La vittima, un 45enne ucraino, è ricoverata in condizioni gravissime dopo essere stata colpita alla testa con una spranga di ferro
Una violenta aggressione, una telefonata disperata al 112 e una confessione pronunciata davanti agli agenti appena arrivati sul posto. Sono i drammatici contorni del tentato omicidio avvenuto all’ex Hotel Coronado di Rimini, struttura abbandonata da anni nella zona di Miramare, dove un uomo è stato ridotto in fin di vita al termine di una lite.
La vittima è un cittadino ucraino di 45 anni, attualmente ricoverato in coma all’ospedale Bufalini di Cesena. Le sue condizioni vengono descritte come gravissime.
Per l’aggressione è stato arrestato un connazionale di 44 anni, accusato di tentato omicidio. Secondo le prime ricostruzioni investigative, l’uomo avrebbe colpito ripetutamente la vittima alla testa utilizzando una pesante spranga di ferro.
Una vicenda che ha riportato l’attenzione sulle condizioni di degrado di alcune strutture dismesse della riviera romagnola, spesso utilizzate come rifugio di fortuna da persone in difficoltà.
La chiamata al 112 e la frase pronunciata davanti ai poliziotti
L’allarme è scattato nella notte di venerdì quando alla Sala Operativa della Questura è arrivata una richiesta di intervento urgente.
A contattare i soccorsi è stata una donna ucraina che si trovava nello stabile insieme ai due uomini. La donna avrebbe riferito agli operatori che era in corso una violenta lite e che una persona poteva essere in pericolo di vita.
Quando le Volanti sono arrivate davanti all’ex albergo, gli agenti hanno trovato la donna in forte stato di agitazione. Tra lacrime e urla avrebbe spiegato che all’interno della struttura c’era una persona gravemente ferita che necessitava di soccorso immediato.
Pochi istanti dopo si sarebbe avvicinato anche il presunto aggressore.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l’uomo avrebbe pronunciato più volte una frase destinata a diventare centrale nell’inchiesta: «Sono stato io, fate presto, l’ho ammazzato».
Parole che hanno immediatamente fatto comprendere la gravità della situazione.
La vittima trovata in un lago di sangue
Entrati all’interno dell’edificio, gli agenti hanno trovato il quarantacinquenne disteso su un letto.
L’uomo presentava una profonda ferita alla testa e aveva perso una grande quantità di sangue.
Le sue condizioni sono apparse subito disperate, tanto da rendere necessario l’immediato trasferimento in ospedale.
I sanitari hanno disposto il ricovero al Bufalini di Cesena, struttura specializzata nella gestione dei traumi più gravi.
Al momento la vittima si trova ancora in stato comatoso e la prognosi resta riservata.
Il ritrovamento della spranga e gli accertamenti della Scientifica
Le indagini sono state affidate agli investigatori della Squadra Mobile di Rimini, che hanno lavorato insieme agli agenti intervenuti per primi sul luogo dell’aggressione.
Sul posto sono stati eseguiti rilievi approfonditi da parte della Polizia Scientifica di Rimini e successivamente anche da specialisti arrivati da Bologna.
Durante il sopralluogo sarebbe stata individuata quella che gli investigatori ritengono la possibile arma utilizzata nell’aggressione.
Si tratta di una grossa spranga di ferro, sulla quale sarebbero state rilevate tracce ematiche compatibili con le ferite riportate dalla vittima.
Un elemento che potrebbe avere un peso importante nel prosieguo dell’inchiesta.
Cosa emerge dalle indagini
Nel corso degli accertamenti è emerso anche un ulteriore dettaglio.
Poco prima dell’arrivo delle pattuglie, un operatore del 118 avrebbe ricevuto una telefonata da un uomo che sosteneva di aver colpito una persona con un tubo di ferro e chiedeva l’intervento dei soccorsi.
Gli investigatori hanno quindi sequestrato il telefono cellulare utilizzato per effettuare la chiamata e stanno verificando ogni elemento utile alla ricostruzione della vicenda.
L’arrestato è stato trasferito in carcere e nei prossimi giorni sarà interrogato dal giudice per le indagini preliminari.
Un episodio che riaccende l’attenzione sulle strutture abbandonate
La tragedia avvenuta all’ex Hotel Coronado di Rimini evidenzia ancora una volta le criticità legate agli edifici dismessi che, nel tempo, diventano rifugi di fortuna per persone in condizioni di fragilità.
Secondo quanto emerso, i protagonisti della vicenda utilizzavano la struttura come alloggio temporaneo.
Ora sarà l’inchiesta a chiarire cosa abbia scatenato la violenta aggressione e quali siano state le dinamiche che hanno portato un uomo a lottare tra la vita e la morte all’interno di un albergo abbandonato davanti all’aeroporto di Rimini.

