparizione a un’udienza.

Un’altra denuncia per una minorenne

Nello stesso giorno in cui Sara Gilson aveva chiesto protezione al tribunale, anche la madre di una ragazza di 15 anni aveva presentato una richiesta di ordine restrittivo contro Duffey.

L’influencer faceva parte della squadra di basket allenata dall’uomo.

Nella denuncia si sostiene che il 48enne avrebbe avuto comportamenti inappropriati nei confronti dell’adolescente, arrivando a baciarla e toccarla. La ragazza avrebbe inoltre raccontato di aver ricevuto messaggi privati, di essere stata invitata nella stanza d’albergo dell’allenatore durante una trasferta sportiva e che le sarebbe stato offerto del denaro affinché non raccontasse nulla.

Le accuse erano oggetto di valutazione da parte delle autorità.

L’indagine sull’omicidio-suicidio

Dopo il ritrovamento dei corpi, la polizia di Owasso ha avviato un’indagine per ricostruire con precisione le ultime ore della coppia.

Al momento gli investigatori ritengono che si sia trattato di un omicidio-suicidio, ma gli accertamenti proseguono per chiarire ogni dettaglio della vicenda.

La morte di Sara Gilson ha riacceso negli Stati Uniti il dibattito sull’importanza delle misure di protezione nei casi di violenza domestica e sul ruolo dei social network, dove nelle settimane precedenti la donna aveva scelto di raccontare pubblicamente la propria situazione, lasciando un messaggio che oggi assume un significato ancora più drammatico.

Di Giuseppe D'Alto

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

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