Mariama Barry, a destra il luogo dell'incidenteMariama Barry, a destra il luogo dell'incidente

Il dramma a Santa Maria di Sala

Aveva appena finito il liceo, sognava l’università e voleva iniziare a costruirsi la propria indipendenza. Quel martedì mattina Mariama Barry, 20 anni, era uscita di casa per raggiungere la fermata dell’autobus: destinazione Mestre, dove l’aspettava il suo primo giorno di lavoro in un McDonald’s. Un impiego part-time che aveva trovato per contribuire alle spese della famiglia e agli studi universitari.

Non ci è mai arrivata. La giovane è stata travolta mentre camminava nella zona della rotatoria dei Tre Ponti, a Santa Maria di Sala, nel Veneziano. È morta a soli vent’anni, proprio mentre si dirigeva verso quel futuro che aveva cominciato a progettare.

L’incidente nella rotatoria dei Tre Ponti

L’incidente è avvenuto nella mattinata di martedì, intorno alle 10:00, all’altezza dell’incrocio tra via Noalese e via Desman, nella zona della rotatoria dei Tre Ponti.

La dinamica è ancora al vaglio della Polizia locale di Santa Maria di Sala e dovrà essere chiarita attraverso i rilievi e l’eventuale analisi delle immagini delle telecamere presenti nella zona.

Secondo una prima ricostruzione, Mariama si trovava nella zona della rotatoria quando sarebbe stata urtata da un primo veicolo, finendo a terra. Successivamente sarebbe stata travolta da un Fiat Fiorino che sopraggiungeva.

Un camionista proveniente da Quinto di Treviso avrebbe notato la ragazza a terra e dato l’allarme.

Restano ancora da stabilire con precisione la sequenza degli urti, il punto esatto in cui la ventenne si trovava e le responsabilità dei diversi mezzi eventualmente coinvolti.

Mariama aveva appena preso il diploma e guardava all’università

Mariama viveva a Stigliano, frazione di Santa Maria di Sala, insieme alla sua famiglia. Era la maggiore di cinque sorelle.

Aveva da poco concluso il percorso al liceo linguistico Majorana di Mirano e aveva davanti a sé un nuovo capitolo: l’iscrizione alla facoltà di Relazioni internazionali all’Università di Padova.

Ma prima dell’università aveva deciso di iniziare a lavorare.

Quel part-time a Mestre avrebbe dovuto permetterle di guadagnare qualcosa e, soprattutto, di alleggerire il peso economico degli studi sui genitori. Una scelta che racconta bene la ragazza descritta dalla famiglia: ambiziosa, intelligente, caparbia e desiderosa di conquistare progressivamente la propria autonomia.

Aveva anche iniziato a studiare per la patente.

Nella sua camera, infatti, erano rimasti appesi al muro i fogli con i segnali stradali e altre nozioni del codice della strada. Li aveva messi lì per prepararsi all’esame.

Il padre: «Come è possibile che non l’abbiano vista?»

La notizia della morte ha raggiunto la famiglia nel modo più drammatico.

Il padre, Boubakar, è arrivato sul luogo dell’incidente e ha trovato la figlia ormai coperta da un telo bianco. La madre, Sire, ha avuto un malore quando ha saputo della tragedia.

In casa, il dolore è quello di una famiglia che non riesce ancora a comprendere come una mattina qualunque possa essersi trasformata nella fine della vita di una figlia di vent’anni.

Il padre continua a interrogarsi sulla dinamica.

«Come è possibile che quel furgoncino le sia passato sopra senza vederla?», si chiede tra le lacrime, domandandosi come sia stato possibile che un veicolo in prossimità di una rotatoria non abbia evitato la ragazza.

Boubakar non cerca risposte semplici. Chiede soprattutto di sapere che cosa sia realmente accaduto.

«Non posso capire cosa sia successo», racconta, ipotizzando anche che debba essere chiarito il ruolo degli altri mezzi presenti sulla strada.

«Mariama doveva essere sulle strisce»

Tra le domande che tormentano il padre c’è anche quella relativa al punto in cui la figlia stava attraversando.

«Mariama doveva essere sulle strisce quando è stata colpita e poi travolta», sostiene Boubakar, chiedendo che siano analizzate le eventuali immagini disponibili.

La sua richiesta è soprattutto quella di ricostruire ogni secondo dell’incidente.

«Lì devono esserci delle telecamere, bisogna capire come è andata», dice.

Al momento, tuttavia, la dinamica resta da accertare e saranno gli investigatori a stabilire se e come i diversi veicoli abbiano avuto un ruolo nell’investimento.

La sorella Bintou: «Voleva laurearsi e avrebbe avuto successo»

Nella casa di famiglia il dolore più grande è quello delle sorelle.

Bintou, di due anni più giovane, condivideva con Mariama non soltanto la casa, ma anche il percorso scolastico. Frequentava lo stesso liceo e avrebbe dovuto iniziare la quinta.

«Eravamo tanto unite», racconta distrutta dal dolore.

Parla della sorella come di una ragazza determinata, convinta delle proprie possibilità e incapace di arrendersi davanti agli ostacoli.

«Mariama stava per iscriversi all’Università, voleva laurearsi e trovare un lavoro importante e ce l’avrebbe fatta perché era testarda e caparbia, non c’erano ostacoli per lei».

Poi c’era quel progetto della patente che aveva iniziato a preparare con impegno.

Ora quei fogli appesi al muro della camera sono diventati il ricordo di un futuro che non potrà più realizzarsi.

Il lavoro per aiutare la famiglia a pagarsi gli studi

C’è un dettaglio che rende ancora più dolorosa la tragedia: Mariama stava andando proprio al suo primo giorno di lavoro.

Quel posto in un McDonald’s di Mestre rappresentava per lei un primo passo verso l’indipendenza. Voleva guadagnare qualcosa e contribuire, per quanto possibile, alle spese legate agli studi.

«Era bravissima, intelligente, si era trovata un lavoretto per aiutarci con l’università, voleva essere più autonoma possibile», racconta il padre.

Poi la frase che racchiude tutta l’incredulità di una famiglia costretta a fare i conti con una morte arrivata quando tutto sembrava appena cominciare:

«Non possiamo accettare questa tragedia».

Una famiglia spezzata da una morte ancora da ricostruire

La famiglia Barry vive in una villetta nella frazione di Stigliano, a poco più di un chilometro dal luogo dell’incidente.

Mariama era la figlia maggiore e aveva davanti a sé l’università, il lavoro, la patente e tutti quei progetti che accompagnano l’inizio dell’età adulta.

Ora restano le domande sulla dinamica dell’investimento e il dolore dei genitori e delle quattro sorelle.

La Polizia locale continua gli accertamenti per ricostruire l’esatta dinamica dell’incidente e stabilire cosa sia successo nella rotatoria dei Tre Ponti.

Per la famiglia, intanto, resta soprattutto l’immagine di Mariama che quella mattina esce di casa per prendere un autobus e andare incontro al suo primo giorno di lavoro.

Un viaggio verso il futuro che si è fermato a pochi chilometri da casa.

Di Redazione

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

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