Sofia GoggiaSofia Goggia

Cortina, bronzo tra tensione e adrenalina: la gara segnata dalla caduta di Vonn

Una discesa libera olimpica non è mai solo una gara. È una prova di nervi, una sfida mentale oltre che fisica. A Cortina, la giornata è stata segnata dalla drammatica caduta di Lindsey Vonn, che ha fermato la competizione per circa quaranta minuti, gettando un’ombra pesante su pista e atlete. In quel contesto, Sofia Goggia ha trovato la lucidità per conquistare un bronzo olimpico che pesa quanto un metallo più nobile.

La sciatrice azzurra non lo nasconde: la gara non è stata perfetta, ma è stata gestita con una maturità olimpica. “So di essere stata imprecisa, ma dopo la caduta della Vonn e quell’attesa infinita sono molto contenta di come ho gestito tutto a livello emotivo”, ha dichiarato ai microfoni Rai Sport. Un’ammissione che vale più di un tempo cronometrico.


Goggia autocritica: “L’oro lo volevo, ma questo bronzo è tanta roba”

Sofia Goggia è competitiva per natura. Lo è sempre stata. E anche davanti a un bronzo olimpico, il rimpianto tecnico non manca. “Sono un po’ combattuta. L’oro in questa disciplina me l’hanno chiesto in tanti in questi quattro anni. Sono rimasta focalizzata su quello che dovevo fare, avevo gli incubi della prima traversa che invece oggi mi è riuscita bene. Ho sbagliato sullo schuss delle Tofane, sentivo che non andavo avanti” – ha spiegato.

Ma la visione d’insieme cambia la prospettiva. Tre Olimpiadi, tre podi in discesa libera: oro a Pyeongchang 2018, argento a Pechino 2022, bronzo a Cortina 2026. “Tre gare olimpiche, tre medaglie: top, tanta roba”, ha sintetizzato con una lucidità quasi manageriale del proprio palmarès.  “Il bronzo? L’ultimo colore di medaglia che mi mancava alle Olimpiadi”. 

È il linguaggio delle campionesse che misurano il tempo non solo in secondi, ma in cicli olimpici.


L’incidente di Lindsey Vonn e l’impatto mentale sulle atlete

La caduta della Vonn ha cambiato il clima della gara. Intervento dell’elicottero Falco 2 del Soccorso Alpino, verricello, barella, trasferimento all’ospedale di Cortina: la macchina dell’emergenza si è attivata in pochi minuti, ma l’impatto psicologico è stato enorme.

Laura Pirovano ha sottolineato il peso emotivo della scena: “È brutto, perché si sapeva che Lindsey aveva questo sogno olimpico, questa sua ultima discesa. Concluderla così dispiace a tutti”. Una caduta che ha congelato il tempo e i pensieri di tutte le atlete.

La sciatrice del Minnesota è stata subito soccorsa con il toboga tra straziante urla di dolore e disperazione (udite anche in tv) e trasportata all’ospedale Codivilla Putti di Cortina. In attesa del responso dei medici, la terribile caduta potrebbe segnare la fine di una carriera favolosa che avrebbe voluto chiudere sul podio di una pista, Le Tofane, in cui aveva trionfato 12 volte.

L’incidente si è verificato sul muro della parte alta, quando la Vonn ha inforcato col braccio una porta su un dosso sbilanciandosi mentre era in aria. Cadendo ha appoggiato male il ginocchio destro, quello con la protesi, e ha subito la compressione mentre rotolando nella neve per parecchi metri.

L’americana è rimasta ferma sulla pista in una posizione innaturale e faceva fatica a muoversi. La gara e’ stata sospesa per una ventina di minuti e tra il pubblico di Cortina è sceso un gelo, ben al di sotto del -1 segnato dal termometro. In tribuna c’erano anche i parenti e il rapper americano Snoop Dogg. Ai piedi della pista si è messa le mani nei capelli la compagna di squadra Breezy Johnson, reduce dalla prova che le sarebbe valsa l’oro.


Tre Olimpiadi, tre medaglie: il percorso olimpico di Sofia Goggia

Il bronzo di Cortina completa una trilogia olimpica che racconta la storia recente dello sci italiano. Goggia è entrata nel mito nel 2018 con l’oro in Corea, ha confermato il suo status con l’argento a Pechino, e ora aggiunge il bronzo nella sua Olimpiade di casa.

Un arco narrativo perfetto, che la colloca tra le grandi della disciplina, con una continuità che poche atlete possono vantare. Non è solo una sciatrice veloce: è una costruttrice seriale di podi olimpici.


Le prossime “frecce” di Goggia: combinata e oltre

La campionessa non si ferma. “È solo la prima di quattro frecce da scagliare. Martedì ci sarò alla combinata”, ha annunciato. Un messaggio chiaro: l’Olimpiade non è finita, è appena iniziata.

La Goggia del bronzo è già la Goggia che guarda all’oro, con la fame di chi non ha mai considerato un podio un punto d’arrivo. La discesa libera ha aperto la porta, ora il resto del programma olimpico è una scacchiera strategica.


Tra sport, psicologia e destino: la medaglia che racconta un’Olimpiade

Questo bronzo è una medaglia narrativa. Racconta il caos, l’attesa, la paura, la concentrazione, l’autocritica, la visione storica. Racconta anche un’Olimpiade segnata da incidenti, pressioni mediatiche e tensioni emotive.

Goggia non ha vinto l’oro, ma ha vinto una gara contro il tempo, contro il trauma visivo, contro la pressione di essere favorita. In un contesto in cui molti avrebbero perso lucidità, lei ha trovato un podio.

E nel linguaggio olimpico, questo significa una sola cosa: la partita è apertissima, e Sofia Goggia non ha ancora detto l’ultima parola.

Di Redazione

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

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