Disastroso alluvione in Nepal, morti e dispersiDisastroso alluvione in Nepal, morti e dispersi

Strade cancellate, ponti crollati e interi villaggi isolati al confine con la Cina, due italiani evacuati

È un bilancio ancora drammaticamente provvisorio quello delle alluvioni e delle frane che hanno colpito il Nepal settentrionale e il Tibet, nell’area al confine con la Cina. Le autorità parlano al momento di 55 morti e oltre 400 dispersi, mentre tra le persone di cui non si hanno notizie figurano centinaia di stranieri. Una situazione in continua evoluzione, con i soccorritori impegnati a raggiungere le zone più isolate e a fare i conti con strade interrotte, ponti distrutti e collegamenti estremamente difficili.

Particolarmente colpite sono le aree di Rasuwagadhi-Timure, Syabrubesi, Rasuwa e la valle del Bhote Koshi, dove una gigantesca massa d’acqua e fango ha travolto infrastrutture e insediamenti. La piena è attesa anche nelle zone a valle del Trishuli. Kathmandu, invece, non risulta interessata dall’emergenza.

Oltre 400 dispersi, centinaia sono stranieri

Le cifre diffuse nelle ultime ore non sono ancora definitive e risultano in parte differenti a seconda delle autorità e delle fonti consultate. Secondo i dati disponibili, sarebbero 384 i turisti dispersi in Nepal, dei quali oltre 290 stranieri. Altri dati parlano complessivamente di 403 persone disperse, mentre il ministero del Turismo indica in circa 341 gli stranieri ancora da rintracciare.

Tra i dispersi figurano soprattutto cittadini indiani, ma gli elenchi comprendono anche persone provenienti da Stati Uniti, Regno Unito, Spagna, Lituania, Germania, Malesia, Sudafrica, Australia e altri Paesi.

Il quadro potrebbe quindi cambiare nelle prossime ore, man mano che le autorità riusciranno a ristabilire i contatti con le aree più isolate.

Due italiani evacuati, la Farnesina verifica gli altri connazionali

Massima attenzione anche per gli italiani presenti nella regione.

La Farnesina ha fatto sapere che sono circa 90 gli italiani registrati sulla piattaforma “Dove siamo nel mondo” considerando complessivamente il Nepal e l’intera regione tibetana. Il dato, dunque, non significa che tutti si trovino nelle zone colpite.

Intanto, però, due cittadini italiani sono già stati evacuati e stanno bene dal versante nepalese del Tibet. Secondo quanto riferito dai soccorritori italiani, i due si trovavano insieme a un gruppo di escursionisti russi.

L’Unità di crisi sta lavorando in raccordo con il consolato generale d’Italia a Calcutta, il consolato onorario a Kathmandu e l’ambasciata italiana a Pechino per verificare la situazione e fornire assistenza ai connazionali eventualmente coinvolti.

«Siamo bloccati, i ponti sono crollati»

Tra le testimonianze che raccontano la drammaticità della situazione c’è quella di Giovanni Fassini, commercialista bresciano di 42 anni, che si trova in Nepal insieme all’amico Marco Lombardi, pasticcere di 23 anni.

I due, in viaggio dal 14 agosto, sono rimasti bloccati lungo la Prithvi Rajmarg, una delle principali arterie del Paese, mentre cercavano di raggiungere Kathmandu.

«Siamo bloccati su un lembo di strada, a poca distanza da Anbu Khaireni. Non riusciamo né a raggiungere la città da cui avremmo dovuto prendere il volo per l’Italia, né a tornare indietro», ha raccontato Fassini.

Il suo racconto restituisce la fotografia di un territorio letteralmente spezzato dall’emergenza: villaggi isolati, ponti crollati e strade diventate impraticabili.

Cosa ha provocato la piena? L’ipotesi del terremoto

Resta ancora da stabilire con certezza l’origine dell’enorme massa d’acqua che ha travolto la valle.

In un primo momento era stata indicata come possibile causa una frana provocata da un terremoto, che avrebbe ostruito il corso del fiume Bhote Koshi creando uno sbarramento naturale. L’acqua avrebbe poi trovato improvvisamente una via di fuga, trasformandosi in una devastante piena.

L’US Geological Survey ha registrato un terremoto di magnitudo 4,4 nella stessa mattinata, con epicentro in territorio tibetano.

Ma gli esperti stanno prendendo in considerazione anche un’altra possibilità.

Non solo il terremoto: sotto esame anche un lago glaciale

Secondo le autorità nepalesi, infatti, non è ancora possibile escludere il cedimento improvviso di un lago glaciale.

Nella zona di Rasuwa sono presenti diversi bacini di questo tipo e in passato si sono già verificati episodi analoghi. Un’eventuale rottura avrebbe potuto liberare in pochissimo tempo un’enorme quantità d’acqua, provocando una piena improvvisa.

A rendere meno convincente l’ipotesi di una semplice alluvione provocata dalle piogge c’è inoltre un dato: nell’area di Rasuwa non sarebbero state registrate precipitazioni particolarmente intense nelle ore precedenti l’evento.

Gli esperti dovranno quindi stabilire nei prossimi giorni quale sia stata la reale sequenza degli eventi: il terremoto, la possibile frana, un eventuale cedimento glaciale e infine la piena che ha devastato la valle.

L’esercito in campo: elicotteri e soccorritori nelle zone isolate

L’esercito nepalese ha mobilitato elicotteri e squadre di soccorso per raggiungere le aree più difficili.

La priorità è individuare i dispersi, soccorrere eventuali superstiti e ristabilire i collegamenti con i villaggi rimasti isolati. Numerose strade sono state chiuse e diverse infrastrutture risultano danneggiate.

Pesanti anche le conseguenze sul sistema energetico: secondo le prime stime, sono stati danneggiati impianti per circa 430 megawatt di capacità produttiva, compresi impianti idroelettrici e solari, con ripercussioni sulla produzione, sulla trasmissione e sulla distribuzione dell’elettricità.

Anche sul versante tibetano la situazione resta critica. Le autorità cinesi hanno segnalato vittime e dispersi nell’area del posto doganale di Gyirong, mentre il presidente cinese Xi Jinping ha ordinato operazioni di soccorso su larga scala.

Le strade della zona sono state definite a rischio di nuove frane e non sicure da percorrere.

Un’emergenza ancora senza un bilancio definitivo

Il numero delle vittime potrebbe dunque aumentare. Le condizioni del territorio e l’isolamento di numerose località rendono ancora difficile avere un quadro completo.

Al momento, oltre ai 55 morti accertati, rimangono più di 400 persone disperse secondo il bilancio complessivo provvisorio. E mentre i soccorritori continuano a cercare tra fango e macerie, resta alta l’attenzione internazionale per i numerosi stranieri ancora irreperibili e per gli italiani che si trovano nell’area.

Di Redazione

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

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