La gioia della squadra azzurra, bronzo nel team event di pattinaggio artisticoLa gioia della squadra azzurra, bronzo nel team event di pattinaggio artistico

Una giornata olimpica storica: sei medaglie e l’Italia vola a quota nove podi

La domenica olimpica si chiude come un romanzo epico con finale a tinte tricolori. In poche ore l’Italia mette insieme sei medaglie e porta il bottino totale a nove dopo appena due giorni di Giochi. L’ultimo sigillo arriva dal pattinaggio di figura, disciplina elegante ma spesso crudele, dove il Team Event consegna agli azzurri un bronzo dal peso storico.


Team Event di pattinaggio di figura: come l’Italia ha costruito il bronzo

Nel format a squadre, ogni nazione schiera coppie di danza, coppie artistico, singolo femminile e singolo maschile. L’Italia ha costruito il podio con una strategia chirurgica: il secondo posto di Charlène Guignard e Marco Fabbri nella danza ha creato il margine, poi Sara Conti e Niccolò Macii, Lara Naki Gutmann e Matteo Rizzo hanno difeso il terzo posto con freddezza olimpica.

Gli Stati Uniti, trascinati da Ilia Malinin, hanno vinto con 69 punti, davanti al Giappone (68). L’Italia ha chiuso terza con 59 punti, precedendo Canada e Georgia.


Matteo Rizzo, l’uomo della notte: il programma libero che ha blindato la medaglia

Il vero sigillo è arrivato dal singolo maschile. Matteo Rizzo, romano trapiantato a Milano, ha pattinato il programma libero come se fosse un manifesto personale, chiudendo con uno stratosferico 179.62 punti e mettendo al sicuro il bronzo. Una prova da leader silenzioso, davanti al georgiano Egadze e con il pubblico del Forum (tra cui Novak Djokovic sugli spalti) in visibile trance agonistica.

Rizzo è la prova che l’Olimpiade non è solo talento, ma tempismo: aveva strappato il pass olimpico in extremis con l’argento europeo, e ora si prende la scena quando conta davvero.


Sara Conti e Niccolò Macii: ex fidanzati, oggi coppia olimpica

C’è qualcosa di cinematografico nella storia di Sara Conti e Niccolò Macii. Insieme nella vita, poi separati, oggi legati da una complicità matura che passa per lo psicologo e per la disciplina sportiva. Lei bergamasca, lui milanese, primi italiani a vincere un titolo europeo e a salire su un podio mondiale. In pista hanno pattinato sulle note di “Caruso”, mare e luna, amore distante nel tempo: metafora perfetta di una relazione trasformata in partnership olimpica.


Lara Naki Gutmann, la sorpresa con la talpa Matoldo e il soprannome SharkNaki

Trentina, 23 anni, nome ghanese che significa “primogenita”, Lara Naki Gutmann è stata la sorpresa elegante del team azzurro. Si è presentata alle interviste con una talpa di peluche in memoria di Matilda Ferrari, e ha conquistato il pubblico con uno stile neoclassico e con il soprannome SharkNaki, dopo il programma su “Lo squalo”. La sua storia è quella delle Olimpiadi che generano Olimpiadi: si è innamorata del ghiaccio guardando Torino 2006.


Guignard e Fabbri: dalla “Partner Search” al podio olimpico

Charlène Guignard e Marco Fabbri sono la coppia simbolo del pattinaggio italiano. Lei francese naturalizzata, lui ravennate. Si sono trovati su un sito per pattinatori in cerca di partner, e oggi sono compagni nella vita e tre volte campioni europei. Il loro secondo posto nella danza è stato il pilastro tecnico del bronzo.


Un bronzo che vale una storia: la terza medaglia olimpica nel pattinaggio italiano

Quella del Team Event è una medaglia storica: è la prima nella gara a squadre e la terza olimpica nella storia del pattinaggio azzurro dopo Fusar Poli–Margaglio (2002) e Carolina Kostner (2014). Dodici anni dopo Sochi, l’Italia torna sul podio. Non come outsider romantico, ma come squadra consapevole.


Milano-Cortina, l’Olimpiade della maturità italiana

Il messaggio è chiaro: il pattinaggio italiano non vive più di individualità isolate, ma di sistema. Psicologi, programmazione, resilienza emotiva, storytelling. In una domenica dove l’Italia ha dominato il medagliere emotivo, il bronzo del Team Event è il manifesto di una generazione che non si accontenta più del “bello e sfortunato”.

Di Redazione

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

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