Perché Nessy Guerra è stata condannata in Egitto?
Il tribunale di Hurghada ha condannato Nessy Guerra a sei mesi di carcere per adulterio. Una decisione che ribalta mesi di udienze e riapre una vicenda già archiviata in passato.
“Non sto bene, diciamolo chiaro”, ha dichiarato la giovane italiana dopo aver appreso la sentenza. Il procedimento, già discusso due volte in Procura e precedentemente archiviato, sarebbe stato riattivato su impulso dell’ex marito, con testimonianze che la difesa definisce false.
Secondo il racconto della donna, uno dei testimoni avrebbe addirittura sostenuto di aver commesso adulterio con lei. Prima di deporre, avrebbe chiesto denaro al padre di Nessy per evitare una testimonianza a suo sfavore. “Mio papà si è rifiutato di pagare”, ha spiegato.
Chi è l’ex marito e perché la vicenda è così complessa?
A denunciarla è l’ex marito, Tamer Hamouda, padre della bambina. L’uomo è stato condannato in via definitiva in Italia dalla Cassazione a 2 anni, 11 mesi e 27 giorni per percosse, lesioni, stalking, violenza sessuale, violazione di domicilio, furto e truffa ai danni di un’altra donna.
I due si erano conosciuti nel 2021 e si erano trasferiti in Egitto per iniziare una nuova vita. Ma dopo la nascita della figlia, nel febbraio 2024, la situazione sarebbe precipitata: secondo la ricostruzione di Nessy, l’uomo avrebbe tentato di aggredirla.
Da quel momento è iniziata una battaglia legale che oggi assume contorni ancora più gravi.
Cosa rischia ora Nessy Guerra?
La condanna a sei mesi – che secondo il suo avvocato è inferiore rispetto al massimo previsto (3-4 anni) – viene comunque definita “ingiusta” dalla difesa.
Il punto cruciale non è solo la pena detentiva. È l’affidamento della figlia Aisha, di tre anni.
La prossima udienza per la custodia è fissata per aprile. Nessy teme che la condanna possa incidere negativamente sulla decisione del giudice. “Con il ricorso possiamo dimostrare la mia innocenza. Ma c’è il rischio che la bambina finisca nelle mani di Tamer”.
Al momento, su pagamento di una cauzione, la donna potrà restare insieme alla figlia mentre il suo legale prepara l’appello.
La vita nascosta e la paura quotidiana
La situazione sul campo resta delicata. “Io e mia figlia non viviamo tranquille. Dobbiamo uscire di casa coperte e fare attenzione. Il mio ex paga persone per scoprire dove abitiamo”, racconta.
Un clima di pressione costante, che si somma al peso di una sentenza inattesa. “Nemmeno il Consolato italiano pensava sarebbe andata così”, aggiunge.
La famiglia di Nessy chiede ora un intervento deciso delle istituzioni italiane. Negli ultimi mesi si sono susseguite dichiarazioni ufficiali tra Roma e Il Cairo, ma – secondo i familiari – sul piano concreto nulla sarebbe cambiato.
Una vicenda tra diritto e diplomazia
Il caso di Nessy Guerra mette in luce la frattura tra sistemi giuridici differenti e il nodo della tutela dei minori nelle controversie internazionali.
La condanna per adulterio, reato previsto nell’ordinamento egiziano, si intreccia con una battaglia per l’affidamento e con precedenti giudiziari già definitivi in Italia a carico dell’ex marito.
Ora la partita si gioca su due piani: quello legale, con il ricorso contro la sentenza, e quello diplomatico, con la richiesta di un intervento efficace che metta al centro la tutela della bambina.
“Ho paura per mia figlia”, ripete Nessy. È una frase semplice, ma dentro contiene tutto: la dimensione giudiziaria, quella umana e il timore che una decisione di tribunale possa cambiare per sempre il destino di una madre e di una bambina italiana bloccate in Egitto.

