Sit in al Monaldi delle famiglie per Oppido, ,la reazione della mamma di Domenico CaliendoSit in al Monaldi delle famiglie per Oppido, ,la reazione della mamma di Domenico Caliendo

Davanti al Monaldi la vita e la morte si guardano negli occhi

Davanti all’ospedale Monaldi di Napoli, in una mattina carica di tensione e commozione, si sono incrociati due sentimenti opposti: il dolore di chi ha perso un figlio e la gratitudine di chi lo ha visto salvare.

Da una parte Patrizia, madre del piccolo Domenico Caliendo, morto a soli due anni dopo un trapianto cardiaco fallito. Dall’altra alcune madri che hanno deciso di manifestare il loro sostegno al cardiochirurgo Guido Oppido, coinvolto nelle indagini sulla morte del bambino insieme ad altri sei medici.

La scena davanti all’ospedale è stata simbolica e dolorosa allo stesso tempo: mamme con cartelli e testimonianze di gratitudine verso il medico, mentre sullo sfondo resta la tragedia di una famiglia che cerca ancora una risposta.


Il dolore della madre di Domenico

La madre del piccolo Domenico non era presente alla manifestazione. Il dolore è ancora troppo forte.

A spiegare la posizione della famiglia è stato l’avvocato Francesco Petruzzi, legale dei Caliendo.

«Patrizia è distrutta e non ha la forza di intervenire su questa situazione», ha dichiarato. «Vedere delle mamme che questa sera torneranno a casa dai loro figli manifestare per sostenere un indagato per omicidio, sospeso dallo stesso Monaldi, mentre nessuna di loro è venuta a esprimere cordoglio per la morte di Domenico, è qualcosa di profondamente doloroso».

Il legale ha poi aggiunto parole molto dure sulla manifestazione organizzata davanti all’ospedale: «Questa iniziativa stride con la compostezza della famiglia Caliendo. Essere un ottimo cardiochirurgo non significa necessariamente essere anche un buon trapiantologo».


La risposta delle mamme che difendono il medico

Le parole dell’avvocato hanno provocato una reazione immediata da parte dei genitori presenti al sit-in.

Tra loro ci sono le mamme di Gaia, Gabriele, Michele, Karol e Gioia, bambini che negli anni sono stati operati proprio dal cardiochirurgo Oppido e che oggi sono vivi grazie a quegli interventi.

«Ci sentiamo profondamente offesi dalle parole utilizzate», hanno spiegato. «La nostra presenza qui non nasce per mancare di rispetto alla famiglia di Domenico».

Molte di queste donne hanno raccontato storie di lunghi ricoveri, interventi complessi e mesi di paura. Alcune hanno ricordato che tra le madri presenti ci sono anche donne che hanno perso altri figli in passato.

«Quel dolore lo conosciamo bene e lo rispettiamo profondamente», hanno spiegato.


“Anche noi vogliamo la verità”

Tra le testimonianze più toccanti c’è quella di Cinzia, madre di una bambina di undici anni che negli anni ha affrontato 14 interventi tra cuore e cervello.

«Anche noi vogliamo la verità sulla morte di Domenico», ha detto. «Ma il professor Oppido ha ridato speranza alle nostre vite».

Il messaggio delle famiglie presenti è chiaro: chiedono che la vicenda venga chiarita, ma invitano a non trasformare il medico in un colpevole prima che le indagini abbiano fatto il loro corso.


L’appello dei genitori

La manifestazione si è conclusa con un appello condiviso.

«Nessuno dovrebbe essere trasformato in un mostro prima che i fatti siano accertati», hanno dichiarato i genitori.

Nel frattempo l’inchiesta sulla morte del piccolo Domenico Caliendo prosegue. Saranno gli accertamenti e le indagini della magistratura a stabilire eventuali responsabilità.

Intanto davanti al Monaldi resta l’immagine di una mattina difficile da dimenticare: due dolori diversi, ma entrambi profondi, che si sono incrociati nello stesso luogo.

Di Redazione

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

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