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Orlando Portento, 20 anni di cammellate italiane in un libro scritto col Q… uore: ‘Neanche il prete mi ha aiutato per l’introduzione’

Orlando Portento libro

L’ex di tutto come ama definirsi lui Orlando Portento è stato conduttore, autore, calciatore, cabarettista e chi più ne ha più ne metta. La maggior parte delle persone lo ricorderanno per essere stato il marito della soubrette e storica infermiera di ‘Striscia la NotiziaAngela Cavagna e per essere stato co-autore delle battute di un’esordiente Beppe Grillo, di cui è stato anche mentore, ispiratore, amico e collega. 

Orlando Portento e il tormentone del ‘tricchebalacche’

È entrato nella storia della televisione italiana per la sua irruzione al centro dello studio durante una puntata del reality show di Canale 5 condotto da Barbara d’Urso ‘La Fattoria’ nel 2006, protestando contro l’eliminazione a suo dire irregolare, ai danni dell’allora consorte Angela Cavagna. Durante questo suo sfogo all’insegna delle “cammellate” e dei “tricchebalacche” diventa popolarissimo. Questi suoi esplosivi e stravaganti cavalli di battaglia verbali entrano con prepotenza nel linguaggio comune rivelandosi dei veri e propri tormentoni ancor oggi attuali.

L’esordio da scrittore con ‘Due Quori e una Cavagna’

L’ultima volta che l’artista calabrese di nascita ma genovese d’adozione è apparso in televisione è stato nel settembre 2019 ospite di Barbara d’Urso a Pomeriggio 5 per parlare delle guerre legali con l’ex moglie Angela Cavagna ed ammettere di essere in precarie condizioni economiche. Orlando ha compiuto 75 anni lo scorso 20 febbraio, ed oltre a fare il pensionato è diventato anche scrittore. L’8 marzo, il giorno della Festa della Donna, verrà pubblicato il suo primo libro, intitolato ‘Due Quori e una Cavagna’ edito da Pathos Edizioni, casa editrice di Torino che ha supportato i libri di altri noti personaggi dello spettacolo, tra cui Carmen Russo, Serena Garitta e Sylvie Lubamba.

Orlando Portento

Il libro uscirà nel giorno della Festa della Donna

“Visto che nessun critico letterario, storico, idraulico, muratore, architetto, elettricista, nutrizionista, archivista, dentista ha voluto raccogliere il mio invito per la stesura dell’introduzione di questa raccolta di curiosità- confessione, mi vedo costretto a cantare e portare la croce. Neanche il prete (mio confessore di colore) ha voluto impegnarsi in questa avventura. Fortuna vuole che un poeta poco conosciuto, un tal Pasqualino Carrozza compaesano mio e delle famose sorelle di Bagnara Calabra, Loredana Bertè e Mia Martini, ha accolto il mio cortese invito dopo aver letto la bozza”.

‘L’introduzione? Salvato dal poeta Pasqualino Carrozza’

Orlando Portento si sofferma su un ventennio e più di cronaca italiana, di curiosità, ‘incazzicchiamenti’, perché no? Di amarezze, di successi e sconfitte, ambedue impostori. Frammenti di vita vissuta. Illusioni perdute, sogni… sempre attuali. Realtà tramontate, svanite e confuse tra le nebbie dei ricordi, dolci e amari, e degli anni che volano come aquile che con il tempo… perdono la proverbiale… s…vista.

Spesso mi interrogo, sfogliando vecchi articoli “stagionati”, datati come si dice oggi e guardando le ingiallite fotografie un po’ mi commuovo; i click e gli scritti un po’ scoloriti e sbiaditi dall’umidità, dalla macaia, come si dice a Genova, di quotidiani e riviste gossip, che mi ricordano amaramente che, in modo spietato, “il tempo veloce passò sul volto di una…”.

Mi chiedo, dunque, come abbia fatto io me medesimo a trasformare in una star una ragazza sconosciuta, appena diciottenne, e riuscire a lanciarla nel mondo patinato, ipocrita, falso dello spettacolo. Nessun appoggio politico, nessuna amicizia per avere una pedana agevolata, assistita, come le bici, ovattata nei salotti vip-televisivi-cinematografici dalla quale poter far conoscere l’allieva star”.

Il dialogo con ‘me medesimo’ di Orlando Portento

Senza alcuna esperienza del cosiddetto requisito di management Orlando Portento desidera informare con leggerezza chi intenderà intraprendere questa colorita e agile lettura di vita vissuta puntando sulla fragilità del credere. “L’essere non può essere un essere se non sa di essere un essere.” E chiosa: “Gli intermezzi, i fatti e i riferimenti descritti, sono realmente accaduti. Unica qualità positiva? Genova”.

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