Leonardo Bove e il papàLeonardo Bove e il papà

Il rientro in Italia dopo giorni di attesa e condizioni meteo avverse

Leonardo Bove è tornato in Italia. Non a casa, ma all’Ospedale Niguarda di Milano, centro di riferimento nazionale per i grandi ustionati. Il sedicenne, rimasto gravemente ferito nell’incendio scoppiato a Capodanno a Crans Montana, presenta ustioni su circa il 50% del corpo e gravi danni respiratori dovuti all’inalazione di fumi tossici.

Il trasferimento è stato possibile solo nel pomeriggio, dopo giorni di rinvii causati dal maltempo che ha colpito la Svizzera. Una “finestra utile”, come l’ha definita l’assessore regionale al Welfare Guido Bertolaso, ha consentito all’elicottero di AREU di decollare da Milano e raggiungere Zurigo, dove Leonardo era ricoverato.

Durante il volo il ragazzo è stato accompagnato dalla madre Loretta, mentre l’équipe sanitaria ha garantito la massima assistenza in una fase clinica ancora estremamente delicata.


Le condizioni cliniche: ustioni estese e danni da inalazione

Le condizioni di Leonardo restano definite “gravissime” dai medici. Le ustioni estese richiedono interventi complessi e ripetuti, mentre i danni ai polmoni causati dai fumi velenosi rappresentano uno degli aspetti più critici del quadro clinico.

Al Niguarda, dove sono già ricoverati altri undici feriti dell’incendio di Crans Montana, tutto era pronto per accogliere il sedicenne. L’ospedale dispone infatti di una delle unità grandi ustionati più avanzate d’Europa e di una banca dei tessuti che, in questi giorni, si è rivelata fondamentale.


La banca dei tessuti e l’allarme sulle donazioni in calo

In una sola settimana, per i primi interventi sui pazienti coinvolti nell’incendio, sono stati utilizzati circa 13.000 centimetri quadrati di pelle. La banca dei tessuti del Niguarda conserva ancora circa 50.000 centimetri quadrati, ma il dato preoccupa: nel 2025 le donazioni sono diminuite del 25%.

Proprio per questo la Regione Lombardia ha lanciato un appello pubblico ad aumentare le donazioni. Linee guida per il potenziamento della rete trapianti erano state approvate già a fine dicembre, prima ancora della tragedia, con l’obiettivo di creare squadre di prelievo specializzate e ridurre i tempi di intervento.


Gli altri ragazzi feriti e la solidarietà che cresce

All’ospedale milanese sono ricoverati anche alcuni compagni di classe di Leonardo, studenti del liceo Virgilio partiti con lui per la vacanza in Svizzera. Tra loro c’è Kean, con cui Leonardo condivide la passione per il calcio.

Le rispettive società sportive, Franco Scarioni 1925 ed Enotria 1908, hanno avviato raccolte fondi per sostenere le famiglie colpite dalla tragedia. A queste iniziative si è aggiunta una raccolta su GoFundMe promossa dai colleghi del padre di Leonardo, Gabriele, impegnato nel settore della produzione televisiva e cinematografica.

La cifra raccolta ha già superato i 100 mila euro.


Il mondo dello spettacolo e l’appello di Caterina Balivo

Tra le prime personalità pubbliche a sostenere la raccolta fondi c’è Caterina Balivo, che ha spiegato sui social di aver lavorato in passato con il padre di Leonardo. In una storia Instagram ha invitato tutti a contribuire, anche con piccole donazioni: «Se potete donate, anche dieci euro».

Un gesto che sintetizza il clima che circonda la vicenda: grande preoccupazione, ma anche una mobilitazione concreta e diffusa attorno a un ragazzo che oggi lotta tra la vita e la morte, affidato alle cure di uno dei migliori ospedali italiani.

Di Redazione

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

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