La Procura si muove verso una possibile revisione del processo che ha portato alla condanna definitiva di Alberto Stasi per l’omicidio di Chiara Poggi. Un passaggio delicato, che potrebbe riaprire uno dei casi giudiziari più discussi degli ultimi anni e mettere in discussione una sentenza passata in giudicato nel 2015.
Il quadro emerge dopo un incontro avvenuto nelle ultime ore tra la procuratrice generale di Milano Francesca Nanni, la vice Lucilla Tontodonati e il procuratore di Pavia Fabio Napoleone, titolare della nuova inchiesta sul delitto di Garlasco.
Al centro della riunione, la valutazione di un possibile errore giudiziario e la necessità di verificare se esistano i presupposti per chiedere la revisione del processo che ha condannato Stasi a 16 anni di carcere, pena che l’ex fidanzato della vittima sta terminando di scontare.
La nuova inchiesta e il ruolo di Andrea Sempio
Da oltre un anno la Procura di Pavia, con l’aggiunto Stefano Civardi e le pm Valentina De Stefano e Giuliana Rizza, sta lavorando a una nuova ricostruzione dei fatti.
L’indagine è stata riaperta sulla base di nuovi elementi, tra cui una consulenza tecnica sul Dna rinvenuto sotto le unghie di Chiara Poggi.
In questo contesto è emersa la posizione di Andrea Sempio, indagato con un’ipotesi accusatoria particolare: concorso nell’omicidio insieme a Stasi e ad altri soggetti.
Una formulazione definita da diversi osservatori come uno strumento investigativo per consentire ulteriori accertamenti, delegati ai carabinieri, su un quadro che nel tempo è apparso sempre meno lineare.
Uno scenario alternativo alla sentenza definitiva
Secondo quanto trapela dagli ambienti investigativi, la nuova inchiesta avrebbe delineato uno scenario differente rispetto a quello cristallizzato nella sentenza definitiva.
L’ipotesi è che la mattina del 13 agosto 2007, nella villetta di Garlasco, non fosse presente Alberto Stasi, ma Andrea Sempio insieme ad altri possibili complici.
Una ricostruzione che, se confermata, cambierebbe radicalmente la lettura dell’omicidio.
Nel corso delle verifiche successive, tuttavia, l’attenzione si sarebbe concentrata soprattutto su Sempio, mentre la posizione di eventuali altri soggetti sarebbe stata progressivamente ridimensionata.
Il nodo centrale: la revisione del processo Stasi
A questo punto emerge una questione giuridica cruciale.
Prima ancora di procedere con eventuali richieste di rinvio a giudizio o con la chiusura delle indagini su Sempio, gli inquirenti si trovano di fronte a un passaggio inevitabile: valutare la revisione del processo a carico di Stasi.
Una necessità che, secondo diversi esperti, avrebbe dovuto essere affrontata fin dall’inizio della nuova indagine.
L’obiettivo sarebbe quello di eliminare definitivamente il nome di Stasi dalle responsabilità penali per l’omicidio, qualora venisse accertato un errore giudiziario.
La posizione della Procura generale di Milano
La decisione, però, non sarà immediata.
La procuratrice generale Francesca Nanni ha spiegato che nelle prossime settimane verrà analizzata un’informativa dettagliata sul lavoro svolto dalla Procura di Pavia.
“Non sarà uno studio né veloce né facile”, ha sottolineato.
Solo dopo un’analisi approfondita degli atti e delle prove raccolte si potrà valutare se esistano gli estremi per avanzare una richiesta di revisione.
Un percorso che richiederà tempo e che potrebbe svilupparsi nell’arco di diversi mesi.
Una procedura lunga e complessa
L’eventuale revisione non sarebbe un passaggio automatico.
La richiesta dovrebbe essere esaminata dalla Corte d’Appello competente e, successivamente, dalla Corte di Cassazione.
Si tratta quindi di un iter lungo e complesso, che difficilmente produrrà effetti immediati.
Anzi, potrebbe avere un impatto anche sul procedimento parallelo che riguarda Sempio, rallentando l’eventuale sviluppo dell’azione penale nei suoi confronti.
Le nuove analisi: Dna e consulenze tecniche
Sul piano investigativo, la nuova inchiesta è ormai arrivata a un punto avanzato.
È atteso il deposito dell’informativa finale dei carabinieri, che raccoglie:
- interrogatori e audizioni
- analisi delle impronte
- esiti delle consulenze tecniche
Tra gli elementi più rilevanti c’è la perizia sul Dna maschile isolato sotto le unghie della vittima.
Secondo gli accertamenti, il profilo genetico sarebbe compatibile con Andrea Sempio o con membri della linea paterna della sua famiglia.
Tuttavia, il livello di compatibilità viene descritto come “moderatamente forte” o “moderato”, senza raggiungere una certezza scientifica definitiva.
I punti ancora incerti dell’inchiesta
Proprio questo aspetto rappresenta uno dei nodi più delicati.
Le nuove evidenze non sembrano, allo stato attuale, fornire una prova definitiva in grado di ribaltare con certezza la ricostruzione processuale precedente.
Restano quindi margini di incertezza:
- sull’identificazione dell’autore materiale
- sulla dinamica precisa del delitto
- sull’eventuale coinvolgimento di più persone
A meno che, come ipotizzato in ambienti investigativi, non esista un elemento decisivo ancora non reso pubblico.
Un caso che potrebbe essere riscritto
Il delitto di Garlasco, a quasi vent’anni dai fatti, torna così al centro dell’attenzione giudiziaria.
Non si tratta solo di una nuova indagine, ma della possibilità concreta di riscrivere una verità processuale consolidata.
Un passaggio che, se confermato, avrebbe conseguenze profonde:
- sul piano giudiziario
- sul piano mediatico
- sul piano umano per le persone coinvolte
Cosa può succedere nei prossimi mesi
I prossimi passaggi saranno decisivi.
Prima l’analisi degli atti da parte della Procura generale, poi l’eventuale decisione sulla richiesta di revisione.
Parallelamente, si attende la chiusura dell’indagine su Andrea Sempio.
Due binari che potrebbero intrecciarsi e ridefinire completamente il caso.
Con un punto fermo: la verità giudiziaria, oggi, non appare più così definitiva come sembrava fino a pochi mesi fa.

