Il Festival di Sanremo tra musica e sociale
Non solo musica e spettacolo alla terza serata del Festival di Sanremo 2026, ma anche storie che scuotono le coscienze. Carlo Conti ha introdotto un momento dedicato a un tema urgente: la violenza giovanile. A parlare è stato Paolo Sarullo, 25 anni, di Albenga, vittima di una brutale aggressione che gli ha cambiato per sempre la vita.
L’aggressione che ha segnato la vita di Paolo
Era la notte del 19 maggio 2024. Paolo Sarullo stava tornando a casa con un amico dopo una serata in discoteca nel Savonese, quando è stato accerchiato da un gruppo di ragazzi tra i 18 e i 20 anni, uno dei quali minorenne. Volevano sottrargli il monopattino. Un pugno al volto lo ha fatto cadere all’indietro, la testa ha sbattuto violentemente sull’asfalto provocandogli un’emorragia cerebrale.
Trasportato d’urgenza all’Ospedale Santa Corona, Paolo è stato sottoposto a due interventi chirurgici di 15 ore ciascuno. I medici gli hanno salvato la vita, ma a un prezzo altissimo: tre mesi di coma, rimozione di parte del cranio e diagnosi devastante di tetraplegia con funzioni cognitive gravemente compromesse.
I quattro aggressori sono stati arrestati. In primo grado, l’autore del pugno è stato condannato a sei anni per lesioni gravissime e rapina aggravata; un altro componente del gruppo a tre anni e sei mesi. La Corte d’Appello ha confermato le condanne e disposto un risarcimento provvisionale di 1.270.000 euro per Paolo e 200.000 euro per la madre, anche se i responsabili risultano nullatenenti.
Il collegamento con Sanremo e l’appello alla gioventù
A Sanremo, le telecamere del Festival si sono spostate nel centro di riabilitazione dove Paolo vive. In collegamento sul maxischermo dell’Ariston, il ragazzo ha lanciato un appello chiaro:
“Stop alla violenza giovanile. Ho perdonato i miei aggressori, ma non deve più accadere a nessuno. Non si molla un cazzo.”
Il momento ha alternato commozione e leggerezza: Paolo ha anche accennato Balorda nostalgia, canzone vincitrice di Olly, suo artista preferito. Conti ha sottolineato il messaggio:
“Ragazzi che usano coltelli, tanta violenza, un segno di disagio diffuso e tutti noi ci dobbiamo interrogare. Cerchiamo di stare tutti più calmi, ci si può confrontare ma sempre con rispetto e gentilezza.”
La vita quotidiana e le difficoltà della riabilitazione
Oggi Paolo vive a La Spezia con la madre Miranda, che ha lasciato il lavoro per assisterlo. La loro casa popolare a Campochiesa, frazione di Albenga, è inagibile per muffe e spazi insufficienti.
Le spese sono enormi: assistenza h24, letto ortopedico, fisioterapia, logopedia e percorsi riabilitativi continui. Prima dell’aggressione, Paolo era un giovane solare, appassionato di calcio e musica, con sogni e progetti per il futuro. Ora, nonostante le difficoltà, il suo messaggio è chiaro e potente: educare alla pace e prevenire la violenza giovanile.

