La 36enne di Olginate ha un tumore al pancreas metastatico e cerca di accedere al daraxonrasib, il farmaco già approvato negli Stati Uniti
«Io lo so che morirò, ma se c’è la minima possibilità di restare anche solo un’ora in più con i miei bambini, combatterò questa battaglia fino in fondo». Nelle parole di Jessica Scarpa c’è tutto il senso di una storia che ha commosso migliaia di persone. Ha 36 anni, vive a Olginate, in provincia di Lecco, ed è mamma di due gemelli, Thiago e Leone, che hanno tre anni e mezzo. Non chiede promesse di guarigione. Vuole soltanto avere più tempo da trascorrere con loro, accompagnarli nella crescita e, soprattutto, essere presente per il loro prossimo compleanno.
La sua vicenda è diventata anche una questione istituzionale. L’eurodeputata di Fratelli d’Italia Lara Magoni ha presentato un’interrogazione alla Commissione europea per chiedere chiarimenti sui tempi di autorizzazione del daraxonrasib, il trattamento contro il tumore pancreatico metastatico sul quale Jessica ripone le proprie speranze. La giovane madre è risultata potenzialmente compatibile con la terapia e vorrebbe poterla valutare senza dover affrontare un’attesa che, nelle sue condizioni, può avere un peso enorme.
La diagnosi dopo i primi sintomi: «Pensavo fosse la stanchezza per i bambini»
La malattia è arrivata quando Jessica Scarpa stava costruendo la propria famiglia. Nata a Desio, per anni aveva lavorato come parrucchiera e gestito un negozio a Milano. Poi il matrimonio con Emanuele, il trasferimento a Olginate e la gioia di diventare madre di due gemelli, arrivati dopo tanta attesa.
I primi segnali erano sembrati problemi comuni: dolori alla schiena e allo stomaco, che aveva inizialmente attribuito alla fatica di occuparsi di due bambini piccoli. Poi un cambiamento impossibile da ignorare: la pelle e gli occhi diventati gialli, accompagnati da un forte prurito.
«Mi sono accorta che qualcosa non andava e sono corsa in ospedale». Gli accertamenti hanno portato in poche ore alla diagnosi di adenocarcinoma duttale del pancreas, già al terzo stadio. Una notizia devastante per una donna di appena 36 anni, con due figli ancora piccolissimi.
L’intervento di dodici ore e la chemioterapia: il tumore torna al fegato
Per tentare di fermare la malattia, Jessica è stata sottoposta a un intervento chirurgico molto complesso a Verona, eseguito dal dottor Giovanni Butturini, fondatore di Unipancreas. L’operazione è durata tra le dieci e le dodici ore e ha comportato l’asportazione di diversi organi.
Dopo l’intervento sono arrivati dodici cicli di chemioterapia. Un percorso durissimo, affrontato con la speranza di essersi lasciata alle spalle il tumore. Per un periodo la famiglia ha potuto guardare avanti, immaginando un ritorno alla normalità.
Ma quella speranza è stata nuovamente messa alla prova: la malattia si è ripresentata, questa volta con metastasi al fegato. Il quadro clinico è diventato ancora più difficile e la ricerca di nuove possibilità terapeutiche si è trasformata in una corsa contro il tempo.
Daraxonrasib, il farmaco della speranza: approvato negli Usa, attesa in Europa
Tra le possibilità che Jessica vorrebbe valutare c’è il daraxonrasib, commercializzato negli Stati Uniti con il nome Rasonque. È una terapia orale mirata contro le proteine della famiglia RAS, coinvolte nella crescita delle cellule tumorali.
La Food and Drug Administration americana ha approvato il medicinale il 26 agosto 2026 per adulti con adenocarcinoma pancreatico metastatico che abbiano già ricevuto almeno una precedente terapia sistemica, oppure non siano candidabili a determinati trattamenti combinati. Gli studi clinici hanno evidenziato risultati significativi rispetto alla chemioterapia standard, ma non si tratta di una cura garantita: la risposta varia da paziente a paziente e il trattamento deve essere valutato dagli specialisti.
Anche in Europa è arrivato un passaggio importante. Il 15 ottobre 2026 il Comitato per i medicinali per uso umano dell’EMA ha espresso parere positivo, raccomandando l’autorizzazione di Rasonque per pazienti adulti con tumore pancreatico metastatico già sottoposti ad almeno una terapia precedente. Non è ancora il via libera definitivo dell’Unione europea: la decisione finale spetta alla Commissione europea. Successivamente dovranno essere affrontati anche gli aspetti relativi a prezzo e rimborsabilità nei singoli Paesi.
Per Jessica il problema è anche economico e organizzativo. Negli Stati Uniti il costo indicato per un mese di trattamento si aggira intorno ai 39.800 dollari. A questa cifra si aggiungono le spese per raggiungere una struttura americana, gli esami preliminari e la necessità di verificare che le sue condizioni consentano effettivamente di ricevere la terapia. La famiglia sta valutando anche possibili percorsi in Svizzera.
La raccolta fondi supera i 200mila euro: l’appello per i suoi figli
Per cercare di sostenere questa possibilità, Jessica e il marito Emanuele hanno lanciato una raccolta fondi su GoFundMe. La risposta è stata straordinaria: la mobilitazione ha superato 200mila euro, grazie a migliaia di donazioni, e l’obiettivo è stato portato a 300mila euro.
Un’ondata di solidarietà arrivata da tutta Italia, con messaggi, condivisioni e iniziative di cittadini, associazioni e attività commerciali. Anche il virologo Matteo Bassetti ha condiviso pubblicamente la storia della giovane madre, contribuendo a far conoscere il suo appello.
Jessica ha voluto ringraziare chi le sta vicino, ma il suo obiettivo va oltre la possibilità di sostenere una terapia all’estero. Vorrebbe che il farmaco diventasse accessibile anche ai pazienti italiani, senza costringerli a organizzare raccolte fondi o a cercare soluzioni fuori dal proprio Paese.
Lara Magoni porta il caso a Bruxelles: «Il tempo per Jessica significa vita»
La storia di Jessica è arrivata anche al Parlamento europeo. L’eurodeputata Lara Magoni ha presentato un’interrogazione alla Commissione per conoscere i tempi previsti per l’autorizzazione del daraxonrasib e capire quali passaggi restino da completare dopo il parere favorevole dell’EMA.
La richiesta nasce dalla consapevolezza che, per chi affronta una malattia aggressiva, i tempi delle procedure possono avere un significato molto diverso rispetto a quello amministrativo. «Per noi aspettare quattro o cinque mesi significa la vita», ha spiegato Jessica in un’intervista, raccontando l’urgenza con cui lei e la sua famiglia stanno cercando una strada percorribile.
La battaglia della 36enne non riguarda soltanto il suo caso. La possibilità di accedere a una nuova terapia, dopo aver esaurito o affrontato trattamenti precedenti, è una questione che coinvolge molti pazienti con tumore pancreatico metastatico.
«A gennaio voglio esserci»: il desiderio per Thiago e Leone
Tra le tante cifre di questa vicenda, ce n’è una che per Jessica conta più di tutte: gennaio. È il mese in cui Thiago e Leone compiranno quattro anni. La donna non nasconde la consapevolezza della gravità della malattia, ma continua a cercare ogni possibilità per guadagnare tempo.
«Voglio esserci. Vorrei vivere quel compleanno con loro, spegnere le candeline, vedere la loro felicità. Voglio che quel giorno diventi un ricordo che li accompagni per tutta la vita».
È questo il senso della sua lotta: non una promessa impossibile, ma il desiderio di un altro abbraccio, di un’altra giornata insieme, di un compleanno da vivere da mamma. E mentre la raccolta fondi continua e l’iter europeo attende la decisione definitiva, Jessica e la sua famiglia si aggrappano a quella possibilità.

