Quattro passeggeri italiani di un volo KLM sono ora sotto sorveglianza sanitaria
Da lunedì 27 aprile le autorità sanitarie hanno avviato tutte le procedure previste dai protocolli di prevenzione, coinvolgendo Calabria, Campania, Toscana e Veneto. I passeggeri monitorati saranno sottoposti a controlli e osservazione clinica per tutta la durata del periodo di incubazione del virus, che può arrivare fino a due mesi.
Perché è stata attivata la sorveglianza sanitaria
La misura è stata adottata “nel principio di massima cautela”, come precisato dal Ministero della Salute, nonostante gli esperti ribadiscano che il rischio di contagio sia considerato basso.
Secondo quanto spiegato dalla Regione Toscana, l’allerta è partita dopo una comunicazione ufficiale arrivata nella mattinata di lunedì. A Firenze una donna residente nel territorio della Asl Toscana Centro è già sotto controllo clinico e sono stati tracciati anche i contatti avuti successivamente al potenziale contatto con il virus.
“Abbiamo immediatamente attivato i protocolli previsti”, hanno dichiarato il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani e l’assessora alla salute Monia Monni, sottolineando che il rischio effettivo appare contenuto ma che nessun elemento viene sottovalutato.
Cos’è il ceppo Andes dell’Hantavirus e perché preoccupa gli esperti
A preoccupare gli specialisti è soprattutto il cosiddetto ceppo Andes, l’unico tra oltre 60 varianti di Hantavirus a poter essere trasmesso da uomo a uomo.
Il virologo Francesco Broccolo, dell’Università del Salento, ha spiegato che questo ceppo può diffondersi attraverso secrezioni nasali e saliva, con una capacità di trasmissione stimata intorno a 2,2 nei cluster familiari. Ancora più rilevante è il tasso di mortalità, che secondo gli esperti può arrivare al 40%.
Tuttavia, gli specialisti invitano a evitare allarmismi. Giovanni Rezza, professore di Igiene e Sanità pubblica dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, ha definito la quarantena una misura “puramente precauzionale”, spiegando che le probabilità di sviluppare la malattia restano estremamente basse.
Anche Fabrizio Pregliasco, direttore della Scuola di specializzazione in Igiene e medicina preventiva dell’Università Statale di Milano, ha parlato di un intervento necessario soprattutto nelle fasi iniziali. Secondo l’esperto, il monitoraggio dei contatti stretti rappresenta la strategia più efficace per evitare eventuali diffusioni del virus.
Perché il rischio di contagio viene considerato basso
Le autorità sanitarie hanno precisato che il contatto tra i passeggeri e la donna sudafricana non sarebbe stato particolarmente ravvicinato né prolungato.
Gianni Nardone, direttore del dipartimento di Prevenzione della Asl Toscana Centro, ha spiegato che la persona monitorata in Toscana si trovava addirittura su una fila diversa rispetto alla paziente poi deceduta.
Per gli esperti, infatti, il contagio interumano dell’Hantavirus richiede una vicinanza stretta e continuativa. Nonostante questo, la gravità della malattia impone la massima prudenza, soprattutto considerando i tempi lunghi di incubazione che possono arrivare fino a 45-60 giorni.
Al momento nessuno dei soggetti monitorati presenta sintomi compatibili con la malattia.
Non è il primo episodio monitorato in modo precauzionale
La vicenda ha inevitabilmente riportato l’attenzione sui protocolli sanitari adottati negli ultimi anni per contenere infezioni considerate rare ma potenzialmente molto pericolose.
Gli esperti ricordano che il ceppo Andes era già stato osservato in passato, con episodi registrati anche nel 2018. In quel caso furono individuati alcuni soggetti definiti “super spreader”, capaci di trasmettere il virus con maggiore facilità.
Proprio per evitare qualsiasi rischio di diffusione incontrollata, il Ministero della Salute ha scelto di intervenire subito con una sorveglianza attiva sui passeggeri coinvolti, compresi quelli residenti in Campania. Una misura che punta soprattutto a prevenire eventuali catene di contagio e a monitorare tempestivamente la comparsa di sintomi sospetti.

