Mario RuosoMario Ruoso

Fermato il 67enne Loriano Bedin

Una storia che ha il sapore amaro del tradimento e della tragedia familiare. L’omicidio di Mario Ruoso, 87 anni, storico imprenditore friulano e fondatore dell’emittente TelePordenone, si tinge di contorni ancora più drammatici dopo la confessione del presunto assassino.

A confessare il delitto è stato Loriano Bedin, 67 anni, collaboratore storico dell’imprenditore. L’uomo è stato fermato dalla polizia nella notte nella sua abitazione di Azzano Decimo, in provincia di Pordenone, e interrogato in Questura dal sostituto procuratore Federica Urban.

Durante l’interrogatorio Bedin avrebbe ammesso le proprie responsabilità. Gli investigatori stanno ora cercando di chiarire il movente, che potrebbe avere radici economiche.


Chi ha ucciso Mario Ruoso? La confessione del collaboratore storico

L’indagine ha avuto una svolta decisiva nelle ore successive al ritrovamento del corpo.

Loriano Bedin, considerato per anni una persona di fiducia dell’imprenditore, è stato individuato dagli investigatori e portato in Questura per essere interrogato. Dopo alcune ore di confronto con i magistrati, avrebbe confessato l’omicidio.

Secondo quanto emerso finora, Bedin era da tempo legato alla vittima da rapporti lavorativi e personali. Un rapporto che, a quanto raccontano i familiari, andava ben oltre il semplice ambito professionale.

Il procuratore Pietro Montrone ha precisato che, allo stato attuale delle indagini, non ci sarebbero complici.

«C’è un solo soggetto fortemente indiziato del reato», ha dichiarato agli organi di stampa.


L’arma del delitto recuperata in un corso d’acqua

Uno degli elementi chiave dell’inchiesta riguarda l’arma utilizzata per l’omicidio.

Secondo quanto confermato dalla Procura, si tratterebbe di una spranga, recuperata dai vigili del fuoco in un corso d’acqua dopo un’operazione di dragaggio effettuata nelle ore successive al delitto.

Il ritrovamento rappresenta un tassello fondamentale per ricostruire con precisione la dinamica dell’aggressione. Gli investigatori stanno ora analizzando l’oggetto per verificare eventuali tracce utili alle indagini.

Per il momento non sono stati forniti ulteriori dettagli tecnici, che saranno illustrati nel corso di una conferenza stampa programmata in Questura.


Il movente dell’omicidio di Mario Ruoso: la pista economica

Il movente resta uno degli aspetti più delicati dell’inchiesta.

Secondo le prime ipotesi investigative, dietro l’omicidio potrebbero esserci ragioni economiche, ma gli inquirenti mantengono il massimo riserbo.

Il fatto che il presunto assassino fosse una persona così vicina alla vittima rende il caso ancora più complesso. Non si tratterebbe infatti di un’aggressione casuale, ma di un gesto maturato all’interno di un rapporto di lunga data.

Un dettaglio che ha profondamente colpito la famiglia Ruoso e tutta la comunità pordenonese.


Il nipote Alessandro Ruoso: “Lo zio lo ha aiutato tutta la vita”

Tra le testimonianze più toccanti c’è quella di Alessandro Ruoso, nipote dell’imprenditore, che ha parlato ai microfoni di Tv12.

Le sue parole restituiscono lo shock di una famiglia che fatica ancora a comprendere quanto accaduto.

«Non posso darmi una spiegazione rispetto a quanto è successo», ha dichiarato. «Se si confermassero le voci sul collaboratore sospettato sarei completamente stupito e incredulo».

Poi aggiunge un dettaglio che rende la vicenda ancora più amara:

«Mio zio lo ha aiutato per tutta la vita. Era considerato uno di famiglia. Solo un momento di pazzia potrebbe spiegare quello che è successo».


Il ritrovamento del corpo: “Era a terra in un lago di sangue”

È stato proprio Alessandro Ruoso a trovare il corpo dell’imprenditore nella sua abitazione.

Il nipote ha raccontato di essere stato allertato dai collaboratori dell’autosalone di famiglia, preoccupati perché Mario Ruoso non rispondeva al telefono.

Quando è arrivato davanti alla casa dello zio, ha trovato il portoncino blindato chiuso. Anche la chiave di riserva, solitamente lasciata in un punto concordato per le emergenze, non era al suo posto.

«Ho provato a forzare la serratura e sono riuscito a entrare», ha raccontato.

La scena che si è trovato davanti è stata drammatica: Mario Ruoso era steso a terra, vicino all’ingresso, in un lago di sangue.


Chi era Mario Ruoso, il fondatore di TelePordenone

Mario Ruoso era una figura storica dell’imprenditoria friulana.

Negli anni Ottanta fu tra i pionieri dell’emittenza televisiva privata in Friuli Venezia Giulia, fondando TelePordenone, una delle emittenti locali più longeve del territorio.

Parallelamente aveva costruito anche una solida attività imprenditoriale nel settore automobilistico con l’autosalone Garage Venezia, punto di riferimento per decenni nella provincia.

La sua morte violenta ha scosso profondamente la comunità di Pordenone, dove era conosciuto come un imprenditore intraprendente e una figura molto rispettata.

Ora sarà l’indagine giudiziaria a chiarire ogni dettaglio di una vicenda che, da tragedia domestica, si è trasformata in uno dei casi di cronaca più sconvolgenti degli ultimi anni nel Nord-Est.

Di Redazione

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

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