Le avversarie si inchinano a Federica BrignoneLe avversarie si inchinano a Federica Brignone

Federica Brignone oro gigante Milano Cortina 2026: come ha vinto il secondo titolo olimpico?

“Non trovo le parole”. È l’incipit di una campionessa che, in realtà, le parole le ha sempre avute chiarissime. Ma quando Federica Brignone taglia il traguardo del gigante alle Olimpiadi Milano-Cortina 2026, anche il lessico si scioglie come neve al sole.

Secondo oro dopo quello in SuperG. Stessa freddezza chirurgica, stessa sciata compatta, stessa capacità di trasformare la pressione in carburante. “Sapevo che se non facevo il massimo non avrei vinto”, dice ai microfoni di Rai Sport e di HBO Max.

Eppure la chiave è tutta lì: niente pressione. Solo sci. “Ho pensato al mio sci ed è stata la cosa più bella, perché me la sono vissuta veramente bene”. Parole che, in un contesto olimpico, suonano quasi sovversive.

A 35 anni, la valdostana di La Salle – maresciallo dell’Arma dei Carabinieri, allenata dal fratello Davide – non scia contro le avversarie. Scia contro il cronometro. E lo piega.


Cosa ha detto Federica Brignone dopo la vittoria nel gigante olimpico?

“Quando ho tagliato il traguardo ho solo sentito le urla e non ho più capito niente”. È l’immagine di una campionessa che per un attimo smette di controllare tutto.

Era già al comando a metà gara. Nella seconda manche esce dal cancelletto “come una tigre”, ma con quella dolcezza tecnica che è diventata il suo marchio di fabbrica. Sciata fluida, interpretazione perfetta del tracciato sull’Olympia delle Tofane, pista non impossibile ma traditrice: lì l’errore minimo ti presenta il conto.

Brignone chiude in 2’13”50, quattordicesimo tempo nella seconda run ma sufficiente per blindare l’oro. Alle sue spalle la svedese Sara Hector e la norvegese Thea Louise Stjernesund, entrambe staccate di 62 centesimi.

E poi l’immagine che resta: le due rivali che si inchinano davanti a lei sul podio. Non folklore, ma rispetto autentico. “Sono delle grandi ragazze, mi hanno emozionato”, confessa Federica.

Nel teatro olimpico, dove le rivalità sono spesso taglienti come le lamine degli sci, quel gesto vale quasi quanto l’oro.


Lara Della Mea quarta: perché il suo risultato brucia ma resta storico?

C’è un’altra storia dentro la storia. È quella di Lara Della Mea, quarta a soli cinque centesimi dal podio.

Alle Olimpiadi arrivare quarta è una medaglia senza metallo: pesa e brucia. Una prima manche chiusa al 15° posto, una seconda straordinaria, un errore sull’ultimo tratto che cancella il sogno per un soffio.

Brignone la abbraccia a fine gara. “È un grande risultato. Certo brucia, ma deve essere solo orgogliosa”. Non è retorica da spogliatoio. È la consapevolezza di chi sa quanto sia feroce il livello olimpico.

Fuori dal podio anche l’austriaca Julia Scheib, quinta. Più indietro Sofia Goggia, terza a metà gara ma decima dopo una seconda manche imprecisa. Solo undicesima la statunitense Mikaela Shiffrin, nome che da anni domina la scena mondiale.

Il gigante di Milano-Cortina riscrive gerarchie e consacra un dato: l’Italia c’è.


Perché il doppio oro di Brignone vale la leggenda?

C’è un dettaglio che rende questo doppio oro ancora più potente: poco più di 300 giorni fa Brignone aveva subito un grave infortunio alla gamba. Una di quelle diagnosi che ti fanno pensare alla fine, non alla rinascita.

Oggi, invece, è leggenda. Non solo per i due ori nello stesso Giochi, ma per la gestione emotiva. “Ero quasi fin troppo tranquilla”, ammette. In un mondo in cui l’ansia è quasi considerata prerequisito della prestazione, lei vince con la calma.

Non è superficialità. È controllo cognitivo. È esperienza. È tecnica consolidata porta dopo porta.

Federica Brignone non ha solo conquistato Milano-Cortina 2026. Ha dimostrato che la maturità agonistica può essere un vantaggio competitivo devastante.

E quando si gira verso il pubblico e dice “Mamma mia, che follia vincere anche questa gara”, in quella frase c’è tutto: incredulità, orgoglio, consapevolezza.

Il doppio oro non è un exploit. È la firma definitiva su una carriera che ormai appartiene alla storia dello sci alpino italiano.

Di Renato Valdescala

Esperienza nello sport e nella cronaca locale con quotidiani salernitani dal 1990. Con il tempo si è dedicato alla cronaca estera analizzando i fatti di maggiore rilievo con spirito critico e irriverente. Si occupa anche di approfondimenti di cronaca nazionale.

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