Cristian AlabiCristian Alabi

Aveva 22 anni ed era riuscito a ricostruirsi una vita a Sant’Agata di Militello dopo aver perso i genitori e affrontato tante difficoltà

Era arrivato in Sicilia con un sogno, quello di diventare calciatore e costruirsi un futuro migliore. Dopo aver affrontato sofferenze e difficoltà, aveva trovato una famiglia pronta ad accoglierlo, un lavoro e una nuova serenità. Ma proprio quando sembrava aver conquistato una stabilità, la sua vita si è spezzata in modo drammatico. Cristian Alabi è morto a 22 anni al Policlinico di Messina, dove era ricoverato per le gravi ferite riportate in un incidente stradale avvenuto nella notte tra sabato e domenica a Sant’Agata di Militello, nel Messinese.

Il decesso è stato dichiarato nel tardo pomeriggio, al termine delle procedure per l’accertamento della morte cerebrale. Originario del Benin e residente da anni nel centro nebroideo, il giovane era rimasto gravemente ferito dopo aver perso il controllo dello scooter che stava guidando. Una notizia che ha suscitato profondo dolore tra quanti lo conoscevano e nella comunità sportiva che aveva seguito il suo percorso in Italia.

A ricordarlo con parole cariche di commozione è stata la Fc Tirrenica, la società con cui aveva condiviso un tratto della sua esperienza calcistica. Nel messaggio pubblicato sui social emerge la storia di un ragazzo che, nonostante le prove affrontate, era riuscito a trovare nuovi affetti e una ragione per guardare avanti.

Lo schianto nella notte sulla circonvallazione

L’incidente si è verificato poco dopo le 2 lungo la circonvallazione di Sant’Agata di Militello. Secondo una prima ricostruzione, ancora al vaglio dei carabinieri della locale Compagnia, Cristian era alla guida di uno scooterone di grossa cilindrata che avrebbe preso in prestito quando, per cause da accertare, avrebbe perso il controllo del mezzo, cadendo violentemente sull’asfalto.

Le condizioni del ventiduenne sono apparse subito estremamente gravi. Dopo i primi soccorsi, è stato trasferito al Policlinico di Messina, dove è rimasto ricoverato per giorni. Nonostante le cure, le conseguenze dei traumi riportati si sono rivelate fatali.

La morte è stata dichiarata soltanto dopo il completamento delle procedure previste per l’accertamento della morte cerebrale. I carabinieri stanno proseguendo gli accertamenti per chiarire la dinamica dell’incidente e le circostanze che hanno portato alla perdita di controllo dello scooter.

Dal Benin alla Sicilia per inseguire il sogno del calcio

La storia di Cristian era cominciata lontano dalla Sicilia. Originario del Benin, era arrivato in Italia nel 2023 grazie all’interessamento dei dirigenti dell’Asd Rosmarino Calcio, attraverso il suo procuratore. Aveva un obiettivo semplice e ambizioso: giocare a calcio e costruirsi una vita diversa.

«La sua storia è fatta di difficoltà, sofferenza, solidarietà e speranza», ha ricordato la società sportiva, ripercorrendo le tappe di un percorso segnato da ostacoli dolorosi. Durante la stagione, un grave infortunio lo aveva costretto a fermarsi, allontanandolo dal campo per un lungo periodo. I tempi di recupero non gli avevano consentito di riprendere l’attività agonistica.

A quel punto, racconta il club, i dirigenti avevano cercato di contattare il procuratore per organizzare il suo rientro in patria. Ma alle ripetute telefonate non era arrivata risposta. Fu allora che emerse una realtà ancora più difficile: Cristian non aveva più una famiglia a cui tornare. I suoi genitori erano morti durante un conflitto nel Paese d’origine.

Il giovane non era soltanto un calciatore infortunato, impossibilitato a proseguire il proprio percorso sportivo. Era un ragazzo rimasto solo, lontano dalla sua terra e senza punti di riferimento, chiamato a immaginare nuovamente il proprio futuro.

La famiglia che gli ha cambiato la vita

Nel momento più difficile, quando il ritorno in patria non sembrava un’opzione percorribile, arrivò una svolta. Una famiglia del territorio decise di aprirgli le porte della propria casa, accogliendolo come uno dei suoi figli.

«Lo accolsero come un figlio», scrive la Fc Tirrenica nel suo ricordo. Da quel momento Cristian riuscì a trovare ciò che gli era mancato: affetto, stabilità, un lavoro e una quotidianità nella quale sentirsi finalmente al sicuro.

Il ragazzo arrivato in Sicilia con uno zainetto e un paio di scarpe da calcio aveva trovato molto più di una possibilità sportiva. Aveva trovato una casa e persone sulle quali contare, ricominciando a costruire la propria vita a Sant’Agata di Militello.

Negli anni successivi, racconta ancora la società, capitava spesso di incontrarlo per le strade del paese. Il suo sorriso era diventato il segno di una serenità conquistata dopo tante sofferenze. Vederlo andare avanti, lavorare e guardare al futuro rappresentava per chi lo aveva conosciuto anche la soddisfazione di aver contribuito a offrirgli una nuova opportunità.

Il dolore della Fc Tirrenica: «La partita più importante»

Adesso quel sorriso resta nel ricordo di chi gli ha voluto bene. La Fc Tirrenica ha affidato al suo messaggio un saluto che va oltre il calcio e il risultato sportivo, riportando al centro la storia personale di Cristian e il percorso con cui era riuscito a rialzarsi.

«La tua partita più importante non l’avevi giocata su un campo di calcio, ma nella vita. E meritavi di vincerla fino in fondo», è il messaggio conclusivo dedicato al giovane.

Parole che raccontano il dolore per una vita interrotta a soli 22 anni, dopo aver attraversato prove durissime e trovato finalmente un ambiente nel quale sentirsi accolto. A Sant’Agata di Militello, Cristian non era soltanto il ragazzo arrivato dal Benin per inseguire un pallone: era una persona che aveva costruito legami, trovato affetto e cominciato a immaginare un futuro.

L’incidente sulla circonvallazione ha spezzato quel percorso. Restano il cordoglio di chi lo ha conosciuto, la vicinanza alla famiglia che lo aveva accolto e il ricordo di un giovane che, nonostante tutto, aveva saputo ripartire.

Di Redazione

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