Michela MoioliMichela Moioli

“Non muoio mai. È sempre la forza del cuore quella che fa la differenza”. Michela Moioli non cerca frasi ad effetto: le vive. E a Livigno, sulla pista che l’ha vista volare e poi rialzarsi, si prende un bronzo che vale più di un oro.

L’azzurra dello snowboard cross chiude terza nella finale dei Giochi di Milano-Cortina, alle spalle dell’australiana Belle Brockhoff Baff e della ceca Eva Adamczykova. Ma il podio, stavolta, è solo l’ultimo fotogramma di una storia che ha il sapore della resilienza.


Come ha vinto il bronzo Michela Moioli nello snowboard cross a Livigno?

Sulla neve di Livigno, Moioli conquista la finale con una rimonta clamorosa in semifinale: dall’ultimo posto riesce a infilarsi tra le prime, riaprendo una gara che sembrava compromessa.

Poi la finale, tirata, sporca, combattuta curva dopo curva. Il bronzo arriva con autorità, dopo una gara gestita con lucidità nonostante il trauma fisico ancora evidente sul volto.

È la terza medaglia olimpica per lei, dopo l’oro di PyeongChang 2018 Winter Olympics e l’argento di Pechino. “La collezione ora è completa”, dirà poi, commossa.


Cosa è successo dopo la caduta in allenamento?

Due giorni prima della gara, l’incubo. Una caduta pesante in allenamento, un trauma facciale, l’elicottero verso l’ospedale di Sondalo.

“Quando mi hanno portata in elicottero ho pensato che i miei giochi fossero finiti. Ero bella rintronata. Non ho perso conoscenza, ma non capivo un cavolo”, racconta senza filtri.

Il giorno della gara maschile lo passa “morta sul divano”. Il dubbio è feroce: “Io domani come cacchio faccio?”. Poi la risposta arriva da dentro. “Ho una capacità di recupero notevole. Ho una squadra fortissima, il Coni, l’Esercito. Ma alla fine è sempre la forza del cuore”.


Cosa ha dichiarato Moioli dopo la medaglia?

In mixed zone è un fiume in piena. “48 ore fa ero in ospedale, ora ho la medaglia al collo. Non ho mollato”. La voce si incrina quando parla della famiglia.

“Spesso ho bisogno di toccare il fondo per risalire dalle mie ceneri come una Fenice. Ma mi porto dietro le bruciature delle fiamme”.

La sera prima della gara è uscita a camminare sotto la neve con la madre e la sorella. “Abbiamo cantato ‘Notte prima degli esami’ e piangevo. Nevicava, era bellissimo. Sentivo che qualcosa di bello sarebbe successo”.

Sul podio si commuove. “Ogni medaglia ha la sua storia. Questa Olimpiade l’ho sognata per sette anni. Non ci credevo quasi più”.


Perché il bronzo di Livigno completa la collezione olimpica?

Con il terzo podio olimpico consecutivo, Moioli entra in una dimensione che va oltre la gara singola. È la continuità ad impressionare: oro, argento, bronzo. Tre colori, tre epoche della sua carriera.

“Posso dire di essere molto orgogliosa di me stessa”, confessa. Un’affermazione che non suona arrogante, ma liberatoria. Perché dietro c’è un percorso a ostacoli, fisico e mentale.


Qual è il futuro di Michela Moioli dopo Milano-Cortina?

“Amo ancora questo sport, forse più di prima. Ma voglio tirare un po’ il fiato”. Parole che sanno di pausa, non di addio.

Domenica c’è ancora il Team Event, ma l’atleta è provata. “Sono abbastanza devastata”. Eppure, se c’è una cosa che questa Olimpiade ha insegnato, è che Michela Moioli non è una che si arrende.

“Non muoio mai”, ha detto. E dopo averla vista rialzarsi dall’elicottero al podio, viene quasi da crederle.

Di Renato Valdescala

Esperienza nello sport e nella cronaca locale con quotidiani salernitani dal 1990. Con il tempo si è dedicato alla cronaca estera analizzando i fatti di maggiore rilievo con spirito critico e irriverente. Si occupa anche di approfondimenti di cronaca nazionale.

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