La donna era prigioniera in un appartamento a Fargo, nel North Dakota: aveva una catena e un lucchetto alla caviglia
Per due anni sarebbe stata tenuta segregata in una camera da letto, immobilizzata con pesanti catene e sottoposta a violenze. A interrompere quell’incubo non è stata una fuga né l’intervento di un familiare, ma le grida che un addetto alla manutenzione ha sentito provenire da un appartamento. Come riferito dal New York Post È accaduto a Fargo, nel North Dakota, dove la polizia ha liberato una donna trovata legata al letto e ha arrestato due persone: il suo ex marito, Arturo Calzada Becerril, 40 anni, e la compagna di lui, Erendira Amoles, 41.
La scoperta è avvenuta martedì, quando il manutentore ha segnalato all’amministrazione dello stabile alcune urla soffocate. A quel punto è partita la chiamata al 911 e gli agenti hanno raggiunto l’abitazione. All’interno si sono trovati davanti a una scena agghiacciante: la donna era bloccata alla struttura del letto attraverso una catena pesante, chiusa con un lucchetto attorno alla caviglia destra.
Le sue condizioni hanno richiesto il trasferimento immediato in ospedale. Sul corpo presentava lividi al volto, alle braccia e alle gambe, oltre a una cicatrice sulla fronte che, secondo il suo racconto, sarebbe stata provocata da un pugno.
Le catene, la telecamera e il secchio accanto al letto
La ricostruzione contenuta negli atti giudiziari descrive un sistema di immobilizzazione predisposto per impedirle di allontanarsi. Le catene sarebbero state fissate alla testiera con bulloni, dadi e rondelle, mentre i lucchetti erano collocati sia nella parte superiore sia in quella inferiore del letto. Per rivestire il metallo sarebbe stato utilizzato anche un tubo galleggiante in gommapiuma.
La vittima ha raccontato agli investigatori, attraverso un’applicazione di traduzione, di essere stata portata dal Messico negli Stati Uniti nel 2024 dall’uomo che in passato era stato suo marito. Da quel momento, secondo la denuncia, sarebbe iniziata la prigionia. Nella stanza ci sarebbe stata anche una telecamera di sorveglianza puntata sul letto, mentre le finestre sarebbero state oscurate con fogli di alluminio.
Le condizioni di vita descritte sono altrettanto inquietanti: la donna avrebbe ricevuto da mangiare soltanto due volte al giorno e sarebbe stata costretta a utilizzare un secchio vicino al letto per i propri bisogni. Secondo gli atti, Amoles sarebbe stata abitualmente incaricata di occuparsi di lei e di liberarla temporaneamente dalla struttura.
Le accuse di violenze e il movente ipotizzato dagli investigatori
La donna avrebbe riferito alla polizia di essere stata picchiata e aggredita sessualmente da Calzada Becerril e dalla sua compagna. In alcune circostanze, secondo la sua testimonianza, i due l’avrebbero immobilizzata insieme prima di sottoporla alle violenze.
Gli investigatori stanno esaminando anche il possibile movente. Secondo quanto sostenuto dai pubblici ministeri, la coppia avrebbe voluto tenerla prigioniera per sfruttare la sua cittadinanza statunitense e ottenere un vantaggio nella regolarizzazione della posizione migratoria dell’uomo. Un’altra spiegazione riportata negli atti giudiziari attribuisce invece a Calzada Becerril la volontà di impedirle di tornare a fare uso di droghe, perché temeva che potesse ricominciare.
Sono circostanze che dovranno essere accertate nel corso del procedimento. La donna, intanto, ha potuto lasciare l’appartamento e ricevere assistenza medica.
I vicini increduli: «Nessuno si era accorto di nulla»
La notizia ha lasciato sotto choc gli altri residenti del complesso. Alcuni hanno raccontato ai media locali di non riuscire a spiegarsi come una situazione simile potesse protrarsi per tanto tempo senza che nessuno intervenisse.
Erin Schauer ha ricordato che nell’edificio erano previsti controlli serali da parte degli addetti alla sicurezza, con passaggi nei corridoi e pattugliamenti anche all’esterno. «È davvero spaventoso. Se ne sente parlare continuamente al telegiornale, ma il fatto che sia successo proprio lì accanto è davvero inquietante», ha dichiarato.
Ancora più incredulo Reed Bertsch, un altro residente: «È incredibile. Non riesco proprio a credere che nessuno l’abbia sentito, o che nessuno abbia avuto il minimo sospetto che stesse succedendo qualcosa del genere».
Dopo il ritrovamento, Amoles sarebbe rientrata nell’appartamento insieme alla figlia di otto anni. Entrambi gli indagati sono stati arrestati e trasferiti nel carcere della contea di Cass. Sono comparsi davanti al giudice venerdì mattina e devono rispondere delle accuse di sequestro di persona e aggressione. Le indagini delle forze dell’ordine del North Dakota dovranno ora ricostruire nel dettaglio quanto accaduto durante i due anni di prigionia e verificare le responsabilità contestate.

