Alex Manna e Zoe TrincheroAlex Manna e Zoe Trinchero

Chi era Zoe Trinchero e cosa è successo la sera della morte?

Zoe Trinchero aveva 17 anni, lavorava part-time al bar della stazione di Nizza Monferrato. La sera della morte aveva terminato il turno intorno alle 21:00, poi una cena con amici in centro.

Con lei c’era anche Alex Manna, poco più che maggiorenne, amico del gruppo. Dopo la serata, i due si sarebbero allontanati insieme. Poco dopo, la tragedia.

Il femminicidio: il rifiuto e la violenza

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, la furia sarebbe esplosa dopo un approccio respinto. Un rifiuto che avrebbe scatenato una reazione violenta culminata nello strangolamento.

Pugni al volto, percosse, una presa sempre più stretta intorno al collo. Zoe avrebbe tentato di urlare e difendersi, senza riuscire a sottrarsi all’aggressione.

Il depistaggio e il rischio linciaggio

Dopo il delitto, Manna avrebbe contattato gli amici sostenendo che lui e Zoe erano stati aggrediti da un uomo nordafricano, noto in città per problemi psichiatrici.

La falsa accusa ha alimentato tensioni: una trentina di persone si è radunata sotto casa dell’uomo indicato come colpevole. Solo l’intervento dei carabinieri ha evitato il linciaggio. Un episodio che evidenzia la pericolosità sociale delle fake accuse.

Il ritrovamento del corpo e le prime prove

Il corpo di Zoe è stato trovato poco prima di mezzanotte nel greto del rio Nizza, non lontano dal centro cittadino. Sul cadavere evidenti segni di violenza: tumefazioni al volto e lesioni al collo.

Un quadro compatibile con un’aggressione brutale, che ha subito orientato le indagini verso una pista omicidiaria.

Le incongruenze, il fermo e la confessione

I carabinieri hanno rilevato contraddizioni nelle dichiarazioni di Manna. Ascoltato in caserma con un’avvocata e il pm Giacomo Ferrando, il giovane è stato fermato e incarcerato.

Nel pomeriggio è arrivata la confessione: il rifiuto di Zoe avrebbe scatenato la violenza. Manna, già fidanzato, avrebbe tentato comunque un approccio, reagendo con furia alla risposta negativa.

Dopo il delitto: il tentativo di cancellare le tracce

Secondo gli investigatori, dopo l’omicidio il giovane sarebbe tornato a casa, si sarebbe cambiato per eliminare le tracce di sangue e poi sarebbe rientrato dagli amici, tentando di negare l’accaduto.

Un comportamento che racconta la banalità del male e il tentativo di normalizzare l’irreparabile.

Un femminicidio che parla alla società

Il caso Zoe Trinchero si inserisce nella lunga lista di femminicidi legati al rifiuto. Il no femminile percepito come umiliazione, la cultura del possesso, l’incapacità di gestire la frustrazione: elementi ricorrenti in una tragedia sistemica.

Nizza Monferrato è sotto shock, una città piccola improvvisamente al centro di un caso nazionale. Zoe aveva 17 anni. È morta per aver detto no.

Di Redazione

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

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