Tracce genetiche maschili su più reperti, ma non riconducibili a Sebastiano Visintin: la difesa intravede una svolta
Un DNA maschile sconosciuto trovato su diversi reperti legati a Liliana Resinovich potrebbe aprire nuovi scenari nell’indagine sulla sua morte. È l’elemento su cui punta l’attenzione la difesa di Sebastiano Visintin, il marito della donna, indagato per omicidio. Gli avvocati Alice e Paolo Bevilacqua, che lo assistono, ritengono che la presenza di un profilo genetico non identificato possa rappresentare un passaggio decisivo per chiarire una vicenda che continua a dividere e a sollevare interrogativi.
«La presenza di un Dna appartenente a un ignoto di sesso maschile dovrebbe portare a una svolta nell’indagine che vede coinvolto il solo Visintin», hanno dichiarato i legali all’Adnkronos. La difesa attende di esaminare nel dettaglio l’elaborato peritale insieme ai propri consulenti e si riserva di approfondire ogni dubbio nell’udienza del 30 ottobre, quando saranno sentiti gli esperti che hanno condotto gli accertamenti.
Liliana Resinovich, 63 anni, scomparve da Trieste il 14 dicembre 2021. Il suo corpo venne ritrovato il 5 gennaio 2022 nel boschetto dell’ex ospedale psichiatrico. Da allora, la ricostruzione della morte è stata al centro di una complessa vicenda giudiziaria: le prime indagini si conclusero con l’ipotesi del suicidio, mentre la successiva inchiesta ha preso in considerazione quella dell’omicidio.
Il DNA maschile sconosciuto su jeans, sacco e cordino
Gli accertamenti genetici, dattiloscopici e merceologici affidati ai periti nominati dal giudice per le indagini preliminari di Trieste hanno restituito una serie di elementi che dovranno essere valutati nel loro insieme. Tra i risultati più rilevanti c’è il rinvenimento di tracce genetiche maschili attribuite a un soggetto non identificato.
Secondo quanto emerso dalle analisi, un profilo maschile sconosciuto è stato individuato sui jeans indossati da Liliana, sul sacco che avvolgeva i suoi piedi e sul cordino che teneva unite alcune chiavi. Altre tracce genetiche sono state rilevate su ulteriori reperti sottoposti ad analisi, mentre gli esperti hanno escluso che il profilo ignoto esaminato sia riconducibile a Visintin.
È un dato che alimenta le domande sull’identità della persona alla quale appartengono le tracce e sulle circostanze in cui potrebbero essere state depositate. Il DNA sconosciuto, tuttavia, non identifica da solo un eventuale responsabile e non dimostra automaticamente quando o in quale contesto sia avvenuto il contatto. Sarà necessario interpretare i risultati insieme agli altri elementi raccolti nell’indagine.
Un dettaglio importante riguarda il cordino trovato intorno al collo della donna, uno degli oggetti centrali nella ricostruzione della morte. Su quel reperto, secondo le risultanze riportate, è stata individuata soltanto la traccia genetica di Liliana. Il confronto tra quel cordino e i materiali sequestrati nell’abitazione di Visintin non ha inoltre consentito ai periti di confermare o escludere una compatibilità.
Le scarpe di Liliana e il terreno: il corpo potrebbe essere stato spostato?
Un altro punto delicato riguarda le suole delle scarpe della vittima. Gli accertamenti hanno evidenziato che il terreno presente sotto le calzature non corrisponderebbe a quello del luogo in cui il cadavere venne ritrovato. È un risultato che ha alimentato l’ipotesi, sostenuta dal legale Nicodemo Gentile, che assiste il fratello Sergio, secondo cui Liliana potrebbe essere stata uccisa altrove e successivamente trasportata nel boschetto.
Sulle suole sono stati rilevati anche residui, tra cui zirconio, che hanno portato a valutare un possibile confronto con i materiali presenti nel laboratorio in cui Visintin affilava coltelli. Ma, secondo i periti, il raffronto non ha fornito elementi a sostegno di un contatto tra le scarpe della donna e quel laboratorio.
La distinzione è fondamentale: la composizione dei residui e la loro eventuale provenienza devono essere interpretate sulla base dei risultati scientifici, senza trasformare una compatibilità ipotizzata in una prova di collegamento.
Il giubbotto di Visintin e quello della moglie: cosa dice la perizia
Gli esperti hanno inoltre rilevato una compatibilità da contatto tra le fibre del giubbotto e della borsa di Liliana e quelle del giubbotto che Visintin avrebbe indossato il giorno della scomparsa. Il dato indica una possibile vicinanza tra gli oggetti analizzati, ma non chiarisce da solo quando sia avvenuto il contatto né quale significato abbia nella ricostruzione dei fatti.
La difesa sottolinea che marito e moglie vivevano insieme e che i loro vestiti venivano spesso appesi uno accanto all’altro. Una circostanza che, secondo i legali, potrebbe spiegare la presenza di fibre compatibili senza dimostrare un coinvolgimento nell’omicidio.
Anche l’analisi delle formazioni pilifere ha dato risultati da approfondire: delle dodici esaminate su diversi reperti, undici sono state attribuite a Liliana e una a un soggetto maschile sconosciuto.
Udienza il 30 ottobre: attesa per le spiegazioni dei periti
Il prossimo passaggio è fissato per il 30 ottobre, quando i periti saranno esaminati in aula e potranno chiarire portata e limiti dei risultati. La difesa di Visintin vuole analizzare ogni aspetto dell’elaborato, mentre i legali della famiglia Resinovich continuano a sostenere la necessità di fare piena luce sulle circostanze della morte.
Nicodemo Gentile ha precisato che non ci si aspettava dalla perizia una prova definitiva dopo anni di indagini, annunciando la presenza di ulteriori elementi che, secondo la sua valutazione, deporrebbero per l’omicidio e per possibili responsabilità.
Il DNA dell’ignoto è dunque uno dei nodi più delicati del caso, ma non l’unico. La sua rilevanza dipenderà dalle spiegazioni degli esperti e dal confronto con gli altri risultati scientifici. La domanda che resta aperta è chi sia l’uomo a cui appartengono le tracce e quale ruolo, se ne ha avuto uno, possa aver avuto nella vicenda.

