Non solo il caso dei pavoni: a Parma cresce la protesta per i macachi usati nella sperimentazione
Dopo il dibattito nazionale sui pavoni di Punta Marina, un’altra vicenda legata agli animali sta accendendo polemiche e mobilitazioni in Italia. A Parma, infatti, continua la battaglia per la liberazione di Alan e Larry, due macachi impiegati in un progetto di sperimentazione scientifica che da mesi divide opinione pubblica, attivisti e mondo accademico.
Nei giorni scorsi centinaia di persone hanno partecipato a un corteo nel centro della città per chiedere la fine degli esperimenti sui primati custoditi negli stabulari universitari. La manifestazione, autorizzata dalla Questura con precise limitazioni, non ha però potuto raggiungere la sede dell’Università di Parma dove si trovano gli animali.
Tra cori, striscioni e cartelli, uno slogan ha dominato la protesta: “Fuori i macachi dall’università”.
Chi sono Alan e Larry e perché il loro caso sta facendo discutere
Alan e Larry sono due dei sei macachi coinvolti nel progetto di ricerca denominato “Lightup”, condotto dall’Università di Torino in collaborazione con l’Università di Parma. Secondo quanto denunciato dalle associazioni animaliste, gli animali sarebbero stati sottoposti a ripetuti interventi chirurgici al cranio e al cervello, oltre a impianti invasivi che avrebbero compromesso gravemente la vista e le condizioni di vita.
L’obiettivo dichiarato della ricerca è studiare i danni cerebrali che provocano la perdita della vista e sviluppare possibili modelli scientifici per comprendere meglio alcune patologie neurologiche nell’uomo.
Ma proprio su questo punto si concentra la contestazione degli attivisti, che definiscono tali esperimenti “non predittivi per la specie umana” e contestano la sofferenza inflitta agli animali.
La protesta delle associazioni: “Esistono alternative alla sperimentazione animale”
Al corteo hanno partecipato numerose associazioni, tra cui anche i volontari dell’Oipa di Parma, insieme a cittadini arrivati da diverse regioni italiane.
Secondo gli organizzatori, oggi esistono già modelli alternativi alla sperimentazione animale, utilizzati anche in altri Paesi, che permetterebbero di portare avanti la ricerca senza ricorrere ai primati.
“L’obiettivo è chiedere la liberazione di questi animali”, ha spiegato Valerio Vassallo di Meta Italia. “Stiamo cercando di fare pressione anche sugli animali di scorta, quelli utilizzati come riserva per i progetti sperimentali. In molti casi, quando non sono più utilizzabili, vengono soppressi”.
Le associazioni contestano inoltre il vuoto normativo italiano. Nel nostro Paese, infatti, è vietato allevare primati destinati alla sperimentazione, ma non è vietato acquistarli dall’estero.
Il nodo etico e scientifico dietro il progetto “Lightup”
La vicenda ha riaperto un dibattito molto delicato che va oltre il singolo caso di Parma. Da una parte c’è chi difende la necessità della ricerca scientifica per sviluppare nuove cure e comprendere malattie neurologiche complesse. Dall’altra c’è chi ritiene ormai superato il ricorso agli animali, soprattutto ai primati, considerati esseri particolarmente sensibili e intelligenti.
Gli attivisti sostengono che i macachi coinvolti sarebbero immobilizzati per lunghi periodi e destinati, al termine del progetto, all’eutanasia. Una prospettiva che continua ad alimentare proteste e richieste di intervento politico.
La richiesta rivolta al Parlamento è quella di introdurre norme più rigide sull’utilizzo dei primati nei laboratori italiani e incentivare concretamente i metodi alternativi.
Un caso destinato a far discutere ancora
Il caso di Alan e Larry è ormai diventato simbolo di uno scontro più ampio tra ricerca scientifica, etica e diritti degli animali. E mentre il dibattito cresce sui social e nelle piazze, le associazioni promettono nuove mobilitazioni nelle prossime settimane.
L’obiettivo dichiarato resta uno: ottenere la liberazione dei macachi e fermare definitivamente gli esperimenti.

