Il caso dell’affresco con il volto della Premier
Continua a far discutere l’affresco raffigurante un angelo con tratti somatici che richiamano la presidente del Consiglio Giorgia Meloni nella Basilica di San Lorenzo in Lucina, a Roma. Il Vicariato di Roma ha chiarito che al momento non è stata presa alcuna decisione su una eventuale rimozione o modifica dell’opera, mentre il dibattito pubblico e mediatico resta acceso.
Vicariato di Roma: nessuna decisione sulla rimozione dell’angelo
A fare il punto è Giulio Albanese, responsabile della comunicazione del Vicariato di Roma, che ha spiegato che qualsiasi decisione verrà presa solo dopo un confronto tra le istituzioni coinvolte. La chiesa è di proprietà del Fondo edifici di culto (Fec), mentre la Soprintendenza ha competenza sulla tutela del patrimonio artistico e il Vicariato è responsabile delle funzioni di culto e del rispetto delle norme concordatarie.
Secondo Albanese, ogni scelta dovrà essere condivisa “al livello più alto” tra i soggetti istituzionali coinvolti, in linea con le procedure previste per interventi su beni culturali.
“L’originale non era così”: cosa dice il responsabile della comunicazione
Albanese ha sottolineato che l’affresco oggi al centro delle polemiche non rispecchierebbe la versione originale: “L’originale di sicuro non era così”, ha affermato, precisando che durante il restauro doveva essere rispettato il formato iniziale dell’opera, che sarebbe stato “molto diverso” rispetto alla versione attuale.
Il responsabile della comunicazione ha inoltre evidenziato che le regole di intervento erano state concordate con i restauratori, con l’indicazione di attenersi fedelmente all’originale.
Il giallo del restauro: autore, intenzioni e finanziamenti
Il caso dell’angelo con il volto somigliante alla premier ha aperto interrogativi su autore, obiettivi e committente dell’intervento. L’attenzione si è concentrata soprattutto sulle fasi di restauro e sulle eventuali modifiche introdotte rispetto alla versione precedente.
Il mistero riguarda anche le motivazioni dell’intervento artistico e l’eventuale presenza di messaggi simbolici, interpretazioni che hanno alimentato il dibattito pubblico.
Il racconto di Antonio d’Amelio sulla cappella e il volto dell’angelo
A fornire dettagli storici è Antonio d’Amelio, vicepresidente del Consiglio Gran Magistrale degli Ordini Dinastici, che ha ricostruito la storia della cappella e dei restauri. Secondo il suo racconto, la cappella fu voluta dal padre Carlo d’Amelio, ministro della Real Casa, per una cerimonia in suffragio di Umberto II, e successivamente restaurata per problemi di infiltrazioni.
D’Amelio ha precisato di non essere a conoscenza dell’ultimo restauro e ha affermato che il volto dell’angelo non era presente nella versione originale: sarebbe stato aggiunto dal restauratore, poi divenuto sacrestano, di propria iniziativa.
Secondo la sua versione, il restauratore avrebbe dipinto il volto senza alcuna intenzione politica, incorrendo in un “equivoco” per la somiglianza con la presidente del Consiglio.
Umberto II, Pantheon e messaggi simbolici: le ipotesi
Il dibattito si è esteso anche a possibili interpretazioni simboliche dell’affresco, in particolare in relazione alla presenza di riferimenti alla monarchia e alla figura di Umberto II. Alcune ipotesi hanno collegato l’opera a una presunta sollecitazione per il rientro della salma del sovrano al Pantheon, tema che in passato ha generato discussioni politiche e istituzionali.
D’Amelio ha ricordato di aver discusso la questione con l’allora ministro dei beni culturali Gennaro Sangiuliano, sottolineando che in passato erano stati avviati contatti anche durante la presidenza di Sandro Pertini, senza esito.
Monarchia, gioielli dei Savoia e memorie storiche: il contesto
Nel contesto del dibattito, sono emersi anche riferimenti ai gioielli di Casa Savoia e alla questione della loro restituzione. D’Amelio ha ridimensionato il valore simbolico e materiale dei beni, ricordando un inventario realizzato in passato e sottolineando che la monarchia italiana non era particolarmente ricca.
Il caso dell’affresco di San Lorenzo in Lucina resta quindi un episodio che intreccia arte, restauro, storia e attualità politica, in attesa di una decisione ufficiale delle istituzioni competenti.

