La villetta di Bordighera dove viveva la bambinaLa villetta di Bordighera dove viveva la bambina

Cosa è successo a Bordighera? La ricostruzione della morte di Beatrice

La bambina, due anni appena, sarebbe morta nella notte tra l’8 e il 9 febbraio, in una finestra temporale compresa tra mezzanotte e le 2. È questo il punto fermo su cui si fonda l’ordinanza del gip del Tribunale di Imperia che ha disposto la custodia cautelare in carcere per Manuela Aiello, 43 anni, accusata di omicidio preterintenzionale della figlia Beatrice.

Alle 8.21 del mattino la donna chiama il 118 dalla sua abitazione in strada delle Morghe, a Bordighera. Ma per il giudice, in quel momento, la piccola era già morta da diverse ore.

La ricostruzione della Procura confligge con la versione fornita dalla madre, che ha sempre sostenuto che la figlia fosse deceduta poco prima della telefonata ai soccorsi.


Il viaggio da Perinaldo a Bordighera con il corpo della bambina

Più di mezz’ora di viaggio, circa venti chilometri, in auto. Secondo il gip, Manuela Aiello avrebbe trasportato il corpo della figlia dalla casa del compagno a Perinaldo fino a Bordighera.

Un dettaglio che pesa come un macigno nell’impianto accusatorio. Le telecamere di sorveglianza mostrano la donna uscire il 7 febbraio alle 17.55 dalla sua abitazione con le figlie. Rientra alle 8.14 del 9 febbraio. Sette minuti dopo la chiamata al 118.

Nelle immagini non si distingue mai chiaramente la presenza della piccola Beatrice. Per gli investigatori è altamente improbabile che fosse rimasta sola nell’abitazione di Bordighera per l’intero weekend.


Le lesioni e la consulenza del medico legale

Secondo la relazione del medico legale Andrea Leoncini, la bambina presentava molteplici lesioni sul corpo e alla testa. Traumi definiti “volontari”, alcuni compatibili con l’uso di oggetti contundenti.

Le ecchimosi non sarebbero compatibili con cadute accidentali. Nessuna escoriazione tipica di una caduta dalle scale o dalla culla, come sostenuto dalla madre in versioni differenti fornite nel tempo.

Nei giorni successivi verrà eseguita l’autopsia dal medico legale genovese Francesco Ventura, accertamento considerato decisivo per cristallizzare orario e cause del decesso.


Le accuse della Procura e la testimonianza chiave

Negli atti si legge che sussistono “gravi indizi di colpevolezza” nei confronti di Manuela Aiello, ritenuta responsabile di aver percosso la figlia cagionandone la morte.

A rafforzare l’impianto accusatorio anche la testimonianza di una donna che avrebbe descritto la 43enne come “una madre violenta che quotidianamente esercitava violenze fisiche nei confronti della figlia”.

Il compagno, Emanuel Iannuzzi, risulta indagato a piede libero per lo stesso reato.


La casa, le tracce di sangue e la chiamata ritenuta “menzognera”

L’abitazione di Bordighera viene descritta dai carabinieri come in stato di grave degrado e incuria, incompatibile – si legge negli atti – con la presenza di tre bambine.

Durante il sopralluogo sono state repertate tracce ematiche su una porta, su un armadio della camera da letto e su un pantalone nel soggiorno.

Particolarmente rilevante, per gli inquirenti, la telefonata al 118. Secondo quanto riportato, la donna avrebbe confermato all’operatore di star eseguendo le manovre di soccorso, ma all’arrivo dei sanitari la bambina sarebbe stata trovata ancora nella culla, vestita, in condizioni incompatibili con tentativi di rianimazione.

Un elemento che il gip considera indicativo di una possibile messa in scena.


Il nodo dell’orario della morte

Tutto ruota attorno a quell’orario. Se la morte è avvenuta realmente tra mezzanotte e le 2 a Perinaldo, come indicato dalle prime evidenze medico-legali, l’intero racconto fornito dalla madre crolla.

La custodia cautelare è stata confermata anche per il rischio di inquinamento probatorio.

Il quadro resta in evoluzione. Saranno l’autopsia e gli ulteriori accertamenti scientifici a definire con precisione tempi e modalità del decesso.

Intanto, una comunità intera resta sospesa tra sgomento e incredulità. Perché oltre le carte giudiziarie, oltre le ipotesi accusatorie, resta una verità incontestabile: una bambina di due anni non c’è più.

Di Redazione

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

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