Manfredi Marcucci con il padreManfredi Marcucci con il padre

Crans Montana, svolta per Manfredi: fuori dalla terapia intensiva dopo l’incendio

Dopo due settimane di coma farmacologico, Manfredi Marcucci, il sedicenne romano rimasto gravemente ferito nell’incendio di Crans Montana la notte di Capodanno, ha aperto gli occhi. Ricoverato all’ospedale Niguarda di Milano, il ragazzo è stato estubato, è uscito dalla terapia intensiva ed è stato trasferito nel centro grandi ustionati. Una notizia accolta con estrema cautela ma anche con sollievo dalla famiglia, che parla per la prima volta di una possibile luce in fondo al tunnel.

A riportarlo sono Il Messaggero e Il Mattino, che raccontano i primi, toccanti momenti di lucidità del giovane.


“Posso andare in gita con la scuola?”: le prime parole ai genitori

Appena sveglio, Manfredi Marcucci ha pronunciato frasi che raccontano tutta la sua età e la sua normalità improvvisamente interrotta.
«Posso andare in gita con la scuola? E i miei amici dove sono?», ha chiesto ai genitori con voce flebile.

Parole che hanno profondamente colpito il padre Umberto, il quale ha spiegato come il figlio ricordasse perfettamente che proprio in questi giorni era prevista la gita scolastica a Milano, organizzata per visitare i luoghi manzoniani.
«Si inizia a intravedere una luce in fondo al tunnel, ma ancora con un’enorme cautela», ha dichiarato.


Il trasferimento al centro ustioni segna una svolta, ma il quadro resta delicato

L’uscita dalla terapia intensiva rappresenta un passaggio cruciale nel percorso di recupero, ma le condizioni del sedicenne restano clinicamente complesse. Manfredi soffre ancora di forti dolori e presenta compromissioni a gola e polmoni, conseguenze dirette dell’inalazione di fumo e delle ustioni riportate nell’incendio.

Durante le visite, familiari e parenti devono continuare a indossare la mascherina. Il ragazzo resterà ricoverato ancora per diversi giorni al Niguarda, sotto stretto monitoraggio medico.


Gli amici, la scuola e l’abbraccio simbolico a Milano

Manfredi è studente del liceo Chateaubriand di Roma. I suoi compagni di classe, proprio nei giorni del risveglio, si trovavano realmente a Milano per la gita scolastica che lui avrebbe dovuto condividere con loro.

Secondo quanto riferito dai genitori, i ragazzi hanno incontrato mamma e papà di Manfredi fuori dall’ospedale, portando messaggi di affetto e pensieri scritti per lui. Un gesto che ha rappresentato un abbraccio collettivo in uno dei momenti più duri.


Il peso della tragedia: tra gli amici anche una delle vittime

Accanto alla speranza, resta il dolore. Tra gli amici più cari di Manfredi c’era anche Riccardo Minghetti, uno dei sei giovani italiani morti nell’incendio di Crans Montana. Un’assenza che rende ancora più complesso il risveglio e il percorso emotivo che attende il ragazzo e la sua famiglia.


Una ripresa lenta, tra speranza e prudenza

Nei giorni scorsi il padre Umberto aveva raccontato le lunghe ore trascorse accanto al letto del figlio senza poter comunicare con lui. Ora, quel dialogo è finalmente iniziato, seppur a piccoli passi.

La strada verso il recupero resta lunga, ma l’uscita dal coma e il trasferimento al centro ustioni segnano un punto di svolta nella drammatica vicenda dell’incendio di Capodanno in Svizzera.

Di Redazione

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

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