Rebecca PasslerRebecca Passler

Doping Milano Cortina 2026: cosa è successo a Rebecca Passler?

Il primo scandalo olimpico di Milano Cortina 2026 esplode prima ancora dell’accensione della fiaccola. La biatleta azzurra Rebecca Passler è risultata positiva a un controllo antidoping fuori competizione effettuato da Nado Italia, a soli quattro giorni dall’inizio dei Giochi.

La sostanza rilevata è letrozolo, farmaco utilizzato in oncologia ma inserito nella lista nera delle sostanze proibite per gli atleti. Il Tribunale Nazionale Antidoping ha disposto la sospensione cautelare immediata, accogliendo la richiesta della Procura antidoping.

Passler si trovava ad Anterselva, sede delle gare olimpiche di biathlon: una coincidenza geografica che rende la vicenda ancora più cinematografica, quasi un thriller sportivo ambientato in alta quota.


Chi è Rebecca Passler, la promessa del biathlon italiano

Classe 2001, nata a Brunico e cresciuta a Rasun-Anterselva, Rebecca Passler è una delle giovani promesse più solide del biathlon azzurro. Terza miglior italiana in stagione, 33esima nella classifica generale di Coppa del Mondo, aveva appena iniziato a raccogliere risultati da atleta matura.

Nipote di Johann Passler, leggenda del biathlon italiano con medaglie olimpiche e mondiali, Rebecca ha costruito una carriera lineare e brillante: sette medaglie ai Mondiali giovanili e juniores, un oro in staffetta nel 2022, esordio in Coppa del Mondo nel 2021 e primo podio l’anno successivo.

Nel 2025 e inizio 2026 aveva firmato piazzamenti di prestigio, tra cui due undicesimi posti e una tredicesima posizione, segnali di una crescita ormai consolidata. Proprio quando il grande pubblico iniziava a conoscerla, arriva la doccia gelata.


Cos’è il letrozolo e perché è vietato nello sport?

Il letrozolo è un inibitore dell’aromatasi, utilizzato soprattutto nella terapia del tumore al seno. Non è uno steroide anabolizzante in senso classico, ma può aumentare indirettamente il livello di testosterone e mascherare l’uso di altre sostanze dopanti.

Secondo il professor Fabrizio Pregliasco, il farmaco può ridurre la conversione degli androgeni in estrogeni, alterando l’equilibrio ormonale e migliorando le performance. Un meccanismo che richiama alla memoria i casi storici delle atlete della Germania Est e della Cina negli anni ’90, quando la scienza era spesso al servizio della propaganda sportiva.

In ambito antidoping, l’uso terapeutico sarebbe possibile solo con dichiarazione preventiva e autorizzazione: in caso contrario, la violazione è automatica.


Passler esclusa dalle Olimpiadi: cosa dice il regolamento?

La sospensione cautelare implica l’esclusione immediata dalla squadra olimpica. Il CONI ha confermato il provvedimento, riservandosi la possibilità di sostituire l’atleta.

L’International Biathlon Union (IBU) e la Biathlon Integrity Unit hanno confermato la violazione e sottolineato la collaborazione con Nado Italia per la gestione del caso.

Tradotto dal linguaggio istituzionale: la macchina antidoping ha funzionato, ma per l’atleta e per l’Italia è una figuraccia globale.


Doping e sport italiano: scandalo o incidente?

Il caso Passler arriva nel momento peggiore possibile: alla vigilia delle Olimpiadi di casa, con il Paese sotto i riflettori mediatici mondiali. Milano Cortina doveva essere il manifesto dell’Italia sportiva moderna, pulita, competitiva. Invece, il primo titolo globale riguarda una sospensione per doping.

Come sempre, resta il principio di presunzione di innocenza e il diritto alla difesa. Ma nel mondo dello sport di élite, la narrazione pubblica corre più veloce delle sentenze.

E c’è un dettaglio che pesa come un macigno: se il farmaco fosse stato assunto per motivi terapeutici, la procedura di dichiarazione preventiva sarebbe stata obbligatoria. L’assenza di tale comunicazione rende la difesa più complessa.


Milano Cortina 2026 parte con una macchia

Il doping è la malattia cronica dello sport moderno, e il biathlon non fa eccezione. Ma il primo caso della rassegna olimpica italiana ha un valore simbolico enorme: una giovane promessa, una dinastia sportiva, un farmaco controverso, una vigilia olimpica rovinata.

In un’Olimpiade che doveva raccontare sostenibilità, innovazione e rinascita, la cronaca offre il copione più vecchio del mondo: il sospetto, la caduta, la gogna.

Di Redazione

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

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