La moglie di Dassilva in aula
Parole che pesano come macigni. E un’aula che ribolle. Al Tribunale di Rimini, nella nuova udienza del processo per l’omicidio di Pierina Paganelli, l’atmosfera è stata tutt’altro che ordinaria. Sul banco degli imputati c’è Louis Dassilva, unico accusato per l’assassinio della 78enne, colpita con 28 coltellate nell’ottobre 2023.
Ma la scena, questa volta, è stata tutta per sua moglie, Valeria Bartolucci. Infermiera riminese, testimone chiave. E protagonista di dichiarazioni fortissime, oltre che di un durissimo scontro procedurale.
Chi è Valeria Bartolucci e perché la sua testimonianza è centrale nel processo Paganelli?
La Bartolucci non è una testimone qualsiasi. È la moglie dell’imputato e, allo stesso tempo, risulta indagata in un procedimento connesso per false dichiarazioni al pubblico ministero e favoreggiamento personale.
Un equilibrio delicatissimo.
In aula avrebbe potuto avvalersi della facoltà di non rispondere. Invece ha scelto di parlare. Una decisione che ha trasformato l’udienza in un campo minato tra accusa e difesa.
Il pubblico ministero Daniele Paci ha incalzato la teste su diversi punti, contestando più volte le sue risposte. Dall’altra parte, i legali di Dassilva hanno sollevato opposizioni, alcune accolte dalla Corte presieduta dal giudice Casadei.
Le telefonate “origliate” e la frase choc: “Pierina era rivoltante”
Uno dei passaggi più delicati riguarda le telefonate tra la vittima e i figli, ascoltate – secondo la stessa Bartolucci – dal terrazzo della propria abitazione.
“Ho definito Pierina rivoltante”, ha dichiarato in aula, spiegando che la 78enne parlava di questioni private che riguardavano la nuora Manuela Bianchi e il figlio.
E ancora: “Sono un covo di serpenti”. Un messaggio inviato alla Bianchi dopo aver ascoltato quelle conversazioni. Oggi la Bartolucci lo conferma, sostenendo di aver voluto difendere quella che all’epoca considerava un’amica.
Secondo il pm, quelle telefonate sarebbero state “il detonatore dell’omicidio”. Una definizione pesantissima, che sposta l’attenzione dal mero racconto alla possibile dinamica del movente.
Le intimidazioni denunciate e la richiesta di porte chiuse
Ma non c’è solo il merito delle dichiarazioni. C’è anche il clima.
I legali della Bartolucci hanno chiesto che l’udienza si svolgesse a porte chiuse, sostenendo che la loro assistita avrebbe subito intimidazioni nei giorni precedenti da parte di uno youtuber presente in aula e del consulente di parte Davide Barzan.
Per entrambi è stata presentata querela.
La Corte ha rigettato la richiesta: udienza pubblica, porte aperte, stampa e cittadini ammessi. Una decisione che ribadisce il principio di pubblicità del processo ma lascia sullo sfondo un interrogativo inquietante: quanto sta diventando tossico il clima attorno a questo caso?
La sera del delitto: i dettagli sul comportamento di Louis Dassilva
L’esame si è poi concentrato sulle ore precedenti e successive all’omicidio.
“Louis la sera del delitto andò a dormire con gli stessi vestiti del pomeriggio”, ha raccontato la Bartolucci.
La mattina del 4 ottobre, lei sarebbe uscita di casa alle 6.35 per andare al lavoro. Al ritorno, il marito le avrebbe riferito che Manuela Bianchi aveva trovato Pierina morta nel garage, con gli abiti sollevati e le parti intime esposte.
Un dettaglio crudo, che ha gelato l’aula.
La donna ha poi ricostruito il racconto del marito: Manuela che suona ai campanelli, Dassilva che scende scalzo in ascensore, la difficoltà a riconoscere il corpo per la scarsa illuminazione del garage.
Processo Pierina Paganelli: scontro totale tra accusa e difesa
L’udienza si è trasformata in un braccio di ferro continuo.
Il pm ha contestato diversi passaggi della deposizione. La difesa ha reagito con opposizioni puntuali. La Corte ha mediato.
Il quadro complessivo è quello di un processo altamente conflittuale, già segnato da querele e controquerele tra i protagonisti. Un procedimento che non si gioca solo sul piano probatorio ma anche su quello mediatico.
E qui entra in scena un elemento nuovo: le presunte intimidazioni. Perché se un testimone denuncia pressioni esterne, il processo cambia pelle. Non è più solo ricerca della verità, ma anche gestione di un clima avvelenato.
Un’aula che riflette un Paese diviso
Il caso di Pierina Paganelli è diventato molto più di un fatto di cronaca nera. È un laboratorio di tensioni: familiari, mediatiche, giudiziarie.
Le parole di Valeria Bartolucci – tra accuse, difese, messaggi al vetriolo e denunce di intimidazioni – hanno segnato un punto di non ritorno.
Il processo continua. Ma la sensazione è che ogni udienza aggiunga non solo elementi giudiziari, ma nuovi strati di conflitto.
E mentre l’aula resta aperta, la domanda resta sospesa: chi sta davvero dicendo la verità?

