A destra Elle BoucherA destra Elle Boucher

Elizabeth Boucher, 24 anni, arrestata dopo l’incidente a Daytona Beach

«Vi prego, non portatemi in prigione per questo. Credevo fossimo tutti amici». Sono le parole pronunciate in lacrime da Elizabeth Boucher, 24 anni, al momento dell’arresto a Daytona Beach, in Florida.

La giovane è accusata di aver guidato sotto l’effetto di alcol e di aver provocato un incidente nella serata del 30 agosto, andando a schiantarsi contro un’auto parcheggiata davanti a un’abitazione.

Ma quello che avrebbe fatto subito dopo l’impatto ha reso la vicenda ancora più movimentata: la proprietaria della Honda sarebbe uscita di casa per capire cosa fosse accaduto e sarebbe stata aggredita dalla 24enne.

Il Ford Bronco finisce contro l’auto parcheggiata

Le immagini delle telecamere di sorveglianza diffuse dalla polizia mostrano Boucher alla guida di un Ford Bronco mentre affronta una rotonda in una zona residenziale.

Il veicolo esce dalla traiettoria e finisce contro una Honda parcheggiata nel vialetto di un’abitazione. L’impatto è violento: vetri e detriti vengono scagliati intorno mentre il mezzo spinge la vettura più piccola sul prato.

Secondo gli investigatori, Boucher avrebbe continuato ad accelerare anche dopo lo schianto, facendo slittare le ruote posteriori. La proprietaria dell’auto, avvertita da un vicino, è quindi uscita per verificare i danni.

La lite con la proprietaria dell’auto

È a quel punto che sarebbe scoppiata la seconda parte della vicenda. La donna ha raccontato agli agenti di essere stata aggredita dalla 24enne.

«Mi è venuta addosso e mi è arrivata dritta in faccia. Mi ha dato uno schiaffo proprio qui», ha riferito indicando agli agenti il punto in cui sarebbe stata colpita.

Secondo il verbale di arresto, la donna avrebbe reagito colpendo Boucher e facendola cadere. La 24enne, tuttavia, avrebbe continuato a seguirla fino alla porta di casa, dove l’avrebbe nuovamente spinta prima dell’arrivo della polizia.

Non riusciva nemmeno a mostrare la patente

Quando gli agenti sono arrivati, Boucher avrebbe mostrato diversi comportamenti compatibili con uno stato di alterazione. Secondo il rapporto, aveva difficoltà a mantenersi in piedi e, quando le è stata chiesta la patente, avrebbe consegnato inizialmente il passaporto.

La giovane avrebbe poi cercato di salire su un’auto della polizia lamentando di avere caldo. Agli agenti avrebbe anche detto di non volere più essere fermata, salvo apparire sorpresa quando le è stato spiegato che non si trattava di un semplice controllo stradale ma di un incidente.

Anche sulla dinamica dello schianto avrebbe fornito una versione molto vaga: «Credo di aver colpito la parte anteriore destra della loro auto. Ma non so cosa sia successo veramente».

La risposta dell’agente è stata netta: «Non hai solo colpito la parte anteriore dell’auto, l’hai completamente distrutta».

Rifiuta il test e finisce in manette

Gli agenti hanno quindi chiesto a Boucher se fosse disposta a sottoporsi ai test per verificare la sua sobrietà. La 24enne avrebbe risposto di no e avrebbe tentato di allontanarsi.

È stata quindi fermata e ammanettata. Anche davanti alla richiesta di sottoporsi all’etilometro avrebbe mantenuto il rifiuto.

Durante l’arresto avrebbe cercato di spiegare agli agenti di essere una madre e di dover acquistare qualcosa per la figlia. «Non sto opponendo resistenza all’arresto; voglio solo assicurarmi che mia figlia riceva ciò di cui ha bisogno», avrebbe detto.

Elle Boucher
Elle Boucher

Le accuse e la prossima udienza

Boucher è stata accusata, tra gli altri capi, di guida in stato di ebbrezza, rifiuto del test per la guida sotto l’effetto di alcol, aggressione fisica, danneggiamento di proprietà e resistenza all’arresto senza violenza. Nel suo fascicolo compare inoltre un’accusa relativa al possesso di sostanze stupefacenti senza prescrizione.

La 24enne è stata arrestata e rilasciata il 31 agosto in Florida. Dovrà tornare davanti al giudice il prossimo 21 ottobre.

La vicenda è diventata rapidamente virale dopo la diffusione dei filmati della videosorveglianza e delle bodycam degli agenti, che hanno documentato anche il momento in cui Boucher, ormai in lacrime, ha pronunciato quella frase destinata a riassumere l’assurdità della situazione: «Credevo fossimo tutti amici».

Di Redazione

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

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