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Motivazioni omicidio Vannini, la Cassazione: ‘Ciontoli agì con pervicacia e spietatezza’

Antonio Ciontoli

Pervicacia e spietatezza”. Così i giudici della Corte di Cassazione hanno descritto la condotta di Antonio Ciontoli, condannato in via definitiva a 14 anni per omicidio volontario con dolo eventuale. Sono state pubblicate le motivazioni della sentenza relativa all’ultimo grado di giudizio del processo per la morte di Marco Vannini. I giudici hanno rimarcato che Antonio Ciontoli fu spietato anche nel nascondere quanto avvenuto nella villetta di Ladispoli.

‘Ciontoli era consapevole che il proiettile era rimasto nel corpo di Vannini’

“Ciontoli era inoltre consapevole di aver sparato con la pistola al ragazzo e che il colpo era stato esploso da una distanza minima. Sapeva perfettamente, infine, che il proiettile era rimasto nel corpo di Vannini“. In buona sostanza il padre della fidanzata di Marco Vannini avrebbe dovuto attivare immediatamente i soccorso perché, nonostante la ferita non sanguinasse, poteva causare un’emorragia interna. I giudici hanno condannato a 9 anni e 4 mesi anche i figli Martina e Federico e la moglie Maria Pezzillo.

In 62 pagine le motivazioni della sentenza della Cassazione: ‘Accettarono la morte all’esito di un infausto bilanciamento’

“Tutti si preoccuparono subito della presenza del proiettile ancora nel corpo di Vannini, tutti ebbero immediata cognizione di tale circostanza e tuttavia nessuno si attivò per allertare tempestivamente i soccorsi” – si legge nelle sessantadue pagine di motivazioni della sentenza della Corte di Cassazione. “Accettarono la morte all’esito di un infausto bilanciamento tra il bene della vita del giovane e l’obiettivo avuto di mira, ovvero evitare che emergesse la verità su quanto realmente accaduto”. Marco Vannini venne ucciso la notte tra  17 e il 18 maggio del 2015 con un colpo di pistola mentre si trovava a casa della fidanzata a Ladispoli, centro sul litorale romano.

Ciontoli

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