Italia tra gloria e rimpianti
Nella seconda giornata di gare dei Giochi di Milano-Cortina, l’Italia raccoglie un argento nel biathlon e un bronzo nello snowboard, due medaglie che raccontano una storia a metà tra orgoglio e rimpianto. Ad Anterselva la staffetta mista con Giacomel, Hofer, Wierer e Vittozzi conferma la solidità del movimento azzurro, mentre a Livigno Lucia Dalmasso salva l’onore dello snowboard dopo il crollo del Dream Team, travolto dalla pressione olimpica.
Argento olimpico ad Anterselva: il biathlon azzurro riparte da una certezza
Tommaso Giacomel, Lukas Hofer, Dorothea Wierer e Lisa Vittozzi consegnano all’Italia la prima medaglia del biathlon ai Giochi, un argento pesante nella staffetta mista 4×6 km nella cornice elettrica della Biathlon Arena di Anterselva, davanti a 19mila spettatori.
Gli azzurri devono arrendersi solo alla Francia di Perrot, Fillon Maillet, Jeanmonnot e Simon, che chiude in 1h04’15”5, con 25 secondi di vantaggio sull’Italia. Terza la Germania, mentre la Norvegia resta fuori dal podio, tradita dagli errori al tiro.
Cinque gli errori complessivi al poligono per l’Italia:
- Giacomel e Hofer imprecisi in piedi,
- Wierer solida ma con un errore,
- Vittozzi perfetta, decisiva nel finale per difendere il secondo posto.
La 31enne di Pieve di Cadore ha gestito l’ultima frazione con lucidità tattica: “Sapevo che l’ultimo poligono sarebbe stato decisivo, aprendo per prima potevo mettere pressione alle altre e ha funzionato”.
Per Hofer, a 36 anni, è una medaglia dal valore personale enorme dopo anni difficili: “Sono orgoglioso di non aver mollato”.
Wierer ha raccontato il nervosismo pre-gara e la gioia per un avvio olimpico da podio, mentre Giacomel ha sottolineato l’orgoglio di gareggiare davanti al pubblico di casa.
Un argento che vale come una dichiarazione: il biathlon italiano è ancora una potenza, capace di reggere l’urto dell’Olimpiade.
Snowboard: il Dream Team crolla, Lucia Dalmasso resiste
Se il biathlon ha dato certezze, lo snowboard ha mostrato il lato più crudele dei Giochi. La squadra azzurra del gigante parallelo arrivava a Livigno da favorita, con una stagione dominata. Ma l’Olimpiade, come spesso accade, ha ribaltato le gerarchie.
Uno dopo l’altro, gli azzurri sono usciti:
- Aaron March,
- Maurizio Bormolini, padrone di casa, eliminato agli ottavi,
- Roland Fischnaller e Mirko Felicetti ai quarti.
A salvare l’onore è Lucia Dalmasso, che strappa un bronzo contro pronostico dopo aver superato due derby italiani: prima Jasmine Coratti, poi Elisa Caffont nella finale per il terzo posto.
Un percorso di sangue freddo e resilienza, culminato dopo la semifinale persa contro Sabine Payer. L’oro va all’austriaco Benjamin Karl, mentre l’argento è della stessa Payer dietro alla ceca Zuzana Maderova.
“Ancora non ci credo, continuo a toccare la medaglia”, ha detto Dalmasso tra lacrime e selfie, simbolo di una gioia pura in mezzo alla delusione collettiva.
Il peso della pressione: l’altra faccia dell’Olimpiade
Le parole di Fischnaller sintetizzano la giornata dello snowboard azzurro: “L’Olimpiade è una bestia più forte di me… ci manca la mentalità per vincere nei grandi eventi”.
Bormolini ha ammesso che l’emozione di gareggiare in casa ha inciso: “Forse dobbiamo lavorare su questo nei grandi eventi”.
La differenza con il biathlon è netta: lì la pressione viene metabolizzata, qui ha spezzato le lamine di un Dream Team che sembrava invincibile.

