Angela AzzaroAngela Azzaro

Angela Azzaro non era una giornalista qualsiasi. Era una presenza, una voce fuori schema, una mente che rifiutava le semplificazioni. È morta a 59 anni, lasciando un vuoto profondo nel giornalismo italiano, soprattutto in quell’area culturale e politica che da anni cerca di coniugare garantismo, diritti civili e pensiero critico.

La sua scomparsa è stata annunciata dai colleghi e ricordata con parole che restituiscono la dimensione di una figura fuori dagli stereotipi: “Spirito libero e anticonformista”, scrivono dall’Huffington Post. Una definizione che sintetizza un percorso costruito controcorrente, senza mai rinunciare all’indipendenza di giudizio.

Chi era Angela Azzaro: da Nuoro a Roma, una vita nel giornalismo politico e culturale

Nata a Nuoro, Azzaro si era formata in Lettere Moderne e aveva completato una specializzazione in Criminologia con una tesi sul processo mediatico: un tema che anticipava il cuore della sua riflessione pubblica, tra informazione, potere e diritti.

Roma era diventata la sua città d’adozione, in particolare il quartiere San Lorenzo, simbolo di una militanza culturale vissuta nel tessuto urbano e sociale. Cronista parlamentare, ha attraversato alcune delle principali redazioni italiane: caporedattrice di Liberazione, dove fondò e diresse l’inserto culturale Queer, fondatrice della rivista Gli Altri, vicedirettrice de Il Dubbio e de Il Riformista, collaboratrice dell’Huffington Post e di Radio3.

Non solo redazioni: Azzaro era anche una presenza costante nei dibattiti televisivi e radiofonici, dove offriva analisi non allineate, spesso scomode, sempre argomentate.

Diritti, femminismo e cultura: il filo rosso del suo pensiero

La sua firma è stata una delle più riconoscibili nel panorama del giornalismo progressista e garantista. Diritti civili, giustizia, politica, trasformazioni della società contemporanea: questi i temi su cui ha costruito una riflessione critica e mai dogmatica.

Per Fandango ha pubblicato Nuove tecniche di rivolta, un titolo che suona oggi come un manifesto personale: Azzaro concepiva il pensiero come una forma di resistenza, il giornalismo come uno strumento di intervento civile. Ha partecipato a saggi collettivi e ha rappresentato una voce autorevole nel femminismo italiano, capace di dialogare con la complessità senza cedere alla semplificazione ideologica.

Il ricordo di colleghi e politica: “un riferimento per tutti”

Numerosi i messaggi di cordoglio e memoria. Gennaro Migliore ha ricordato la sua “coerenza, passione e indipendenza di pensiero”, definendola una delle intellettuali più brillanti della sua generazione. Parole che restituiscono il senso di una figura che non si limitava a commentare il presente, ma cercava di interpretarlo.

Marilena Grassadonia, responsabile Diritti e Libertà di Sinistra Italiana, ha scritto un tributo emotivo, definendola “un gioiello raro” e sottolineando la generosità, l’ascolto e la coerenza del suo femminismo vissuto nel reale, non nei slogan.

L’eredità di Angela Azzaro nel dibattito pubblico

Azzaro apparteneva a quella generazione di giornalisti-intellettuali che consideravano la cronaca politica inseparabile dalla cultura e dalla società. Non separava il garantismo dal femminismo, la libertà individuale dalla critica sociale, la politica dalla letteratura. Una postura sempre più rara nel panorama mediatico contemporaneo, spesso polarizzato e semplificato.

Il suo impegno civile, il rigore analitico e la curiosità intellettuale restano un patrimonio per colleghi e lettori. Non solo per chi condivideva le sue posizioni, ma anche per chi le contestava: perché Azzaro rappresentava la possibilità di un confronto serio, informato, non ideologico.

L’ultimo saluto

Angela Azzaro verrà ricordata lunedì 9 febbraio alle 14:30 presso la Sala Santa Rita, nei pressi del Teatro Marcello, a Roma, insieme alla famiglia e agli amici. Un momento pubblico per salutare una donna che ha fatto del pensiero critico una pratica quotidiana.

In un tempo di opinioni gridate e analisi superficiali, Angela Azzaro resta una lezione di metodo: studiare, argomentare, dissentire senza rinunciare alla complessità. Forse è questo il lascito più radicale della sua carriera.

Di Redazione

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

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