Milena ShevelyovaMilena Shevelyova

La sentenza: 23 anni per Igor Zykov

Un caso che ha scioccato la Russia e l’opinione pubblica internazionale. Igor Zykov, 42 anni, bracciante agricolo nella regione siberiana di Krasnoyarsk, è stato condannato a 23 anni di carcere in una colonia penale a regime severo per omicidio, aggressione sessuale aggravata e furto.

La vittima è Milena Shevelyova, studentessa diciassettenne.


Il rancore e il piano di vendetta

Secondo quanto emerso in aula, Zykov era “consumato dalla rabbia” contro il padre della ragazza, suo datore di lavoro, per un rancore personale.

Il suo piano iniziale sarebbe stato quello di uccidere il bestiame come gesto di vendetta. Ma quando entrò nella stalla, trovò Milena mentre dava da mangiare ai maiali.

Da lì, la situazione è degenerata in un’escalation di violenza.

Igor Zykov
Igor Zykov

L’aggressione alla 17enne Milena Shevelyova e l’orrore nel porcile

In preda all’alcol, Zykov ha colpito la ragazza e l’ha aggredita sessualmente in modo brutale. Dopo averla lasciata priva di sensi, l’ha abbandonata nella porcilaia con ferite sanguinanti.

Secondo la ricostruzione del tribunale, i maiali sono stati attirati dal sangue. Una scrofa le ha reciso l’arteria femorale, provocando una massiccia emorragia, mentre altri animali si sono uniti all’attacco.

La corte ha stabilito che l’uomo ha deliberatamente lasciato che la ragazza venisse sbranata, consapevole del comportamento degli animali.


Il passato criminale e la fiducia tradita

Zykov aveva già un passato violento, con una condanna per l’omicidio del fratello. Dopo il carcere, il padre di Milena gli aveva dato una seconda possibilità, offrendogli un lavoro nella sua azienda agricola.

Una fiducia che si è trasformata in una delle tragedie più macabre degli ultimi anni.


L’interrogatorio e le prove forensi

Durante l’interrogatorio, Zykov ha parlato di un litigio con Milena, senza ammettere l’aggressione sessuale. Ma le analisi forensi hanno confermato la violenza subita dalla ragazza, smentendo la sua versione.

La prova materiale è stata decisiva per la condanna.


Il fidanzato e la scoperta del corpo

Quando Milena ha smesso di rispondere alle chiamate dei genitori, questi hanno chiesto al fidanzato diciottenne Vladimir Bedny di controllare.

Il giovane ha trovato il corpo nel porcile. Secondo le testimonianze, è uscito in preda al panico, vomitando e chiedendo aiuto. I soccorsi non hanno potuto fare nulla: la ragazza era già morta per dissanguamento.


La comunità sotto shock

Milena era descritta come una ragazza gentile e disponibile, sempre pronta ad aiutare i genitori nel lavoro agricolo.

Una vicina, Vera, l’ha ricordata come “una persona compassionevole, una ragazza dal cuore grande”. Parole che rendono ancora più brutale il contrasto con la sua morte.


Una condanna che non cancella l’orrore

La pena di 23 anni in una colonia penale a regime severo chiude il capitolo giudiziario, ma non quello umano.

Il caso Milena Shevelyova resta uno dei delitti più scioccanti e disturbanti della cronaca recente, simbolo della violenza estrema che può nascere da rancore, alcol e brutalità.

Una storia che continua a scuotere e interrogare l’opinione pubblica.

Di Redazione

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

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