Patrizia Marziale e Luca Barachini ancora nell’elenco dei dispersi
Il dramma dell’alluvione che ha colpito il Nepal continua a intrecciarsi con storie personali, viaggi interrotti e famiglie ancora in attesa di notizie. Tra gli stranieri che, secondo l’ultimo elenco diffuso dalle autorità nepalesi, risultano ancora dispersi ci sono Patrizia Marziale e Luca Barachini, coppia residente a Lugano e impegnata in un viaggio tra Nepal e Tibet.
Lei, Patrizia Marziale, è cittadina svizzera con doppia cittadinanza italo-svizzera; lui, Luca Barachini, è cittadino italiano. Entrambi compaiono nell’elenco aggiornato della Nepal Police, diffuso dal ministero del Turismo e aggiornato alle 17.30 ora locale. Per la coppia vengono riportati i dati anagrafici e la rispettiva appartenenza alle categorie Italia e Svizzera, ma non compare alcuna indicazione che confermi l’avvenuto soccorso.
È questo, al momento, uno degli elementi più preoccupanti per i familiari, che continuano ad aspettare notizie.
L’ultimo messaggio di Patrizia prima della tragedia
A rendere ancora più toccante la vicenda è uno degli ultimi post pubblicati da Patrizia Marziale sui social.
Il 22 agosto, pochi giorni prima della devastante alluvione, la donna aveva condiviso su Facebook una riflessione sulla felicità. «Chiedimi se sono felice… Sì», aveva scritto, accompagnando le parole con alcune fotografie del viaggio.
Nel messaggio parlava della felicità come qualcosa che non ha bisogno di grandi cose, ma che può trovarsi «in un sorriso sincero, in un abbraccio che arriva al momento giusto, in uno sguardo che parla senza bisogno di parole».
E poi una frase che oggi assume un significato particolarmente forte: la felicità, scriveva Marziale, è fatta di piccoli istanti «che diventano ricordi e restano nel cuore».
Le immagini pubblicate raccontavano proprio il viaggio che stava vivendo insieme al marito Luca Barachini, una lunga esperienza organizzata attraverso dodici tappe tra Nepal e Tibet, da Lhasa a Kathmandu.
Poi il silenzio.
La famiglia non riesce più a mettersi in contatto
Secondo quanto riferito dalla famiglia della donna alla Radio svizzera italiana, non è stato ancora possibile ristabilire un contatto con Patrizia.
Il fatto che entrambi figurino nell’elenco ufficiale delle persone disperse rende ancora più delicata la situazione. Le autorità nepalesi stanno lavorando alla gestione dell’emergenza e alla ricerca delle persone che risultano ancora isolate o irreperibili dopo l’ondata di maltempo.
Per ora, quindi, non ci sono conferme sulla sorte della coppia.
L’assenza di informazioni definitive impone cautela: l’inserimento nell’elenco dei dispersi non equivale automaticamente alla conferma della morte, ma indica che, al momento dell’aggiornamento ufficiale, per le autorità non risultava avvenuto un soccorso o un contatto che consentisse di escludere la loro presenza tra le persone ancora ricercate.
Chi sono i due italiani rientrati in Italia
Mentre per Patrizia e Luca l’attesa continua, una storia completamente diversa arriva dalla provincia di Brescia.
Sono infatti finalmente rientrati in Italia Giovanni Fassini e Marco Lombardi, i due escursionisti bresciani rimasti bloccati in Nepal a causa delle alluvioni e delle frane.
I due sono atterrati all’aeroporto di Orio al Serio con addosso la stanchezza di giorni difficili, ma soprattutto con il sollievo di essere finalmente tornati a casa.
«Siamo sani e salvi ed è importante», hanno raccontato una volta arrivati, senza però dimenticare chi è ancora in difficoltà.
Il loro pensiero, infatti, è rimasto alle persone che in Nepal non sono ancora riuscite a mettersi in salvo. «Noi siamo salvi, ma lì c’è ancora gente isolata o sotto il fango», hanno sottolineato.
Il viaggio da Pokhara trasformato in un incubo
Per Giovanni Fassini, commercialista di 42 anni, e Marco Lombardi, pasticcere di 26, quello in Nepal doveva essere un viaggio di scoperta.
Erano partiti il 14 agosto e per entrambi si trattava della prima esperienza nel Paese.
La situazione è precipitata mentre stavano viaggiando da Pokhara verso Kathmandu. I due si trovavano su un autobus quando le condizioni meteorologiche sono diventate improvvisamente drammatiche.
«Il fiume è diventato il doppio del normale e metà della sede stradale è finita sotto il fango», hanno raccontato.
Acqua, detriti e fango hanno iniziato a invadere le strade, mentre diversi collegamenti diventavano impraticabili e alcuni ponti crollavano.
A un certo punto l’autobus sul quale viaggiavano è stato fermato. Le autorità erano già a conoscenza dell’arrivo della piena e hanno cercato di evitare che i mezzi proseguissero lungo un percorso diventato pericoloso.
«Andare avanti o indietro era impossibile», hanno spiegato i due bresciani.
Poco dopo, la piena è arrivata e ha provocato danni devastanti.
Il racconto dei bresciani: «Abbiamo avuto paura»
Fassini e Lombardi sono riusciti alla fine a raggiungere Kathmandu e da lì a organizzare il rientro.
Alle loro spalle hanno lasciato giorni caratterizzati dall’incertezza, dagli spostamenti difficili e dalla consapevolezza di trovarsi nel mezzo di un’emergenza di proporzioni enormi.
Nonostante tutto, però, il ricordo del Nepal non è soltanto quello della tragedia.
I due hanno parlato con grande rispetto della popolazione incontrata durante il viaggio, descrivendo i nepalesi come una «popolazione fantastica» e sottolineando la situazione difficilissima nella quale si trovano migliaia di persone.
«Serve l’aiuto di tutti per uscirne», hanno ribadito.
Anche la Farnesina ha seguito la situazione degli italiani presenti nel Paese. I due bresciani hanno raccontato di essere stati informati di una nuova allerta proprio nella mattinata del rientro, quando fortunatamente erano già sulla strada verso l’Italia.
Il bilancio continua a salire
Intanto, l’emergenza resta drammatica e il numero delle vittime continua a crescere.
Secondo l’ultimo dato fornito dall’autorità nazionale nepalese per la gestione delle emergenze, i morti in Nepal sono almeno 675.
A questi si aggiungono sette vittime confermate in Tibet, secondo quanto riportato dai media statali cinesi. Il bilancio complessivo tra Nepal e Tibet sale quindi ad almeno 682 morti.
Numeri che fotografano la dimensione della catastrofe provocata dalle alluvioni e dalle frane.
E mentre i soccorritori continuano a lavorare nelle aree più colpite, rimane anche il dramma delle persone delle quali non si hanno ancora notizie.
La speranza per Patrizia e Luca
È in questo quadro che si inserisce la storia di Patrizia Marziale e Luca Barachini.
Il loro viaggio era iniziato come un’esperienza lunga e ambiziosa, con dodici tappe tra Tibet e Nepal. Le fotografie pubblicate dalla donna sui social raccontano le ultime giornate prima che il maltempo sconvolgesse il Paese.
L’ultimo messaggio di Patrizia, scritto appena pochi giorni prima dell’alluvione, oggi viene riletto con particolare emozione dai familiari e da chi la conosce.
La coppia, intanto, resta nell’elenco delle persone disperse diffuso dalle autorità nepalesi. Non ci sono al momento conferme ufficiali sul loro destino, né informazioni che permettano di stabilire dove si trovino.
La vicenda dei due residenti a Lugano rimane quindi sospesa tra l’attesa delle famiglie e il lavoro delle autorità impegnate nelle operazioni di ricerca.
E mentre Giovanni Fassini e Marco Lombardi hanno potuto finalmente riabbracciare i propri cari in Italia, per Patrizia e Luca continua un’attesa che, per chi li sta cercando, sembra non avere ancora una risposta.

