Mikel RrokuMikel Rroku

Morte di Mikel Rroku, arrestati Laura Bordello e Duccio Fragiacomo

Per mesi è rimasto un corpo senza nome dietro una porta chiusa. Poi, attraverso celle telefoniche, intercettazioni, chat e analisi dei telefoni, gli investigatori hanno ricostruito una storia fatta di progetti di fuga, ricerche sul veleno e tentativi di avvicinamento armati.

Il giallo della morte di Mikel Rroku, pizzaiolo di 55 anni di origine albanese, è arrivato a una svolta con l’arresto della moglie Laura Bordello, 45 anni, e del suo nuovo compagno Duccio Fragiacomo, 52. Entrambi sono accusati di omicidio premeditato.

Secondo la ricostruzione dei carabinieri del Nucleo investigativo di Torino, l’uomo sarebbe stato ucciso il 30 giugno all’interno della sua abitazione di via Verolengo. Il corpo, ormai in avanzato stato di decomposizione e con gravi lesioni alla testa, è stato trovato soltanto il 6 luglio, dopo che alcuni vicini avevano dato l’allarme per il forte odore proveniente dall’appartamento.

Prima il veleno, poi il coltello

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori coordinati dalla pm Lea Lamonaca, l’omicidio non sarebbe maturato improvvisamente.

Dalla fine di maggio, Bordello e Fragiacomo avrebbero iniziato a valutare come eliminare Rroku. Tra le ipotesi prese in considerazione ci sarebbe stato innanzitutto l’avvelenamento, con ricerche online sulle sostanze che avrebbero potuto essere utilizzate.

Successivamente sarebbe entrata in scena l’ipotesi di un accoltellamento.

In una circostanza Fragiacomo sarebbe arrivato a Torino portando con sé un coltello e un tirapugni, ma avrebbe rinunciato al piano perché non era riuscito a individuare con precisione l’abitazione della vittima.

Poi sarebbe arrivato il terzo tentativo.

L’agguato nell’appartamento

La ricostruzione investigativa colloca entrambi gli arrestati nell’appartamento di via Verolengo intorno a mezzogiorno del 30 giugno, proprio nell’orario in cui Rroku sarebbe stato ucciso.

L’uomo sarebbe stato aggredito e colpito ripetutamente alla testa, anche quando si trovava ormai a terra. L’arma utilizzata non è stata ritrovata, ma gli investigatori ipotizzano che possa essere stato un martello.

Sul luogo del delitto non sarebbero stati trovati i due telefoni della vittima, che risultano scomparsi.

La morte è rimasta nascosta per quasi una settimana, fino a quando i vicini, insospettiti dal cattivo odore, hanno fatto scattare l’allarme.

Le celle telefoniche portano la coppia nella casa

A dare una prima direzione decisiva alle indagini sono state le celle telefoniche.

Gli accertamenti hanno permesso di collocare Bordello e Fragiacomo nell’area dell’abitazione intorno all’ora compatibile con la morte di Rroku. Un elemento che, insieme agli altri riscontri raccolti dagli investigatori, ha contribuito a stringere il cerchio attorno alla coppia.

Ma sarebbero state soprattutto intercettazioni, conversazioni e analisi dei telefoni a permettere di ricostruire ciò che sarebbe accaduto prima e dopo l’omicidio.

Dopo essere finiti nel mirino degli investigatori, i due avrebbero iniziato a confrontarsi anche attraverso le chat su ciò che avrebbero dovuto raccontare e su ciò che invece sarebbe stato meglio non dire.

Il piano per scappare dall’Italia

La paura di essere scoperti avrebbe portato la coppia a prendere in considerazione anche una possibile fuga.

Gli investigatori avrebbero trovato ricerche relative alla possibilità di trasferirsi in Canada e in altri Paesi del Nord America, considerati dai due luoghi nei quali sarebbe stato più difficile ottenere un’eventuale estradizione.

Un elemento che, nella ricostruzione dell’accusa, si aggiunge alle conversazioni e alle condotte considerate indicative di una pianificazione dell’omicidio.

Il nuovo amore e l’ostacolo da eliminare

Il movente ipotizzato dagli investigatori sarebbe legato alla nuova relazione nata tra Bordello e Fragiacomo.

I due, entrambi disoccupati, si erano conosciuti nell’aprile scorso mentre si trovavano nella stessa struttura riabilitativa. Da quell’incontro sarebbe nata una relazione.

Rroku, marito di Bordello, avrebbe rappresentato secondo gli investigatori un ostacolo alla nuova coppia, nonostante l’uomo avesse accettato la separazione.

A rendere ancora più delicato il quadro ci sarebbe poi la questione dell’abitazione.

La casa popolare al centro del movente

L’appartamento nel quale Rroku è stato ucciso era una casa popolare assegnata alla vittima.

Secondo gli investigatori, Bordello avrebbe voluto vivere proprio lì insieme a Fragiacomo. L’alloggio sarebbe quindi diventato un ulteriore elemento di interesse per la coppia e, nella ricostruzione dell’accusa, uno degli aspetti da considerare nell’individuazione del possibile movente.

La sequenza ricostruita dagli investigatori è dunque quella di una relazione nata pochi mesi prima, di una separazione e di una serie di ipotesi per eliminare l’uomo che avrebbe rappresentato un ostacolo alla nuova vita immaginata dai due.

Un delitto rimasto nascosto per sei giorni

Il corpo di Rroku è rimasto nell’appartamento fino al 6 luglio.

A tradire la presenza della vittima sono stati i vicini, insospettiti dal forte odore proveniente dall’abitazione. Quando i soccorritori e gli investigatori sono entrati, il corpo era già in avanzato stato di decomposizione.

Da quel momento è partita un’indagine destinata a durare tre mesi e che ha progressivamente ricostruito la rete di rapporti, spostamenti e conversazioni attorno alla vittima.

Ora gli arresti di Laura Bordello e Duccio Fragiacomo segnano la svolta giudiziaria nell’inchiesta. Per gli investigatori, dietro quella morte ci sarebbe stato un progetto maturato nel tempo e modificato più volte prima di arrivare all’aggressione mortale.

L’arma del delitto non è stata ancora trovata e saranno gli ulteriori accertamenti a dover consolidare il quadro accusatorio. La ricostruzione resta dunque quella degli investigatori e dovrà essere verificata nelle successive fasi del procedimento.

Di Redazione

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