Lo sfogo della nipote del panettiere ucciso a SarnoLo sfogo della nipote del panettiere ucciso a Sarno

Sarno sotto choc: fiori e candele davanti alla panetteria

Il giorno dopo la tragedia, piazza Sabotino a Sarno è diventata un luogo di silenzio e rabbia. Davanti all’alimentari-panetteria dove Gaetano Russo è stato ucciso con una raffica di coltellate, i residenti hanno lasciato fiori, candele e messaggi.

Il panettiere 57enne, conosciuto e stimato in città, è stato ucciso da Andrea Sirica, il 35enne che spesso aiutava nel negozio e che, secondo la ricostruzione degli investigatori, avrebbe agito al culmine di un litigio. Russo sarebbe intervenuto per proteggere la figlia, finendo per pagare con la vita.


“Poteva colpire anche mia zia e mia cugina”: le accuse della nipote

A scuotere ulteriormente l’opinione pubblica sono state le parole della nipote Imma, intervenuta a La Vita in diretta. Un intervento carico di dolore ma anche di accuse dirette.

“Le vittime potevano essere tre. Poteva colpire mia cugina e mia zia. Sono uscite a chiedere aiuto, questo le ha salvate”, ha detto, descrivendo una famiglia devastata dall’omicidio.

Imma ha ricordato il carattere generoso dello zio: “La sera prima era venuto e gli aveva dato un panino gratis. Se arrivava un bisognoso, lui non diceva mai di no. Era abituato a farlo”.

Poi l’appello, che suona come un atto d’accusa collettivo: “Se c’è una giustizia, tutte le leggi devono essere applicate. Meno omertà. Per tutto il pomeriggio aveva dato fastidio a un paese intero, qualcuno poteva avvisare. Polizia e carabinieri potevano essere chiamati”.

Parole che riflettono un sentimento diffuso: la sensazione che una tragedia annunciata non sia stata fermata in tempo.


Il video virale dell’arresto e il tentato linciaggio

Nelle ultime ore è diventato virale un video amatoriale che mostra le fasi dell’arresto di Andrea Sirica. Tre minuti di immagini crude, girate da residenti, che raccontano una notte di caos e tensione.

Nel filmato si vede l’arrivo della volante della Polizia davanti alla panetteria, Sirica barricato all’interno, gli agenti che intimano di aprire e poi la decisione di sfondare la vetrina per entrare.

Quando il 35enne viene prelevato e immobilizzato, la folla tenta di aggredirlo. Calci, insulti, qualcuno spara con una pistola ad aria compressa. Scene da far west urbano, con gli agenti costretti a proteggere l’uomo e a caricarlo in volante tra difficoltà e tensione estrema.

Il video ha fatto il giro dei social, alimentando il dibattito su giustizia, rabbia collettiva e rischio di giustizia sommaria.


La giornata prima dell’omicidio e i segnali ignorati

Secondo quanto emerso, nel pomeriggio precedente all’omicidio Sirica avrebbe disturbato la celebrazione della messa, creando tensioni e preoccupazione. Un episodio che, alla luce dei fatti, assume un peso diverso e alimenta le domande su cosa si sarebbe potuto fare per prevenire la tragedia.

Per gli investigatori, il movente sarebbe legato a un litigio, ma il contesto resta oggetto di indagine. Resta il dato brutale: almeno dieci coltellate, una famiglia distrutta e una comunità sotto choc.


Una comunità divisa tra dolore e rabbia

Il caso di Sarno è ormai un fatto nazionale, sospeso tra cronaca nera, riflessione sociale e indignazione collettiva. Da un lato il dolore per una vittima considerata un punto di riferimento, dall’altro la rabbia per ciò che molti definiscono una tragedia annunciata.

Il video dell’arresto, le parole della nipote, i fiori davanti alla panetteria: tutto compone un mosaico di una comunità ferita, che chiede risposte e giustizia.

Andrea Sirica è in carcere con l’accusa di omicidio, mentre le indagini continuano per chiarire ogni dettaglio. Ma a Sarno, intanto, resta il silenzio di una serranda abbassata e il ricordo di un uomo che, nel tentativo di proteggere i suoi cari, ha perso la vita.

Di Redazione

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

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