Sion, l’assalto dei familiari: “Assassini, pagherete”
Scene di furia e dolore davanti alla procura di Sion, dove i coniugi Jacques e Jessica Moretti sono arrivati per un nuovo interrogatorio nell’ambito dell’inchiesta sulla strage del discobar “Le Constellation” di Crans-Montana, dove nella notte di Capodanno sono morte 41 persone.
Al loro arrivo, alcuni familiari delle vittime si sono precipitati verso la coppia gridando: “Avete ucciso i nostri figli”, “Siete dei mostri”, “Pagherete caro”. In un video pubblicato dal quotidiano svizzero Blick si sentono urla disperate: “Dov’è mio figlio?”, “Le vite dei bambini non si comprano”.
La tensione è degenerata in strattoni e aggressioni verbali, tanto che i Moretti hanno potuto entrare nell’edificio solo sotto la protezione della polizia.
L’avvocato Meier: “Non era un confronto, è stata un’aggressione”
A raccontare il clima incandescente è stato l’avvocato Nicola Meier, legale della coppia. “Sono stati i coniugi Moretti a voler incontrare le famiglie delle vittime, volevano ascoltare e spiegarsi. Ma questa non è stata una spiegazione, è stata un’aggressione”, ha dichiarato.
Secondo il legale, c’è stato “uno straripamento fisico” e nessuno si aspettava l’assenza di un dispositivo di sicurezza adeguato. Lo stesso Meier è stato avvicinato e strattonato dal fratello di una vittima ed è stato costretto ad allontanarsi dall’area riservata ai giornalisti.
😱🔴 Le sourire glacial de Jessica Moretti quand un frère en larmes lui hurle « Vous avez tué mon grand frère salope ! 👀 Regardez-moi dans les yeux ! »
— 🇮🇹 RADIOROMA (@RadioRomaX) February 12, 2026
41 jeunes brûlés vifs à cause de leur négligence à Crans-Montana… Justice POUR LES VICTIMES ! 🔗 Vidéo choc 👇… pic.twitter.com/kFWX1lwJaf
La confessione di Jessica Moretti: “Mai fatte prove di evacuazione”
Nel cuore dell’interrogatorio, Jessica Moretti avrebbe ammesso un dettaglio che pesa come un macigno sull’inchiesta: nel locale non sarebbero mai state fatte prove di evacuazione.
“Non sono mai state fatte perché nessuno ci ha mai detto che dovevamo farle”, avrebbe dichiarato l’imprenditrice, secondo quanto riportato dai media svizzeri. Una frase che apre interrogativi drammatici sulla gestione della sicurezza e sulle responsabilità di chi gestiva il discobar.
Moretti avrebbe inoltre sostenuto che nella notte di Capodanno fossero presenti due buttafuori, ma la documentazione raccolta dalla procura ne indicherebbe uno solo regolarmente ingaggiato.
“Se dobbiamo pagare, pagheremo”: la replica dei coniugi Moretti
Di fronte alle accuse urlate dai familiari, Jacques Moretti avrebbe replicato: “Se dobbiamo pagare, pagheremo. Non siamo mafiosi, siamo lavoratori”.
Una risposta che non ha placato la rabbia dei parenti, per i quali la strage non è un caso giudiziario, ma una ferita aperta. “Avete ucciso mio fratello”, “Assumetevi la responsabilità”, hanno gridato.
Dolore, rabbia e giustizia: il fronte emotivo del processo
La scena davanti alla procura di Sion è un condensato brutale del conflitto tra dolore umano e iter giudiziario. Da un lato le famiglie, che chiedono responsabilità e verità; dall’altro gli indagati, che parlano di lavoratori travolti da una tragedia.
Il processo mediatico corre più veloce di quello giudiziario, ma le parole pronunciate oggi — soprattutto quelle sull’assenza di prove di evacuazione — rischiano di diventare un punto di svolta nell’inchiesta.
Strage di Crans-Montana: la sicurezza sotto accusa
La strage del Capodanno a Crans-Montana è già diventata un caso emblematico per la Svizzera e per l’Europa: affollamento, prevenzione, responsabilità dei gestori, controlli pubblici.
L’ammissione che nel locale non fossero mai state effettuate esercitazioni di evacuazione rilancia una domanda cruciale: quanto è strutturale la cultura della sicurezza nei luoghi del divertimento?

