Lucas BrathenLucas Braathen

Primo oro verdeoro nello sci alpino

C’è un momento in cui lo sport smette di essere cronometro, millesimi e traiettorie perfette. Diventa racconto, simbolo, rivoluzione culturale. Quel momento ha un nome e un cognome: Lucas Pinheiro Braathen. A Bormio, nel gigante olimpico di Milano Cortina, sotto una nevicata fitta e teatrale, il 24enne nato a Oslo da padre norvegese e madre brasiliana ha scritto la pagina più inattesa della storia degli sport invernali: primo oro olimpico invernale per il Brasile.

Davanti a lui, sul podio, due monumenti svizzeri come Marco Odermatt e Loic Meillard. Dietro, un mondo che prova a capire cosa sia appena successo.

La telefonata che emoziona: Tomba e Braathen, dialogo tra leggende

Subito dopo la gara, le telecamere di Eurosport Italia immortalano una scena che vale quasi quanto la medaglia. Dall’altra parte del telefono c’è Alberto Tomba. “Lucas, bravo! Congratulazioni. Medaglia d’oro per il Brasile, riesci a immaginarlo?”.

Braathen, ancora con gli occhi lucidi: “No, non posso crederci. Grazie mille leggenda”.

È un dialogo a metà tra italiano e inglese, tra generazioni che si riconoscono. Tomba insiste: “Stai piangendo come me, sei il migliore”. E in quell’istante lo sci alpino diventa una comunità emotiva, non solo una disciplina.

Come ha vinto il gigante olimpico a Bormio?

Tecnicamente, la sua è stata una prova chirurgica. Prima manche solida, senza sbavature, costruita su linee pulite e gestione dell’angolo impeccabile. Nella seconda, quando la pressione schiaccia anche i più forti, Braathen non si scompone. Rimane “composto”, come dirà lui stesso. Spinge quando serve, amministra dove necessario.

Gli italiani? Giornata amara: fuori nella prima manche De Aliprandini e Kastlunger, Vinatzer cade nella seconda dopo essere stato undicesimo, Franzoni chiude 24°. La scena è tutta per il brasiliano con anima nordica.

Perché l’oro di Braathen è storico per il Brasile?

Perché il Brasile, fino a ieri, agli sport invernali era un comprimario folkloristico. Nessuna medaglia olimpica invernale nella sua storia. Ora, nel cuore delle Alpi italiane, risuona un inno che nessuno si aspettava di ascoltare su una pista di gigante.

“Non so cosa dire. Un brasiliano campione olimpico nello sci alpino!”, confessa in conferenza stampa. Poi aggiunge una frase che va oltre lo sport: “La differenza è un superpotere. Non importa il background, il colore della pelle, da dove arrivi. Ogni sogno è tuo da seguire”.

Non è retorica da podio. È identità. È geopolitica dello sport. È la dimostrazione plastica che la globalizzazione può produrre talento, non solo slogan.

Il messaggio oltre la medaglia: “Osa essere ciò che sei”

Braathen lo ripete: questa medaglia non lo cambierà. Ha lavorato “molto fuori dalla pista” per costruire la forza mentale prima ancora di quella tecnica. Parla di “pace interiore” portata in gara, di un oro che “era lì” e che lui ha semplicemente saputo riconoscere.

“Se c’è una cosa che mi auguro, è essere fonte di ispirazione. Osa essere ciò che sei”.

In un’Olimpiade che spesso si perde tra polemiche organizzative e contabilità medagliere, arriva una storia che restituisce senso alla parola sogno. Un ragazzo con due culture addosso, che sente l’inno brasiliano tra le montagne italiane e dice che è “molto più che essere orgoglioso”.

È identità che si compie. È sport che rompe le mappe mentali.

E mentre Tomba si commuove dall’altra parte del telefono, lo sci alpino scopre che la sua geografia non è più quella di una volta. Oggi, tra le porte rosse e blu del gigante, sventola anche il verdeoro.

Di Redazione

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *