Cosa è successo nell’appartamento di via Soffredini a Milano?
Domenica sera, poco dopo le 18, la polizia e il 118 sono intervenuti in un appartamento di via Soffredini, zona Precotto, alla periferia nord-est di Milano.
All’interno dell’abitazione, secondo la ricostruzione degli investigatori, una lite per motivi di gelosia sarebbe degenerata fino allo scontro fisico. A impugnare un coltello da cucina sarebbe stata Oksana Murasova, 38 anni, che ha colpito al fianco sinistro il compagno, un uomo di 53 anni.
Il ferito è stato trasportato all’ospedale Ospedale Niguarda, dove i medici gli hanno diagnosticato una prognosi di 30 giorni. Ha però firmato le dimissioni volontarie prima del termine degli accertamenti.
Perché la donna non è stata arrestata?
La 38enne è stata denunciata a piede libero per lesioni aggravate. Il pubblico ministero Pasquale Addesso avrebbe ritenuto sussistenti i presupposti della legittima difesa.
Secondo quanto riferito dalla donna agli agenti, durante la lite il compagno l’avrebbe colpita con pugni. Lei avrebbe tentato di allontanarsi, ma sarebbe stata raggiunta e bloccata. A quel punto avrebbe afferrato il coltello per difendersi.
Anche Murasova è stata visitata in ospedale e trasferita alla clinica Mangiagalli per accertamenti, dopo aver riportato contusioni durante la colluttazione.
Il coltello non è stato trovato nell’appartamento: secondo la ricostruzione, sarebbe stato lo stesso uomo, dopo averlo estratto dal fianco, a disfarsene gettandolo dalla finestra.
C’erano precedenti tra i due?
Sì. Le forze dell’ordine erano già intervenute nell’abitazione della coppia il 27 novembre scorso per una violenta lite, episodio che aveva fatto scattare un “codice rosso”. In quell’occasione, però, non era stata formalizzata alcuna denuncia.
Un segnale rimasto sospeso. Una tensione che covava sotto traccia.
Chi è Oksana Murasova e qual è il suo passato giudiziario?
Il nome di Oksana Murasova non è nuovo alle cronache giudiziarie milanesi. Nel 2015 era stata arrestata per l’omicidio dell’allora convivente, Ruslan Bilus, ucciso il 3 aprile di quell’anno nel loro appartamento di via Ripamonti.
In primo grado era stata condannata a 2 anni e 8 mesi, ma la Corte d’Appello aveva ribaltato la sentenza portando la pena a 8 anni e 2 mesi di reclusione. La condanna era poi diventata definitiva in Cassazione.
All’epoca la donna aveva sostenuto di aver agito d’impeto durante una lite, dopo che il compagno avrebbe minacciato la figlia.
Un precedente pesante, che oggi torna inevitabilmente sotto i riflettori.
Una storia che riapre interrogativi
La vicenda di via Soffredini è ora al vaglio dell’autorità giudiziaria. Gli inquirenti dovranno chiarire con precisione dinamica e responsabilità.
Resta il quadro di una relazione segnata da conflittualità e interventi pregressi delle forze dell’ordine. Resta un coltello sparito. Resta un uomo ferito e una donna con un passato giudiziario che rende ogni episodio più complesso, più delicato, più mediaticamente esplosivo.
A Milano, in un appartamento qualunque, si è consumato l’ennesimo capitolo di una storia privata diventata pubblica. E ora sarà la magistratura a stabilire se si sia trattato davvero di legittima difesa o dell’ennesima tragedia annunciata che ha sfiorato un epilogo ben più grave.

