Pietro Maria FioriPietro Maria Fiori

Il 35enne milanese è morto nell’alpeggio: con lui anche una ragazza di 19 anni

Aveva trasformato la corsa in una nuova sfida, cercando nelle montagne salite, fatica e chilometri da percorrere. Poche settimane fa raccontava sui social quanto quella passione, nata quasi per gioco, fosse diventata sempre più importante nella sua vita. Pietro Maria Fiori, 35 anni, di Milano, è morto nella notte in una baita all’alpe Buscagna, a Baceno, nel Verbano-Cusio-Ossola, dopo un’intossicazione da monossido di carbonio.

La tragedia si è consumata in un luogo che Fiori aveva scelto per vivere un’esperienza a stretto contatto con la montagna. Il 35enne si trovava infatti in valle Devero nell’ambito del progetto Pasturs, iniziativa che mette in contatto volontari e allevatori e permette ai partecipanti di trascorrere almeno due settimane in alpeggio.

Nella stessa baita si trovavano altre persone. Cinque sono rimaste intossicate, tra cui una ragazza di 19 anni, anche lei volontaria, le cui condizioni sono considerate gravi e che è stata trasportata all’ospedale Niguarda di Milano.

«Quello che è nato un po’ per gioco sta diventando qualcosa di molto più grande»

È uno degli ultimi frammenti pubblici che raccontano la vita di Pietro Maria Fiori. A luglio, sul profilo Instagram Trust your pit, il 35enne aveva scritto della sua passione per la corsa e del desiderio di mettersi alla prova sulle montagne.

«Quello che è nato un po’ per gioco sta diventando qualcosa di molto più grande», aveva raccontato, spiegando di voler affrontare «salite, fatica e chilometri immerso nelle montagne».

Fiori aveva già partecipato alla VUT, una gara di corsa nelle Alpi, e guardava al futuro con un obiettivo preciso: aumentare progressivamente i chilometri.

Non era soltanto la corsa a portarlo verso la montagna. In un altro racconto aveva descritto un’avventura di tre giorni trascorsa con una tenda, una corda, tre persone e un cane per raggiungere «una delle falesie più lontane che abbiamo mai raggiunto».

«Queste sono le avventure che amo. Quelle che ti ricordano che basta poco per essere felici», aveva scritto.

Parole che, alla luce della tragedia, restituiscono il ritratto di un uomo che negli ultimi mesi aveva trovato proprio nell’attività all’aperto e nella montagna una parte importante della propria vita.

L’esperienza in alpeggio con il progetto Pasturs

Fiori era arrivato in valle Devero per partecipare a Pasturs, progetto nato per favorire la collaborazione tra allevatori e volontari durante la stagione dell’alpeggio.

La rete coinvolge persone tra i 18 e i 45 anni disponibili a trascorrere almeno due settimane in quota per aiutare gli allevatori nella gestione quotidiana delle attività. Il progetto, nato sulle Alpi Orobie bergamasche, si è successivamente esteso ad altre zone alpine e appenniniche.

Tra gli obiettivi c’è anche quello di favorire una maggiore conoscenza e convivenza tra attività di allevamento e presenza dei grandi predatori, come lupi e orsi.

Il 35enne milanese era ospite dell’azienda agricola Francesco Biondo di Masera, realtà familiare che alleva ovini, caprini e bovini e durante l’estate porta gli animali in altura, nella valle Devero.

La tragedia nella baita all’alpe Buscagna

L’allarme è scattato nella notte dopo che è stata scoperta la presenza di monossido di carbonio nella baita dell’alpe Buscagna, nel territorio di Baceno.

Per Pietro Maria Fiori non c’è stato nulla da fare. Altre cinque persone sono rimaste intossicate. Tra loro il gestore dell’alpeggio e suo padre, trasportati all’ospedale di Domodossola, e due dipendenti dell’azienda agricola.

Particolarmente delicate sono apparse le condizioni della ragazza di 19 anni, trasportata in elisoccorso all’ospedale Niguarda di Milano.

Secondo quanto riferito dal direttore dell’ente Aree protette dell’Ossola Daniele Piazza, il gestore dell’alpeggio ha contattato i soccorsi e successivamente ha avvisato l’ente che gestisce l’area.

«È una tragedia», ha commentato Piazza, descrivendo lo stato d’animo degli alpigiani e di chi sta lavorando per ricostruire quanto accaduto.

Il boiler sequestrato: si cerca l’origine della fuga

Le cause dell’intossicazione sono ora al centro degli accertamenti. A occuparsi delle indagini è il Soccorso alpino della Guardia di Finanza di Domodossola, che ha sequestrato il boiler dal quale si sospetta possa essersi originata la fuga di monossido di carbonio.

Saranno gli accertamenti tecnici a stabilire cosa abbia provocato la presenza del gas all’interno della baita e perché la situazione sia diventata così drammatica.

Il monossido di carbonio è particolarmente insidioso perché è un gas inodore e incolore e può provocare intossicazioni senza che le persone presenti nell’ambiente riescano ad accorgersi immediatamente del pericolo.

«Per fortuna sono intervenuti elicotteri capaci di volare la notte»

La tragedia ha colpito profondamente anche chi conosce l’azienda agricola e l’attività svolta in quota.

Gesine Otten, del Comitato Salvaguardia Allevatori Vco, ha ricordato come l’azienda Francesco Biondo salga da anni in alpeggio, occupandosi di animali e della produzione di formaggi.

La moglie del gestore e la loro figlia piccola, ha spiegato, si trovavano invece a Masera e quindi non erano presenti nella baita al momento dell’intossicazione.

Otten ha sottolineato anche l’importanza dell’intervento dell’elisoccorso nelle ore notturne: «Per fortuna sono intervenuti elicotteri capaci di volare la notte, sennò penso che il bilancio sarebbe stato ancora peggiore».

Una vita tra design, corsa e montagna

A Milano, Pietro Maria Fiori lavorava come Product Designer. Sul suo profilo professionale descriveva un’attività dedicata alla progettazione di interfacce intuitive e funzionali, con particolare attenzione all’usabilità e all’accessibilità.

Il suo percorso nel settore delle tecnologie frontend gli permetteva inoltre di lavorare a metà strada tra design e sviluppo, con l’obiettivo di ridurre la distanza tra progettazione e realizzazione.

Ma negli ultimi mesi, accanto alla professione, era cresciuto sempre di più lo spazio dedicato alla corsa e alle attività in montagna.

È proprio in una delle esperienze che sembravano rappresentare una nuova fase della sua vita che Pietro Maria Fiori ha trovato la morte. Aveva 35 anni. La sua permanenza nell’alpeggio avrebbe dovuto essere un’esperienza di volontariato e di vita in quota. Si è trasformata in una tragedia che ha coinvolto anche altre cinque persone e che ora dovrà essere ricostruita dagli investigatori.

Di Redazione

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

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