Arrivate madre e sorella di Catherine Birmingham
La scena è quella ormai rituale dei casi mediatici italiani: telecamere, microfoni, domande serrate. A Fiumicino, tra arrivi internazionali e passeggeri distratti, è atterrata Rachael, sorella di Catherine Birmingham, la madre al centro del controverso caso della cosiddetta “Famiglia del bosco”.
“Siamo molto felici di essere qui e siamo entusiasti di rivedere mia sorella”, ha dichiarato davanti alle telecamere di Dentro la notizia, il programma condotto da Gianluigi Nuzzi su Canale 5. Con lei anche la madre, giunta dall’Australia per stare vicino alla figlia in un momento definito “difficile”.
“Tutti stanno soffrendo”: le parole della sorella
Le frasi pronunciate sono misurate, ma cariche di tensione emotiva: “Voglio vedere mia nipote e i miei nipotini. Loro non stanno bene, mia sorella non sta bene”. Un messaggio che prova a spostare il racconto dal folklore mediatico alla dimensione familiare.
Alla domanda su un possibile rientro dei bambini in Australia, Rachael ha risposto con cautela: “È molto difficile. Noi vogliamo che tornino a vivere con i genitori. Ne parleremo”. Nessuna posizione netta, nessuna promessa: solo la speranza che la vicenda possa evolvere in modo positivo.
Il caso giudiziario della Famiglia del bosco
La storia della Famiglia del bosco è esplosa il 13 novembre scorso, quando il Tribunale per i minorenni dell’Aquila ha disposto l’allontanamento dei tre figli – una bambina di 8 anni e due gemelli di 6 – dalla casa isolata in cui vivevano nel bosco a Palmoli, in Abruzzo.
I bambini sono stati inseriti in una casa famiglia a Vasto insieme alla madre, mentre il padre Nathan Trevallion è rimasto al centro di una complessa valutazione giudiziaria e sociale.
L’Italia vista dall’Australia
Curioso il passaggio in cui Rachael sottolinea l’apprezzamento per l’accoglienza ricevuta: “Amiamo l’Italia, amiamo gli italiani e speriamo ci aiutino a riunirli”. Un messaggio che sembra rivolgersi tanto alle istituzioni quanto all’opinione pubblica, spesso oscillante tra empatia e condanna morale.
Il caso, infatti, è diventato un laboratorio di dibattito su genitorialità alternativa, servizi sociali, libertà educativa e tutela dei minori. Una miscela perfetta per la polarizzazione mediatica.
Cosa può succedere ora?
Le opzioni sul tavolo sono molte: dal proseguimento del percorso in Italia a un possibile rientro in Australia, fino a soluzioni intermedie con monitoraggi e valutazioni psicologiche. Rachael, psicologa di professione, ha evitato di sbilanciarsi, segnalando però l’intenzione di partecipare attivamente al processo decisionale.
Nel frattempo, la presenza dei parenti segna una nuova fase narrativa del caso: meno bosco, più aeroporto; meno isolamento, più diplomazia familiare.

