Il video mostra gli ultimi istanti di vita di Henry Nowak, gli agenti credettero alla falsa accusa dell’aggressore e arrestarono la vittima mentre stava morendo
Prima ha ripetuto più volte “Sono stato accoltellato”. Poi ha implorato: “Non riesco a respirare”. Infine è stato ammanettato e arrestato mentre perdeva conoscenza. È il contenuto del video che sta provocando indignazione nel Regno Unito e che ha riportato al centro del dibattito pubblico il caso di Henry Nowak, lo studente universitario di 18 anni ucciso a Southampton nel dicembre scorso.
Le immagini, registrate dalla bodycam di uno degli agenti intervenuti sul posto e diffuse con il consenso della famiglia, mostrano una sequenza destinata a lasciare il segno nell’opinione pubblica britannica. Il giovane giace a terra gravemente ferito dopo essere stato accoltellato, ma gli agenti, almeno inizialmente, non si rendono conto di avere davanti la vittima.
A convincerli è la versione fornita dal vero aggressore, Vickrum Digwa, 23 anni, che riesce a presentarsi come bersaglio di una presunta aggressione a sfondo razziale.
L’assassino si finge vittima e la polizia cade nell’inganno
Secondo quanto emerso durante il processo, Digwa avrebbe raccontato agli agenti che Henry gli aveva strappato il turbante e lo aveva aggredito per motivi razziali.
Una ricostruzione che si sarebbe poi rivelata completamente falsa.
Le indagini e il processo hanno infatti accertato che era stato proprio Digwa ad accoltellare il giovane con estrema violenza, colpendolo alle gambe e al cuore con una lama lunga circa 21 centimetri.
Per questo motivo il 23enne è stato condannato a 21 anni di carcere.
Ma la sentenza non ha chiuso il caso.
Anzi, la diffusione del filmato ha aperto una nuova fase della vicenda, concentrando l’attenzione sull’operato delle forze dell’ordine durante quei drammatici minuti.
This body cam footage is extremely shocking.
— Suella Braverman (@SuellaBraverman) June 1, 2026
You can hear Henry Nowak’s pleas about being unable to breathe.
And you can hear how the police dismissed them and failed to take action to try to save his life.
This is not just about knife crime. This is about police failure, poor…
Le immagini che hanno sconvolto il Paese
Nel video si sente Henry ripetere più volte di essere stato accoltellato.
A una delle sue richieste di aiuto, un agente risponde addirittura: “Non credo proprio, amico”.
Pochi istanti dopo il ragazzo viene fatto sedere e ammanettato mentre continua a ripetere di non riuscire a respirare.
Una frase che ha immediatamente evocato nella memoria collettiva il caso di George Floyd, l’afroamericano morto negli Stati Uniti nel 2020 durante un arresto che scatenò proteste in tutto il mondo.
Le immagini hanno alimentato rabbia e incredulità, soprattutto perché Henry era la vittima e non l’aggressore.
Secondo alcuni testimoni, gli agenti si sarebbero resi conto dell’errore soltanto successivamente, quando le condizioni del ragazzo erano ormai disperate.
L’indagine sulla polizia e le scuse delle autorità
L’Independent Office for Police Conduct (IOPC), l’organismo che vigila sul comportamento delle forze dell’ordine britanniche, ha aperto un’indagine per accertare eventuali responsabilità.
Nel frattempo la polizia dell’Hampshire ha presentato pubblicamente le proprie scuse alla famiglia.
Il vice capo della polizia, Robert France, ha definito l’accaduto una tragedia e ha ammesso che vedere Henry ammanettato mentre stava morendo rappresenta una pagina dolorosa per il corpo.
Le autorità sottolineano tuttavia che il patologo intervenuto nel processo avrebbe escluso la possibilità di salvare il giovane, spiegando che le ferite interne e l’emorragia erano già incompatibili con la sopravvivenza.
Una spiegazione che però non basta a placare il dolore e la rabbia dei familiari.
Perché il caso Henry è diventato uno scontro politico
La vicenda ha ormai superato i confini della cronaca giudiziaria.
In Parlamento la ministra dell’Interno Shabana Mahmood ha definito il video “scioccante e tragico”, riconoscendo che la famiglia ha diritto a risposte precise.
Nel frattempo il caso è stato cavalcato anche sul piano politico.
Esponenti della destra britannica e gruppi nazionalisti hanno accusato la polizia di essersi lasciata condizionare dalla paura di apparire insensibile alle questioni razziali, arrivando a parlare di presunto “razzismo contro i bianchi”.
La vicenda è stata commentata anche da figure influenti come Nigel Farage ed è finita al centro di un acceso dibattito sui social.
Dall’altra parte, numerosi osservatori invitano a non trasformare una tragedia individuale in uno scontro ideologico, sottolineando che il punto centrale resta la morte di un ragazzo di 18 anni e gli errori commessi durante i soccorsi.
Il dolore della famiglia: “Lasciato morire senza dignità”
A distanza di mesi dall’omicidio, la famiglia Nowak continua a chiedere giustizia e chiarezza.
Il padre Mark ha raccontato di sentirsi devastato non solo per la perdita del figlio, ma anche per il modo in cui sarebbe stato trattato negli ultimi minuti di vita.
Secondo i familiari, Henry sarebbe stato vittima di un comportamento “inumano e degradante”.
Parole che continuano ad alimentare il dibattito nel Regno Unito e che rendono il caso Henry Nowak uno degli episodi più controversi degli ultimi anni nel rapporto tra cittadini e forze dell’ordine britanniche.

