La svolta nell’inchiesta sulla morte della 76enne
Nuovi sviluppi nell’indagine sulla morte di Antonia “Ninetta” Notarangelo, la donna di 76 anni deceduta il 31 agosto 2025 lungo la strada tra Mattinata e Vieste, nel Gargano.
La Procura di Foggia ha deciso di fare ulteriore chiarezza su quanto accaduto quella sera e ha disposto l’autopsia sulla salma della donna, che verrà riesumata dal cimitero comunale di Vieste.
L’esame autoptico sarà eseguito il 17 marzo al Policlinico Riuniti di Foggia su disposizione del pubblico ministero Matteo Stella.
Nel registro degli indagati figurano quattro persone: tre sanitari e Maria Teresa Ciuffreda, figlia della vittima.
L’ipotesi di reato è concorso in omicidio colposo.
Cosa accadde la sera della tragedia
Secondo quanto ricostruito finora, la sera del 31 agosto la donna si era sentita male e la figlia l’aveva accompagnata al pronto soccorso di Vieste.
Qui, però, avrebbe trovato una situazione critica: nessun medico disponibile e nessuna ambulanza.
Dopo aver atteso circa un’ora senza ricevere assistenza, la figlia avrebbe deciso di caricare la madre in auto per portarla all’ospedale di San Giovanni Rotondo.
Durante il tragitto, nei pressi della Baia delle Zagare, la 76enne è morta tra le braccia della figlia.
Una decisione presa per tentare di salvarla ma che, secondo la Procura, potrebbe avere avuto un ruolo nella tragedia.
L’autopsia e la riesumazione del corpo
Per chiarire definitivamente le cause del decesso, i magistrati hanno disposto un accertamento tecnico irripetibile, ovvero un esame medico-legale che non può essere ripetuto in futuro.
L’autopsia servirà a stabilire:
- le cause precise della morte
- se ci siano stati ritardi nei soccorsi
- se vi siano stati errori diagnostici o assistenziali
Gli investigatori vogliono ricostruire l’intera sequenza dei fatti e capire se la morte della donna potesse essere evitata.
Il dolore della figlia: “È distrutta”
La notizia dell’iscrizione nel registro degli indagati della figlia della vittima ha provocato forte indignazione nella comunità locale.
Un’amica della donna, intervenuta alla trasmissione “La vita in diretta”, ha raccontato lo stato d’animo di Maria Teresa Ciuffreda.
“È distrutta, non riesce nemmeno a parlare o a muoversi”, ha spiegato.
Secondo chi la conosce, la figlia ha agito solo per cercare di salvare la madre.
“L’aveva portata al pronto soccorso perché non c’erano ambulanze e non c’erano medici. Che cosa doveva fare?”.
La difesa: “Un tragico paradosso”
Anche l’avvocato della donna, Michele Sodrio, contesta la ricostruzione accusatoria e parla di una situazione paradossale.
Il legale ha annunciato che verrà nominato un consulente medico legale per seguire le operazioni autoptiche.
“Non permetterò che un possibile caso di grave negligenza sanitaria venga scaricato sulla figlia della paziente”, ha dichiarato.
Secondo la difesa, la donna avrebbe semplicemente cercato di garantire cure alla madre in una situazione di emergenza.
La città di Vieste pronta a sostenere la figlia
La vicenda ha scosso profondamente la comunità di Vieste, dove molti cittadini si stanno schierando a sostegno della figlia.
In molti ritengono surreale che la donna, che avrebbe cercato disperatamente di salvare la madre, si trovi ora indagata.
La stessa Maria Teresa Ciuffreda, secondo amici e conoscenti, sarebbe contraria alla riesumazione del corpo della madre.
Un’inchiesta ancora tutta da chiarire
Le indagini della Procura proseguono per ricostruire con precisione cosa accadde quella sera.
Gli accertamenti medico-legali saranno decisivi per capire se la morte della 76enne sia stata causata da ritardi nei soccorsi, da eventuali errori sanitari o da altri fattori.
Solo dopo l’autopsia gli inquirenti potranno delineare con maggiore chiarezza le responsabilità.

