Il nuovo rapporto Andos-Crea Sanità: ansia, stress di coppia, lavoro e maternità tra le conseguenze più pesanti del carcinoma mammario
Il tumore al seno non lascia segni soltanto sul corpo. A distanza di anni dalla diagnosi, migliaia di donne continuano a fare i conti con ansia, depressione, difficoltà relazionali, problemi lavorativi e progetti di vita stravolti. È il quadro che emerge dal II Rapporto Andos-Crea Sanità “Effetti collaterali del cancro alla mammella: qualità di vita”, presentato a Roma e realizzato attraverso un’indagine che ha coinvolto 1.590 donne.
I numeri raccontano una realtà spesso meno visibile della malattia: una donna su tre presenta sintomi depressivi clinicamente rilevanti, mentre l’ansia rappresenta il disturbo psicologico più diffuso.
Una donna su tre soffre di depressione
Secondo il rapporto, il peso emotivo della malattia resta elevato anche dopo la conclusione delle cure.
L’indagine evidenzia che il 21,2% delle donne manifesta livelli moderati di ansia e il 10,9% livelli severi. Quasi una paziente su due riferisce inoltre sintomi ansiosi lievi ma persistenti.
Tra le paure più diffuse emergono il timore di una recidiva, gli effetti collaterali delle terapie e le preoccupazioni per il futuro dei familiari. Aspetti che, secondo lo studio, incidono in maniera significativa sulla qualità della vita di oltre il 65-75% delle donne coinvolte.
Il tumore pesa anche sulla vita di coppia
Tra i dati più significativi spiccano quelli relativi alla sfera affettiva e sessuale.
Il 52% delle donne dichiara un aumento dello stress all’interno della coppia, mentre il 67% segnala problemi significativi di intimità sessuale che spesso persistono anche dopo la fine dei trattamenti oncologici.
Affaticamento cronico, disturbi del sonno, perdita di autostima e difficoltà di concentrazione continuano infatti a influenzare profondamente la vita quotidiana e le relazioni personali.
Lavoro e progetti di vita stravolti
L’impatto della malattia si riflette pesantemente anche sul piano professionale.
Circa il 10% delle donne intervistate ha dovuto interrompere completamente il lavoro o il percorso formativo. Oltre il 20% ha ridotto l’orario lavorativo, mentre circa il 6% ha cambiato mansione o occupazione.
Le difficoltà risultano particolarmente frequenti tra le lavoratrici dipendenti e tra le pazienti sottoposte a chemioterapia, trattamento che emerge come quello con le conseguenze più pesanti sul fronte occupazionale.
Le under 40 e il sogno della maternità
Uno degli aspetti più dolorosi riguarda le donne più giovani.
Lo studio evidenzia che oltre il 45% delle pazienti ha dovuto modificare in modo rilevante i propri progetti di vita, mentre il 22% parla di cambiamenti molto o moltissimo impattanti.
Tra le donne under 40 il dato più significativo riguarda la maternità: il 58,1% afferma di aver rinunciato ad avere figli a causa delle conseguenze della malattia e dei trattamenti.
«Non basta salvare la vita, bisogna restituirla»
«Negli ultimi anni i progressi della ricerca e delle terapie hanno migliorato in modo significativo la sopravvivenza nel tumore della mammella, ma oggi sappiamo che non basta salvare la vita: dobbiamo restituirla», ha affermato Flori Degrassi, presidente nazionale Andos.
Un concetto ribadito anche dagli esperti coinvolti nello studio, secondo i quali il supporto psicologico, sociale e lavorativo deve diventare parte integrante del percorso di cura.
Oltre 53mila nuove diagnosi ogni anno
Come ricordato da Massimo Di Maio, presidente di Associazione Italiana di Oncologia Medica, il tumore della mammella resta la neoplasia più frequente tra le donne e colpisce ogni anno oltre 53mila persone in Italia.
Per questo motivo, sottolineano gli autori del rapporto, la sfida non riguarda soltanto la sopravvivenza, ma anche la qualità della vita dopo la diagnosi, affinché il percorso di guarigione non lasci conseguenze permanenti sul piano psicologico, relazionale e sociale.

