Perché il tribunale ha deciso di separare Catherine Birmingham dai bambini della famiglia nel bosco?
Nuovo colpo di scena nella vicenda della cosiddetta “famiglia nel bosco” di Palmoli, il piccolo comune dell’entroterra abruzzese diventato improvvisamente teatro di un caso nazionale. Proprio nel giorno in cui erano previste le perizie psicologiche sui tre figli della coppia anglo-australiana, il Tribunale per i minorenni dell’Aquila ha disposto un provvedimento destinato a far discutere: il trasferimento dei bambini in un’altra struttura e l’allontanamento della madre, Catherine Birmingham.
Una decisione arrivata come un fulmine a ciel sereno mentre era in corso l’attività peritale. I tre minori, che da quattro mesi vivono in una struttura protetta nell’area di Vasto dopo essere stati allontanati dalla casa immersa nei boschi del Chietino, erano infatti attesi per una serie di test psicologici.
A condurre le valutazioni la psichiatra Simona Ceccoli, consulente tecnica d’ufficio nominata dal tribunale. Accanto a lei, come previsto dalla procedura, anche il perito della difesa, lo psichiatra Tonino Cantelmi.
Ma l’improvviso provvedimento giudiziario rischia ora di complicare — o addirittura rallentare — l’intero percorso delle perizie.
Cosa cambia ora per i tre bambini di Palmoli?
Fino ad oggi i bambini vivevano nella struttura protetta insieme alla madre, anche se i contatti erano limitati e regolati da rigide disposizioni. Con la nuova ordinanza, invece, il tribunale ha deciso una separazione ancora più netta: i minori verranno trasferiti in un’altra struttura e la madre non potrà più restare con loro.
Secondo i legali della famiglia, si tratta di un passaggio estremamente delicato dal punto di vista psicologico.
L’avvocato Marco Femminella, uno dei difensori della cosiddetta famiglia del bosco, ha commentato la decisione con toni molto critici:
“C’è un’ordinanza di un tribunale che, proprio mentre era in corso la consulenza tecnica, ha deciso di separare i bambini dalla madre. Una scelta che sorprende per tempismo e per modalità”.
Il rischio, sostengono i legali, è che una decisione di questo tipo possa avere conseguenze pesanti sul fragile equilibrio emotivo dei tre minori, già segnati da mesi di distacco dal padre e dal loro contesto familiare originario.
Perché la vicenda della famiglia nel bosco divide politica e istituzioni?
Il caso, già di per sé carico di tensione mediatica, è ora entrato con forza anche nel dibattito politico.
Il deputato Rossano Sasso, esponente di Futuro Nazionale con Vannacci, ha annunciato un’interrogazione parlamentare urgente ai ministri della Giustizia Carlo Nordio e della Famiglia Eugenia Roccella.
Secondo il parlamentare, la decisione del tribunale solleva interrogativi pesanti. “Vogliamo capire perché in alcuni contesti di degrado evidente lo Stato non intervenga, mentre in questo caso si arrivi a una separazione così drastica”, ha dichiarato.
Parole destinate inevitabilmente ad alimentare una polemica che ormai supera i confini della cronaca locale e tocca temi sensibili come tutela dei minori, modelli familiari alternativi e ruolo delle istituzioni.
L’Autorità garante per l’infanzia chiede di sospendere il trasferimento
A complicare ulteriormente il quadro è intervenuta anche Marina Terragni, Autorità garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, che ha espresso forti perplessità sul provvedimento.
Terragni ha chiesto formalmente che la decisione venga sospesa almeno temporaneamente, in attesa di un ulteriore approfondimento medico indipendente.
L’obiettivo, ha spiegato, è verificare con precisione quali possano essere le conseguenze psicologiche della separazione tra madre e figli.
Secondo la garante, una decisione così delicata dovrebbe essere valutata con estrema cautela, soprattutto considerando che i bambini stanno già affrontando un lungo periodo di instabilità.
Il mistero della casa nel bosco che ha acceso i riflettori sull’Abruzzo
La vicenda della famiglia nel bosco di Palmoli continua dunque ad alimentare interrogativi e tensioni.
Da un lato le istituzioni giudiziarie, chiamate a garantire la tutela dei minori; dall’altro una famiglia che sostiene di essere stata travolta da decisioni sproporzionate.
Nel mezzo ci sono tre bambini, diventati loro malgrado protagonisti di una storia che ha trasformato una tranquilla zona rurale dell’Abruzzo in un caso nazionale.
E mentre la politica promette battaglia e gli esperti discutono sugli effetti psicologici delle separazioni familiari, resta una domanda sospesa tra le montagne del Chietino: quella scelta è davvero nel miglior interesse dei bambini oppure è l’ennesimo capitolo di una vicenda giudiziaria destinata a far discutere ancora a lungo?

