Standing ovation al Palazzo del Cinema per l’attore e regista: dalle mani di Pietrangelo Buttafuoco il premio, poi l’appello per libertà, arte e informazione
George Clooney conquista il Leone d’Oro alla carriera della 83ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia e, dal palco del Palazzo del Cinema, trasforma il momento della celebrazione in un messaggio sulla libertà, sul ruolo dell’arte e sul valore del giornalismo.
Una serata aperta dall’omaggio al cinema e segnata dall’emozione, ma anche dalle parole dell’attore e regista, che hanno portato l’attualità dentro la cerimonia senza trasformarla in un comizio. A consegnargli il riconoscimento è stato il presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco.
Clooney, già protagonista al Lido lo scorso anno con Jay Kelly, ha ricevuto una nuova, lunghissima ovazione. In platea, accanto alla moglie Amal, ha ascoltato gli omaggi di amici e colleghi e poi ha preso la parola.
E il passaggio più forte è arrivato quando ha parlato di autoritarismo, giornalisti e artisti.
«I primi che gli autoritari cercano di mettere a tacere sono i giornalisti»
«Nessuno ride in una lingua diversa. Nessuno piange in una lingua diversa», ha detto Clooney dal palco.
L’attore ha poi allargato il discorso alla condizione umana: «I genitori si preoccupano allo stesso modo. I bambini sognano allo stesso modo. L’amore appare straordinariamente simile in ogni lingua».
Da qui il ragionamento sulla paura delle differenze e sul ruolo delle persone che raccontano la realtà.
«Viviamo un’epoca in cui chi ferma il potere ci dice di temerci l’un l’altro, ma noi sappiamo bene che non funziona così, vero?», ha proseguito.
Poi la frase destinata a diventare uno dei momenti più forti della serata:
«Le prime persone che gli autoritari cercano di mettere a tacere non sono i politici. Sono i giornalisti che fanno domande».
Clooney ha inserito nello stesso ragionamento anche gli artisti, i registi, gli scrittori, gli attori e i musicisti che rifiutano le risposte semplici e che, attraverso le loro storie, possono spingere il pubblico a immedesimarsi in persone lontane e diverse.
«Le storie sono sempre pericolose per chi spaccia paura», ha affermato.
«I film non fermano le guerre, ma fanno qualcosa di straordinario»
Il discorso di Clooney ha poi riportato il cinema alla sua funzione più profonda.
«I film non fermano le guerre. Non riducono le esplosioni. Non spostano le elezioni», ha osservato.
Ma possono comunque produrre un effetto, secondo l’attore: ricordare al pubblico che uno sconosciuto non è mai soltanto uno sconosciuto.
«Potrebbe essere l’eroe della storia di qualcun altro», ha aggiunto.
È stata questa la cifra del discorso: non attribuire al cinema un potere che non possiede, ma rivendicarne la capacità di modificare lo sguardo di chi guarda.
Un messaggio particolarmente significativo nella serata di apertura della Mostra, davanti a una platea internazionale di protagonisti del cinema.
George Clooney receives the Golden Lion for Lifetime Achievement at the 83rd Venice Film Festival. pic.twitter.com/zo1eYnTpIm
— Variety (@Variety) September 2, 2026
Laura Dern: «Mi ha regalato l’amico più incredibile»
A introdurre la consegna del Leone d’Oro è stata Laura Dern, amica di lunga data di Clooney.
L’attrice ha ricordato il loro primo incontro sul set di Grizzly 2, definito scherzosamente un film incompiuto su un orso assassino.
«Ma in realtà, quel film si sarebbe rivelato il dono più prezioso della mia vita, perché mi ha regalato l’amico più incredibile che si potesse desiderare», ha raccontato Dern.
Nel suo omaggio ha descritto Clooney come «un uomo di profonda umanità e integrità», sottolineandone l’impegno nel raccontare storie capaci di intrattenere e commuovere, ma anche di spingere a essere migliori e a difendere le libertà.
Un ritratto che ha attraversato le molte vite professionali di Clooney: attore, scrittore, regista, produttore e attivista.
La gag sul «più sexy del mondo» e gli amici in platea
Non è mancato il momento leggero.
Durante l’omaggio, Laura Dern ha ricordato che Clooney è stato eletto per due volte l’uomo più sexy del mondo. L’attore, inquadrato mentre era seduto in platea accanto ad Amal, ha accompagnato la battuta indicando con le dita il numero due.
Una parentesi ironica in una cerimonia per il resto particolarmente intensa.
A Clooney sono arrivati inoltre messaggi e testimonianze di amici e colleghi come Adam Sandler, Noah Baumbach, Alexander Payne, Steven Soderbergh e Brad Pitt.
In platea, tra gli altri, hanno assistito alla premiazione Bianca Balti, Carlos Sainz, Werner Herzog, Jonathan Bailey, Nicholas Galitzine, Alessandra Ambrosio e Nina Dobrev.
Venezia, il richiamo alla Palestina e la nuova Mostra
L’attualità è entrata nella cerimonia anche attraverso altri momenti.
Il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha sfilato sul red carpet in smoking nero, con una pochette e una spilla che richiamavano i colori della Palestina.
La cerimonia di apertura è stata condotta da Greta Scarano e Nicolas Maupas, che hanno sottolineato il carattere collettivo del cinema e la necessità di sostenerlo e proteggerlo.
Poi è toccato alla presidente della giuria del concorso, Maggie Gyllenhaal, chiudere la serata prima dell’apertura ufficiale della competizione.
Maggie Gyllenhaal: «Voglio essere sconvolta, scossa»
Gyllenhaal ha rivendicato una concezione del cinema senza recinti.
«Non sono una che crede che l’arte possa essere fatta solo su determinati argomenti e da determinate persone. Io voglio tutto», ha dichiarato.
E prima di dichiarare ufficialmente aperta la Mostra ha aggiunto: «Voglio essere sconvolta, scossa, voglio che la mia mente cambi».
Parole che hanno dato il tono alla nuova edizione della Mostra: cinema come intrattenimento, ma anche come strumento capace di mettere in discussione certezze e prospettive.
Il film di apertura e il Leone d’Oro a Clooney
Dopo la cerimonia è arrivato il momento del primo film in concorso di questa edizione, “Ink” di Danny Boyle, con Jack O’Connell, Guy Pearce e Claire Foy.
La pellicola affronta un momento cruciale della scalata mediatica di Donald Trump.
Prima della proiezione, però, il centro della serata è rimasto Clooney.
Il Leone d’Oro alla carriera consegnato a Venezia celebra una lunga attività nel cinema, ma il discorso pronunciato al Palazzo del Cinema ha dato al riconoscimento un significato ulteriore.
«Le storie sono sempre pericolose per chi spaccia paura»: è questa la frase con cui Clooney ha lasciato il segno sulla prima serata della Mostra.

