Perché Ghali è stato quasi invisibile alla cerimonia inaugurale?
Nessun primo piano. Nessuna citazione durante la telecronaca. Nemmeno un accenno degno di nota nella cronaca ufficiale della serata. Ghali, uno degli artisti più discussi e influenti della scena italiana, è passato praticamente inosservato alla cerimonia inaugurale delle Olimpiadi Milano-Cortina 2026.
Come se non fosse mai salito sul palco. Come se non avesse preso parte a uno dei momenti simbolicamente più delicati dello spettacolo: il segmento dedicato alla tregua olimpica e al rifiuto della guerra.
Eppure era sua la voce che recitava “Promemoria” di Gianni Rodari, in italiano, francese e inglese. Un testo pacifista, universale, che invita a fare ogni giorno le cose giuste e a non fare mai la guerra. Ma la regia televisiva lo ha lasciato sullo sfondo, confuso tra i ballerini under 20 che, abbracciandosi, formavano una colomba umana. Un simbolo potente. Un protagonista invisibile.
Censura o imbarazzo? Le accuse esplodono sui social
Sui social, soprattutto su X, la reazione è stata immediata. Centinaia di utenti hanno accusato la Rai di trattamento irrispettoso, se non di vera e propria censura. Ghali è finito nei trending topic, trasformando la sua “assenza” in uno dei casi mediatici della cerimonia.
Il sospetto è che la sua presenza fosse politicamente scomoda. Non un dettaglio da poco, considerando che la sua partecipazione era stata oggetto di critiche politiche, in particolare da parte della Lega, che lo considera troppo schierato sulla questione palestinese.
Quali tensioni c’erano prima della cerimonia di Milano-Cortina 2026?
Il clima attorno alla presenza di Ghali era tutt’altro che disteso già nei giorni precedenti. Alla vigilia dell’inaugurazione, il rapper aveva pubblicato un post enigmatico e carico di tensione:
«So quando una voce viene accettata. So quando viene corretta. So quando diventa di troppo. So perché vogliono uno come me. So anche perché non mi vorrebbero».
Un messaggio che lasciava intendere un rapporto complicato con l’organizzazione. Ghali aveva anche raccontato di essere stato inizialmente invitato a cantare l’inno di Mameli, salvo poi essere escluso. L’inno è stato affidato a Laura Pausini, mentre al rapper sarebbe stato impedito di includere la lingua araba nella lettura della poesia di Rodari.
Il messaggio di pace di Ghali è passato davvero?
Sul palco di San Siro, Ghali è apparso vestito in total white, accompagnato da una coreografia simbolica che culminava nella formazione di una colomba, icona universale di pace. Il segmento era dedicato alla tregua olimpica, principio fondante dei Giochi.
In teoria, il momento doveva essere uno dei più potenti della serata. In pratica, la regia televisiva e la narrazione ufficiale lo hanno reso quasi un dettaglio, oscurato da altri momenti più spettacolari e da una telecronaca costellata di gaffe.
Le gaffe della Rai hanno contribuito a oscurare Ghali?
La telecronaca del direttore di Rai Sport Paolo Petrecca è stata un festival di scivoloni: dalla presidente del CIO scambiata per la figlia di Mattarella, alla confusione tra Mariah Carey e Matilda De Angelis, fino al mancato riconoscimento di campioni delle nazionali di volley.
In questo caos narrativo, Ghali è scivolato in secondo piano. Nessuna sottolineatura, nessun focus. Una presenza fantasma in una cerimonia seguita da miliardi di spettatori.
Arte, politica e identità: il caso Ghali a Milano-Cortina
La vicenda Ghali diventa il simbolo di una contraddizione tutta italiana: celebrazione dell’armonia, della pace e dell’inclusione, ma con l’ansia di non disturbare equilibri politici e istituzionali.
Il rapper di origini tunisine ha raccontato di sentirsi accettato solo a determinate condizioni, di essere stato ridimensionato nel suo ruolo e privato di una parte della sua identità linguistica e culturale. Un paradosso in un evento che pretendeva di raccontare il mondo e la diversità.

