Jacques MorettiJacques Moretti

“Non ho mai pensato di scappare”: la difesa di Moretti davanti al giudice

«In nessun momento ho pensato di fuggire, non mi ha neppure sfiorato l’idea». Così Jacques Moretti, proprietario del locale Constellation, si è difeso davanti al giudice del Tribunale delle misure coercitive di Sion, Christian Roten, durante l’interrogatorio di garanzia successivo all’arresto per il rogo di Capodanno a Crans Montana.

Parole nette, messe a verbale, con cui Moretti ha cercato di smontare uno dei punti centrali dell’accusa: il rischio di fuga. «La mia famiglia e i miei amici sono qui. Non ho una vita altrove, la mia vita è qui», ha insistito, aggiungendo che, se necessario, troverà un lavoro temporaneo pur di restare in Svizzera fino alla conclusione della procedura.


La cauzione e le misure alternative al carcere

Nonostante le dichiarazioni dell’indagato, la Procura del Canton Vallese mantiene una linea prudente. La procuratrice generale aggiunta Catherine Seppey ha chiesto una cauzione ritenuta “sufficientemente elevata” per scoraggiare qualsiasi tentativo di fuga.

Secondo gli atti, Moretti non dispone attualmente di redditi, possiede immobili gravati da ipoteche e veicoli in leasing. Per questo, l’importo — inizialmente fissato a 400mila franchi e poi ritenuto congruo anche nella soglia dei 200mila — viene giudicato proporzionato alla situazione patrimoniale e alla gravità delle accuse.

Accanto alla cauzione, la Procura ha indicato misure coercitive alternative:

  • braccialetto elettronico
  • obbligo di firma
  • consegna dei documenti d’identità e della patente

Provvedimenti analoghi a quelli già applicati alla moglie Jessica Maric, anche lei coinvolta nell’inchiesta.


Un amico paga, ma chiede l’anonimato: il tema delle minacce

Un elemento nuovo e delicato emerge dalla lettera inviata dall’avvocato Jacques Michod alla Procura. A coprire la cauzione sarebbe stato un amico stretto di Moretti, che ha accettato di versare l’importo richiesto a una condizione precisa: l’anonimato.

Secondo il legale, infatti, Moretti e la moglie avrebbero ricevuto messaggi “particolarmente preoccupanti”, tali da far temere ritorsioni contro chiunque li aiuti. Da qui la richiesta formale di misure di protezione per il garante, che potrebbe «esporsi a spiacevoli conseguenze».

Un passaggio che aggiunge tensione a un’indagine già carica di pressione mediatica e sociale.


Il carcere di Sion e il rischio di fuga secondo la Procura

Jacques Moretti resta al momento detenuto nel carcere di Sion, in attesa della decisione definitiva del tribunale di garanzia. Per la Procura, il pericolo di fuga resta concreto: l’indagato, allo stato attuale, «non sembra avere alcuno sbocco per il futuro nel Canton Vallese».

Un’interpretazione che si scontra frontalmente con la versione dell’imputato, che continua a rivendicare il suo radicamento familiare e affettivo sul territorio.


Una decisione attesa che pesa sull’inchiesta

La scelta del giudice — tra custodia cautelare, libertà vigilata o misure alternative — rappresenterà un passaggio cruciale per l’inchiesta sul rogo di Capodanno. Non solo per il destino personale di Moretti, ma anche per il segnale che la magistratura vorrà dare su un caso che ha scosso l’opinione pubblica.

Tra dichiarazioni di innocenza, timori di fuga e ombre di intimidazioni, il procedimento entra ora nella sua fase più delicata.

Di Redazione

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *