I timori per l’estremo gesto e nessun segnale di pentimento per l’omicidio di Federica Torzullo
La tragedia non si è fermata al femminicidio. Ha continuato a scavare, giorno dopo giorno, fino a trasformarsi in una catabasi totale, una discesa agli inferi che ora si consuma tra le mura del carcere di Civitavecchia, dove è detenuto Claudio Carlomagno, reo confesso dell’omicidio della moglie, Federica Torzullo.
Secondo fonti penitenziarie, l’uomo – dopo aver appreso della morte dei genitori, trovati impiccati nella loro villetta ad Anguillara Sabazia – manifesta idee suicide. In lacrime, nella sua cella, continuerebbe a ripetere una frase che pesa come un macigno: “Voglio uccidermi ma non ho il coraggio”.
Per questo, nei confronti di Claudio Carlomagno, sono stati attivati i protocolli di massima sicurezza: cella priva di suppellettili, indumenti di carta, una sola coperta per il freddo e sorveglianza a vista intensificata. Misure standard, fredde, burocratiche. Ma dietro c’è un uomo che sembra aver perso ogni appiglio.
Sorvegliato a vista nel carcere di Civitavecchia
Carlomagno è sorvegliato a vista per un rischio autolesionistico concreto. A riferirlo è anche Aldo Di Giacomo, segretario del Sappe, il sindacato di polizia penitenziaria. Carlomagno sarebbe “disperato”, avrebbe chiesto di vedere il figlio e avrebbe minacciato il suicidio.
Eppure, secondo le stesse fonti, non emergerebbe alcun segno di pentimento per l’uccisione della moglie. Un dettaglio che rende il quadro ancora più disturbante e che spacca l’opinione pubblica tra pietà umana e giudizio morale.
Il figlio di dieci anni al centro della vicenda
Il legale di Carlomagno, Andrea Miroli, ha spiegato che il pensiero del suo assistito va ora soprattutto al figlio di dieci anni, che in pochissimi giorni ha perso la madre, i nonni e, di fatto, anche il padre.
Una sequenza di eventi che pone interrogativi profondi sul piano umano e sociale, oltre che giudiziario. Carlomagno avrebbe chiesto di lui e vorrebbe vederlo.
“Non hanno retto alla gogna”: la voce della vicina e il dolore del paese
La morte dei genitori, Pasquale Carlomagno e Maria Messenio, ha lasciato attonita una comunità già stremata. Una vicina di casa, che da oltre trent’anni vive accanto alla loro abitazione, racconta ai cronisti:
«Da giorni non si facevano più vedere. Una fine assurda. Secondo me non hanno retto alla gogna. Ho sentito le urla della sorella e ho capito che si erano uccisi».
Parole che restituiscono il clima di pressione e isolamento che ha accompagnato gli ultimi giorni della famiglia, travolta da una esposizione mediatica feroce.
Anguillara Sabazia chiede silenzio dopo il rumore della cronaca
Dal sindaco al parroco, dai cittadini ai centri antiviolenza, il messaggio che arriva da Anguillara Sabazia è uno solo: fermarsi, tacere, riflettere. Dopo il fragore della cronaca nera e la violenza dei commenti social, la comunità tenta di ricomporsi nel raccoglimento.
Il parroco Paolo Quatrini, della chiesa Regina Pacis che ospiterà i funerali dei coniugi Carlomagno, ha scelto di non commentare pubblicamente, invitando alla preghiera e alla vicinanza silenziosa a tutte le persone coinvolte.
Resta una vicenda che interroga la giustizia, i media e la coscienza collettiva. Una spirale di dolore che, giorno dopo giorno, continua ad allargarsi.

