Domenico CaliendoDomenico Caliendo

La perizia di 553 pagine depositata al gip: errori nella conservazione del cuore e una scelta decisiva nelle 72 ore successive al trapianto

Domenico Caliendo aveva due anni e mezzo quando è morto, il 21 febbraio scorso, dopo il fallimento del trapianto di cuore eseguito il 23 dicembre 2025 all’ospedale Monaldi di Napoli. Ora una superperizia di 553 pagine depositata dai tre esperti nominati dal gip Mariano Sorrentino mette nero su bianco una conclusione destinata a pesare sull’inchiesta: il bambino avrebbe potuto essere salvato.

I professori Biagio Solarino, Ugolino Livi e Ferdinando Luca Lorini hanno individuato criticità sia nelle procedure di trasporto e conservazione del cuore del donatore, prelevato a Bolzano e trasferito a Napoli, sia nelle decisioni assunte successivamente al Monaldi.

Secondo i periti, infatti, un diverso percorso avrebbe potuto consentire a Domenico di arrivare a un nuovo trapianto.

Il cuore danneggiato dal ghiaccio secco

Una delle contestazioni riguarda il trasporto dell’organo. La dottoressa Gabriella Farina, recatasi a Bolzano per effettuare l’espianto, avrebbe dovuto portare con sé una quantità sufficiente di ghiaccio per garantire la corretta conservazione del cuore.

I periti giudicano “non congrua” la sua condotta, sottolineando inoltre che non avrebbe verificato adeguatamente il materiale messo a disposizione per la conservazione dell’organo, che comprendeva anche ghiaccio secco.

Il cuore sarebbe quindi arrivato al Monaldi irrimediabilmente danneggiato dal freddo.

È però nelle ore successive che la superperizia individua quello che potrebbe essere stato il passaggio decisivo.

Il Berlin Heart al posto dell’Ecmo

Una volta accertato il grave danno all’organo trapiantato, secondo i tre esperti Domenico Caliendo avrebbe dovuto essere collegato entro 72 ore al Berlin Heart Excor, un dispositivo di assistenza ventricolare extracorporea, anziché essere trattato con Ecmo, l’ossigenazione extracorporea a membrana.

La differenza, secondo i periti, avrebbe potuto cambiare il destino del piccolo.

«Il Vad (Berlin Heart Excor) avrebbe consentito di preservare o ristabilire la funzionalità d’organo, rendendo quindi potenzialmente candidabile ad un ritrapianto per un tempo superiore a quello garantito dall’Ecmo».

E ancora: con un nuovo trapianto, scrivono gli esperti, la probabilità di sopravvivenza di Domenico nel medio e lungo periodo sarebbe stata significativa.

Il legale della famiglia, Francesco Petruzzi, interpreta le conclusioni in termini ancora più netti: secondo quanto riferito dall’avvocato, il bambino avrebbe avuto una possibilità di riuscita del ritrapianto superiore al 70% se fosse stato collegato al Berlin Heart entro le 72 ore.

La cardiectomia dei cardiochirurghi non viene censurata

La superperizia, però, non attribuisce ogni responsabilità ai medici coinvolti nel percorso chirurgico.

I tre esperti ritengono sostanzialmente conforme alle regole mediche la cardiectomia, cioè la rimozione del cuore, eseguita dal primario Guido Oppido insieme alla vice Emma Bergonzoni e alla collaboratrice Addonizio.

Viene quindi escluso, sotto questo profilo, che Oppido e Bergonzoni abbiano violato le regole procedendo all’intervento in emergenza.

Gli stessi periti sottolineano che la cardiectomia era stata avviata da Oppido quando il cuore era arrivato in sala operatoria.

La difesa di Oppido: «Condotta chirurgica conforme»

Le conclusioni della superperizia saranno ora al centro del confronto tra difese e Procura di Napoli nell’incidente probatorio fissato dal gip Sorrentino per il 12 e 13 novembre.

I sette medici indagati potranno contestare le conclusioni degli esperti nominati dal giudice. Tra i primi a farlo sono stati i difensori di Oppido, Alfredo Sorge e Vittorio Manes.

«Dalle conclusioni della perizia emerge che la condotta chirurgica di Oppido è stata conforme alle regole mediche», ha spiegato Sorge, ribadendo inoltre che la cardiectomia sarebbe stata iniziata quando il cuore era già arrivato in sala operatoria.

Nel frattempo, oggi il Tribunale del Riesame di Napoli ha rinviato al 21 settembre la decisione relativa a Oppido sulla misura interdittiva dalla professione medica. La richiesta di acquisire la superperizia ha infatti portato al rinvio.

Per Bergonzoni, difesa dall’avvocato Vincenzo Maiello, i giudici si sono riservati sulla valutazione delle esigenze cautelari.

La famiglia chiede di valutare l’omicidio volontario

La perizia apre dunque un nuovo fronte nell’inchiesta sulla morte di Domenico Caliendo.

Il legale della famiglia chiede alla Procura di Napoli di valutare anche una contestazione molto più grave rispetto all’attuale ipotesi di omicidio colposo: l’omicidio volontario.

È una richiesta della parte civile, non una conclusione giudiziaria già raggiunta. Saranno la Procura e poi, eventualmente, i giudici a stabilire quali responsabilità possano emergere dagli accertamenti.

Di Redazione

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

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